Quello che conta è come ti senti nel business

Cosa ho imparato nel mio self-retreat lontana da casa

Il primo retreat a cui ho partecipato era a Furteventura, nel 2019, pochi mesi prima che una pandemia rivoluzionasse il nostro modo di lavorare e vivere. Nel 2019 però non ero sola: avevo partecipato al Soulful Retreat organizzato dalla mia mentore e amica Giada Carta, con le mie inseparabili Soulful Sisters, le professioniste con le quali ho percorso due anni intensi di formazione sotto lo sguardo attento di Giada.

Il secondo retreat l’ho organizzato nel 2020, ma era uno stay-treat casereccio, dove avevo ridotto al minimo le distrazioni esterne, ma pur sempre di distrazioni si trattava. Così quest’anno ho deciso per un retreat solitario, dove unire lavoro e piacere in una workcation, ovvero una vacanza-lavoro tutta per me.

Di come organizzare il tuo retreat di business ne ho parlato in questo articolo, per cui oggi voglio lasciarti le mie considerazioni su questi giorni di distacco totale dalla routine lavorativa e privata, nella speranza che possano essere di ispirazione anche per te.

Come mi sentivo, come mi sento

Prima della partenza ero spaventata. Un po’ in ansia prima di un viaggio la sono sempre. Temo di dimenticare cose essenziali, ho paura di perdere treni o aerei, di tutti gli imprevisti che potrebbero accadere, di tutto quello che lascio a casa (Loki, Argo ed Hela staranno bene mentre sono via?) e quindi riesco a smaltire questo smarrimento solo una volta giunta a destinazione. Come per magia, tutta l’ansia scompare non appena mi metto in viaggio.

Questa volta la posta in gioco era più alta: era il mio primo viaggio da sola, anche se in un luogo che amo moltissimo e che conosco già. Uno di quei luoghi che posso definire un rifugio del mio cuore segreto, che sa rimettermi in pace con il mondo e che, negli anni, è stato scenario di ricordi speciali. Dunque, alla naturale ansia da viaggio, si era aggiunta la preoccupazione di non farcela.

Non farcela a stare sola per una settimana.

Non farcela a portare a termine tutto quello che mi ero prefissata.

Non farcela a restare focalizzata.

Ovviamente erano solo scuse. Una settimana solo per me è stata rigenerante. Il lavoro in deep work si è confermato ancora il mio più fedele alleato. Portare nel mio self-retreat dovere e piacere in egual misura, con maglie larghe di programmazione per non sentirmi sotto pressione ma invece godermi ogni secondo da sola con me stessa. Dalle lacrime di commozione all’entusiasmo a mille per i nuovi progetti, dal coraggio di rimandare idee fantastiche, di riallineamento con la mia visione, di profondità e cura nelle scelte, dove la pazienza e la lentezza sono state le mie guide.

Già dal primo giorno sapevo di essere in profonda connessione con me stessa. Ed è bellissimo sentirmi ancora così, con lo stesso entusiasmo dei nuovi progetti che voglio portare nel mio business e del lasciare andare senza paura. Perché il segreto di un self-retreat è questo: sapersi lasciare andare, rendere piacevole il tempo trascorso con sé stesse e con il proprio lavoro e anche lasciare lontano le distrazioni, le mail, le notifiche sullo smartphone.

Evolvere fa parte della vita. E del business

Il 2021 è stato un anno in cui ho scelto una formazione distante dal mondo del digital marketing e dei social media. È stato un anno in cui con le mie clienti ho parlato spesso dell’importanza della creatività, del portare nel proprio lavoro le proprie passioni. O vocazioni ( ma di questo parlerò tra poco).

2 o 3 passioni che diventino anche un argomento che sia collante nella comunicazione tra te e il tuo pubblico, un rafforzativo del tuo personal branding. Ma non solo. Perché in quelle passioni – o vocazioni – può esserci anche qualcosa che può permetterti di innovare il tuo mercato, di essere una voce unica che spicca su una moltitudine ma senza gridare.

Evolvere fa parte dell’esistenza umana e anche del business.

A ogni giro di ruota, se hai lavorato su te stessa, cambia anche il tuo modo di vivere la tua attività, quello che vuoi trattenere, che vuoi trasformare e lasciare andare. È normale e fisiologico che sia così. Fa paura? Può darsi, specie se quello che scegli di lasciare andare è qualcosa che invece tutti vorrebbero fare. Per esempio, vendere corsi on-demand online. Oppure se ti sembra di fare un passo indietro e di arretrare anziché crescere. Ma è davvero così? Durante il mio self-retreat ho portato con me anche gli appunti delle sessioni con la mia coach, e mi è balzata agli occhi una nota: se pensi che l’espansione del tuo business sia tutta nel cambio di regime fiscale (e, dunque, nel fatturato), hai già perso.

