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Scrivere non basta: dobbiamo espanderci.

Scrivere non basta sembra il mio mantra e, in parte, penso lo sia diventato in modo inconsapevole. Perché se scrivere è vitale come respirare, è pur vero che ci sono cose – nella vita di un autore – che non possono essere tralasciate. Scrivere senza conoscere il mondo, sena sapere di cosa si sta scrivendo, è un bluff. Ai lettori piace leggere storie verosimili, storie coinvolgenti di personaggi nei quali possano identificarsi.

La solitudine dell’autore è una realtà concreta solo nell’atto della creazione primordiale: il resto è lavoro di squadra. Il prima e il dopo sono un insieme di circostanze, persone, storie che si intrecciano. Il prima è fatto di documentazione, personaggi che sono persone o persone che si trasformano in personaggi; il dopo è un fatto di collaborazione con beta reader, editor, lettori.  Scrivere soltanto limita la percezione del reale, inficia la forza narrativa di una storia e la svuota di quella percezione tangibile di deja vù che si ha nel momento in cui si legge. E con il fantasy? Con il fantasy non possiamo viverle, certe esperienze – cavalcheremo mai un drago? Addomesticheremo mai fenici anziché fenicotteri? – ma possiamo costruire un mondo verosimile al cui interno le dinamiche siano altrettanto realistiche. Una guerra, un lutto, un amore finito o che spinge a lottare per poter essere vissuto, dissapori familiari: sono alla base di un riconoscimento da parte della psiche del lettore e, pertanto, annullano l’effetto di straniamento causato dal drago di cui parlavo prima.

Letture

Leggere tanto e profondamente. Leggere, per uno scrittore, è fondamentale. Dedicare tempo di qualità alla lettura di narrativa – manuali e saggistica sono esclusi – per imparare. Leggere con la passione del lettore incallito e l’attenzione del critico. Cogliere le costruzioni migliori, i passaggi salienti, l’impianto narrativo dietro la storia ci insegna a scrivere. A comprendere attraverso la lettura quali cose funzionano e quali no. Quali non rientrano nelle nostre corde pur funzionando e quali, invece, sembrano tagliate su misura per il nostro stile e le nostre tematiche.

Cosa ci insegna la lettura?

Sperimentazione

Un autore che non cambia mai può definirsi autore? Assolutamente sì. Gli autori sono una razza molto attenta alle tematiche, alle storie di cui parla, al contesto. Spesso gli autori rischiano di restare sempre uguali a sé stessi, monotoni, vuoti. Vuoi perché lo impone il mercato (e i fans) vuoi perché, alla fine, le tematiche diventano un’ossessione e non cambiano mai. Io sono dell’avviso che un autore debba sperimentare, spaziare, contaminarsi con generi diversi e trovare la propria dimensione. Come strategia di marketing è ampiamente sconsigliata, dal mio punto di vista i lettori si dividono in due grandi categorie: quelli che seguirebbero un autore in capo al mondo e quelli che leggono un autore solo per il genere in cui lavora. Se è vero che ci sono autori che riescono a esprimersi al meglio con un solo genere, dall’altro lato sono anche convinta che esistano autori eclettici, in grado di sfornare storie eccellenti in più sottogeneri. Più raro è trovare autori che riescono a spaziare in ambiti totalmente differenti, come Anne Rice che è passata dalla propria saga gotica all’erotico con semplicità. Riconoscibile lo stile, irriconoscibile l’autrice. Una maschera che all’autrice è servita forse per staccare la spina da una saga ormai infinita, da personaggi diventati come figli che non vuole lasciare andare e che ha lasciato – sporadicamente – per lavorare su altri, ottimi, romanzi.

Come possiamo sperimentare?

  • Scrivete storie brevi. Aiuta a vedere la macro storia attraverso un piccolo tassello e studiarne le potenzialità.
  • Scrivete una poesia. Aiuta a utilizzare solo le parole migliori per un determinato contesto.
  • Scrivete una sceneggiatura. Aiuta a migliorare la scrittura dei dialoghi.
  • Scrivete la stessa scena in prima, seconda o terza persona. La prima persona vi permette di addentrarvi in modo intimo nella psicologia del personaggio; la seconda persona vi permette di offrire un punto di vista distaccato e quasi asettico; la terza persona vi permette di studiare e bilanciare più prospettive nel medesimo istante.
  • Scrivete la stessa scena al passato o al presente. Unite questo esercizio con quello precedente per vedere quante possibilità avete e come si trasforma il sentito del lettore. Io credo di dare il meglio con la narrazione alla terza persona, tempo presente. Chi l’avrebbe mai detto?

Costanza e condivisione

Lo dicono tutti, da Dorothea Brande a Banana Yoshimoto: ritagliatevi sempre, ogni giorno, tempo per scrivere. Darsi obiettivi è essenziale (io, sono mesi che non tocco carta e penna, che appunto tutto in maniera digitale e che riesco a scrivere giusto per il blog). Costanza e condivisione sono, per me, un binomio. Mi rendo conto che lo stimolo esterno – sia di chi attende un nuovo romanzo, sia da chi ha interesse a scoprire le tue storie – aiuta a dare il massimo e avere ritmi di scrittura molto serrati rispetto a chi si crogiola nella propria solitudine.

Come avere costanza nella scrittura?

  • Partecipate a incontri di scrittura collettiva.
  • Partecipate a corsi di scrittura creativa. A Parma sono spesso tenuti da Jacopo Masini, docente della Scuola Holden con cui ho mosso i primi passi “tecnici” nel mondo della scrittura.
  • Partecipate o ideate maratone intensive di scrittura, meglio se in compagnia (anche virtuale).
  • Partecipate alle words-battle, letteralmente “battaglie di parole”. Si tratta di sfide in cui viene definito un obiettivo di parole da raggiungere in un tempo limitato. Se siete in compagnia meglio, altrimenti potete optare per l’app “Write or Die!” che, se fallite nella missione, cancella tutto ciò che avete scritto sino a quel momento.
  • Impostate una routine quotidiana di scrittura: dovrebbe diventare un rituale.
  • Impostate un obiettivo di parole da scrivere giornaliero o settimanale.

Dalla scrittura al marketing

Vedere la scrittura non solo come arte o come un momento di intimità ma vederla anche come un business, come qualcosa di commerciale e più tecnico, aiuta a non avere pietà in caso di editing e trasforma la scrittura in qualcosa di molto simile a un piacevole lavoro. La scrittura viene presa sul serio solo nel momento in cui c’è un pubblico che chiede (domanda) e a cui dobbiamo rispondere (offerta). Questo significa organizzazione e obiettivi da raggiungere per passare da un hobby a un business (anche se piccolo, anche se per poche decine di euro al mese).

Come fare?

Quali cose non dovrebbero mancare nella vostra vita di autori?

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