Ansia da prestazione

Di fogli bianchi, inchiostro sulle dita e personaggi che parlano senza sosta.

Quando scrivo mi perdo, nel senso che corro dietro a personaggi che non si fanno afferrare e dettano legge. Che mi raccontano le loro vite, le loro vicissitudini e mi tormentano perché le metta nero su bianco. Perché le conoscano anche altre persone. Molti anni fa scrivevo di getto, senza scalette né alcun canovaccio. Era una di quelle cose che mi ammazzavano l’ispirazione. Capita di essere free (flower power), persino troppo.

Poi ho capito che un canovaccio ti salva la vita, un po’ come la lampada Beghelli durante i temporali estivi, la batteria di scorta dello smartphone in borsa, Evernote nel cuore della notte, una cioccolata calda d’inverno e una granita d’estate. Un po’ come tua madre quando hai un problema, non le dici cosa ti tormenta e lei lo capisce lo stesso, che qualcosa non va. Tu non le dici niente, ma lei ti pressa, nemmeno foste in un corpo a corpo nel bel mezzo di una partita di rugby. Lei, in ogni caso, va a meta e tu le spifferi tutto. E un po’, poi, ti senti meglio.

Ecco, il canovaccio di una storia mi salva proprio per questo: gli racconto un po’ di idee e poi, lasciandole macerare per un periodo che varia dalle due settimane a anni, dormendoci su e ripescandole dopo un tempo indefinito (i miei tempi sono sempre biblici) capisco se un’idea è valida oppure no. Non so se sia l’età, se sono diventata meno esigente verso me stessa o se, semplicemente, un modus operandi differente e una me stessa diversa possano dare vita a qualcosa di buono ricavato da uno dei numerosi quaderni che ho sparsi per la camera. Dieci anni fa ho abbandonato un racconto cyberpunk, un paio di storie fantasy lunghe quanto il Signore degli Anelli, qualche urban fantasy in fase embrionale. E un sacco di altre cose che sto ripescando e che, tutto sommato, non mi sembrano così cattive come idee. Forse perché a distanza di dieci anni ancora nessuno le ha avute o non le ha mai raccontate come vorrei fare io.
Una delle cure all’ansia da prestazione da foglio bianco è questa: tirare fuori vecchi quaderni e rileggere appunti di storie mai nate e dare loro una possibilità.
Ma tutte queste storie mai scritte, secondo voi, dove vanno a finire? Io un’idea l’avrei, ma questa è un’altra storia. Lunga quasi quanto l’Edda.

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