L’ho detto io, l’ha detto lei, o ci siamo arrivate insieme?

Non me lo ricordo, ma è un dato di fatto sulla linea di demarcazione tra quello che per me è innovazione, è espansione, è successo, e quello che non lo è.

Mi sono lasciata fregare da quel 2020 in cui ho triplicato il fatturato dall’anno precedente in un modo che ha rischiato di non essere sostenibile. Mi ero ostinata a voler replicare quel traguardo ma con condizioni esterne – e interne – differenti. Per esempio tornare a vivere fuori dalle mura di casa, alcune questioni private di cui prendermi cura e, di conseguenza, prendermi cura anche di me stessa, ma anche un desiderio molto forte di fare spazio ad altro, nella mia vita, tornare alla vocazione.

Elizabeth Gilbert, autrice di Big Magic e docente di uno dei corsi di formazione che ho seguito quest’anno, ha parlato delladifferenza tra lavoro, hobby, carriera e vocazione.

  • Hobby (passatempo). Ti permette di creare senza uno scopo, è una valvola di sfogo, è qualcosa che fa viaggiare la mente e ti permette di immergerti nel flusso creativo senza sforzo. È investire il tuo tempo in un’attività piacevole. Cucinare torte, fare collage, disegnare, ricamare su carta. Gli hobby sono mutevoli, sono una ricerca ma non sono vitali. L’hobby è qualcosa che ti piace e non hai bisogno di avere nulla in cambio per farlo.
  • Lavoro (necessità di denaro). È quello per cui sei pagata a contratto e ti serve per pagare le bollette. Ci sono delle clausole, delle regole, e vanno bene a te e al tuo capo. Non ha bisogno di soddisfarti perché puoi avere una vita al di fuori del tuo lavoro. Il tuo lavoro può farti schifo? Sì, ma hai scelto di giocare con quelle regole e magari per poter avere la sicurezza di scrivere ogni giorno, come ha fatto Elizabeth Gilbert che ha svolto molte mansioni (come la cameriera) per poter avere anche il tempo (e il sostentamento economico) per scrivere ogni giorno. Se invece la tua carriera da freelance ti fa schifo, forse c’è qualcosa che non va nel tuo business.
  • Carriera (sacrificio). È il lavoro per cui vivi, che ami di una passione viscerale e totalizzante. È quel lavoro che faresti 7 giorni su 7, 24 ore su 24, senza stancarti mai. In cui sei destinata a essere al 100% te stessa. Ma la carriera può esserti tolta. Dal mercato che cambia, dal non essere al passo con la sua evoluzione, da motivi personali che ti obbligano a rallentare i ritmi.
  • Vocazione (passione). Questa non te la toglie nessuno, ce l’hai e nessuno può portartela via. Perché la vocazione non è fatta di risultati, non tende all’obiettivo dell’esternazione e del riconoscimento, ma è quella cosa che fa parte di te da sempre, quella cosa che sei chiamata a realizzare per il semplice fatto che sarà il tuo modo di lasciare un’impronta nel mondo. Il tuo segno. Una vocazione è una “vocazione sacra”, qualcosa in cui sei interamente te stessa. Con tutta te stessa.

Il nodo cruciale è: come fai a sapere in quale di queste 4 fasi ti trovi e dove stai investendo le tue energie? Il percorso non è fluido, perché ciò che per gli altri può essere un’eccellente carriera, per te può essere un noioso lavoro di routine che ti permette di pagarti hobby costosi o, invece, coltivare la tua vocazione con dedizione.

Questa distinzione mi ha fatto riflettere. Può la tua vocazione essere anche la tua carriera?

O, in qualche modo, farne parte?

Elizabeth Gilbert sostiene che la sua carriera sia il giornalismo, ma che ovviamente potrebbe finire da un momento all’altro per fattori esterni. Dice anche che la sua vocazione è quella della scrittura, che ha sempre scritto, anche quando il suo lavoro era quello di cameriera perché ha preferito lavorare e scrivere e viaggiare anziché seguire famose scuole di scrittura.

La vocazione può coincidere con il tuo perché?
Direi di sì. Per l’idea che mi sono fatta io, la carriera è semplicemente una delle possibili manifestazioni della nostra vocazione.

