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Quel che resta di me

Alessia Savi

Al casino dei Boschi di Carrega., residenza estiva di Maria Luigia.

Mi chiamo Alessia e sono figlia degli Anni Ottanta, nata nell’anno in cui Tony Montana si prese il mondo e tutto quello che c’era dentro. Sono cresciuta a pane, marmellata e cartoni giapponesi. Da Lady Oscar all’implacabile stuolo di Maghette, ho capito che le donne, in fondo, potevano davvero fare ciò che desideravano. Irritata dai Santi d’Atena per la mancanza di personaggi femminili credibili e al contempo innamorata persa dei suoi protagonisti maschili, mi appassionai alla mitologia sin dall’età in cui i bambini, in genere, leggono Topolino. Io, per non sembrare troppo strana ma pur sempre alla ricerca di donne protagoniste, iniziai a leggere il defunto Minnie & Co.

Mentre le mie amichette sognavano una vita da Barbie, io sognavo una vita da Jo March.

Hela & Loki, i Guardiani.

Giornalista mancata, ho ripiegato imbrattando di opinioni (spesso non richieste)

il mio blog personale. Appassionata di genere fantastico e horror, odio il fantasy classico e amo in modo viscerale le contaminazioni di genere. Così, scrivo le storie che ho sempre desiderato leggere.

Vivo a Parma con due gatti Guardiani, Loki ed Hela, ed esercito la mia attività di Prosivendola in uno Studio in Blu. Parma, che ho amato e odiato per tutta una vita, ma la verità è che mi andavo stretta io. Ero convinta servisse una metropoli per realizzare ogni mio desiderio, quando invece, dovevo solo darmi un gran da fare per passare dal sogno alla realizzazione dell’obiettivo.

Un altro paio di cose

Certosa di Val Serena

Certosa di Val Serena, il “mio” posto.

Amo i libri, la mitologia e l’esoterismo, la storia raccontata da chi l’ha vissuta davvero, le giornate di pioggia e l’odore dell’asfalto bagnato, gli abbracci improvvisi e le risate sguaiate, qualsiasi cosa sufficientemente nerd da destare la mia attenzione, la pizza e il gelato alla crema, viaggiare con l’anima e non solo con il corpo, i collezionisti che, quando gli parli, hanno lo sguardo che s’illumina, il profumo dei tigli che preannuncia l’arrivo dell’estate e le foglie gialle d’autunno. Adoro gustarmi colazioni silenziose sul terrazzo di casa, camminare con il naso all’insù e andare a sbattere contro perfetti sconosciuti. Amo i nuovi media, la contaminazione dei linguaggi, questa rete che sembra impazzita e le connessioni che si creano tra gli individui. Ho un debole per le persone intelligenti, ironiche e curiose. Ah, ovviamente dimenticavo la cosa più importante: scrivere in religioso silenzio e per lo più dal tramonto all’alba. Che scrivere, è un po’ come respirare: non puoi più farne a meno.

Sogno di diventare un’autrice di quelle che ti lasciano senza fiato, che scrivono libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. Voglio aiutare un sacco di persone a scrivere quella storia che hanno nel cassetto da una vita ma non hanno il coraggio di tirare fuori. O solo a scrivere, a ben pensarci. E farsi leggere. Sogno di vivere in una casa in campagna con un portico sotto il quale lasciarmi trascinare via dalle parole. Proprio come Jo March.

Ma ancora non avevo capito quanto fosse pazza e abituata a sognare;
e che non avrebbe reclamato la realtà, ma piuttosto dato la realtà in pasto ai suoi sogni,
elfo diabolico che alimenta il suo filatoio con i pettini del mondo per potersi creare la tela del suo universo personale.

– da “Intervista con il vampiro”, A. Rice

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