Una vita creativa è una vita governata più dalla curiosità che dalla paura.

Puoi vedere l’intero video di Elizabeth Gilbert qui sotto.

Vivi il tuo sogno. Non vivere il sogno di qualcun altro

Anche la tua visione evolve.

Molto spesso è difficilissimo immaginarsi tra 5 o 10 anni, lo so perché capita sempre alle mie clienti. Il segreto è partire non dal lavoro, ma dalla tua vita privata. È più semplice perché non devi pensare troppo al cosa ma al come vuoi sentirti ed essere. Magari immagini una casa sul mare, una vita in viaggio per sei mesi all’anno, una famiglia numerosa e poche ore di lavoro al giorno da affrontare. Da quella visione di te, felice e realizzata, nascono poi le intuizioni sulla tua visione di business. In modo naturale, amplifichi lo sguardo.

Con chi lavori, come sei arrivata esattamente in quel punto della tua vita con tutto ciò che hai sempre desiderato (o quasi), cosa fai per mantenerti, in che modo il tuo lavoro ti fa sentire felice e realizzata.

Forse cambia qualcosa rispetto ad ora, forse ci sarà un team di supporto o, ancora, avrai trasformato radicalmente il tuo business perché avrai acquisito nuove competenze per entrare in un altro mercato.

Tutto è possibile.

Cito ancora Elizabeth Gilbert con un altro video: non vivere il sogno di qualcun altro. E questa è una cosa che mi sono goduta (e ripetuta) sino all’ultimo durante il mio retreat.

Le cose che voglio nel mio business le ho scritte spesso, tra le pagine del mio sito web (qui e qui, per esempio) e sul mio account Instagram @Alchimiadellaparola, dove mi piace continuare a condividere notizie sul mio lavoro, sulla mia vita.

E quali sono le cose del tuo business che sono, invece, il sogno di qualcun altro?

Ti lascio anche questo video di Elizabeth Gilbert.

Ma alla fine, questo retreat, com’è andato?

È stata un’esperienza di connessione profonda, di presenza, di ascolto. È stato scegliere di lasciare andare tutto quello che non riguarda il mio sogno, senza timore. Ho guardato a quello che ho fatto – che sto facendo –, mi sono detta “brava”, che ho ancora tanto da imparare e ne sono felice. Non voglio sentirmi arrivata, voglio essere sempre in cammino, in ricerca.

Ho percepito la paura di non essere pronta per un progetto che mi fa battere in modo pazzesco il cuore e l’ho messo da parte per dargli il giusto spazio per germogliare. Mi sono fatta travolgere dall’entusiasmo degli inizi, delle novità che bollono e ribollono in pentola per le quali già senti il friccicore.

Ho deciso di ampliare lo sguardo e gli strumenti che ho a disposizione per il mio lavoro. Ho scelto di cambiare, di accettare di essere diversa senza perdermi ma per ritrovarmi. Ho pensato che per essere quella famosa Mucca Viola di cui parla Seth Godin non è necessario essere sempre un passo davanti agli altri: puoi semplicemente cambiare percorso e spostarti in una strada laterale, inesplorata, non per forza essere quella che corre più veloce.

L’unica cosa che conta è come ti senti. La felicità, la gioia, la soddisfazione che ti permettono di godere di ogni nuovo cliente perché significa che stai portando nel mondo il tuo cambiamento. L’entusiasmo della creazione di un nuovo prodotto. La felicità nel poter parlare del tuo lavoro in un guest post o in una diretta condivisa. I tuoi post che infondono ispirazioni e coraggio. La cosa davvero importante è ricordarti ogni giorno che il tuo premio è il lavoro che hai scelto di fare, svegliarti e gestire il tuo business seguendo le tue regole e la tua visione. Sentirti felice in ogni momento per ciò che fai e il modo in sei a servizio degli altri. Perché solo così sei espansione, in apertura verso l’esterno e non ritirata nel tuo guscio.

Ho parlato meglio dei cambiamenti e delle decisioni che ho preso durante il mio self-retreat in una diretta che trovi salvata sul mio account Instagram.

Ogni grande storia inizia con un viaggio, o una fuga. Il self-retreat è proprio così: l’inizio di una grande storia.

Se anche tu vuoi prepararti per un self-retreat, a casa o dove vuoi tu, puoi seguire Mercurialis, il percorso gratuito che ho preparato per te per guidarti in un retreat magico.

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