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Il richiamo del branco

Buck e il terremoto: una storia solidale.

Il terremoto di Amatrice mi ha colpita profondamente.
Il corpo ricorda molto meglio della memoria.
Il cuore non dimentica.
Ricordo ogni istante, ogni notte, ogni minuto trascorso ad alzare lo sguardo al lampadario della mia camera nel tentativo – vano – di vederne l’oscillazione, la sensazione terribile del letto che si sposta sotto di te: è sogno o realtà?
Mi sono chiesta come possa essere quella manciata di secondi che si propaga per interi minuti.
Il corpo si contrae la mascella si irrigidisce e i denti stridono tra loro. Le gambe tremano e non sostengono il peso del corpo. Le mani cercano conforto nella stretta di una preghiera in cui non credi da molti anni. Hai solo il tempo di chiudere gli occhi e sperare che tutto finisca il più in fretta possibile. Speri di rivedere i volti delle persone che ami e ti disperi nel tentativo di fare una telefonata, la linea intasata e la voglia di chiedere, di sapere se è tutto a posto. Le informazioni arrivano frammentate e devi scegliere a quali credere, e allora decidi di seguire le notizie più confortanti, perché no, non puoi credere di non poter fare più ritorno a casa  perché ha una casa non l’hai più.
Ti svegli una mattina, inizi la giornata come sempre, e all’improvviso non hai più nulla.
Solo la Vita.
Amatrice è stata l’amplificazione del terremoto in Emilia e il ritorno terribile degli scenari apocalittici che avevano travolto L’Aquila.
Amatrice non esiste più: non nella forma, perché è ancora viva e coraggiosa nella sua essenza.
Amatrice vive in ogni suo abitante, in ogni persona che ancora sorride e ancora guarda avanti e pensa alla ricostruzione.

Quando qualcosa si spezza o si sbriciola, possiamo scegliere di fare tre cose: ristrutturare, restaurare o ricostruire.
Prendiamo un albero, per esempio.
Egli, in modo ciclico, segue le stagioni.
Durante il periodo primaverile, quando le prime gemme fanno capolino tra i rami spogli, l’albero restaura la propria immagine in attesa della massima fioritura.
Tutto ciò che di buono gli ha concesso l’inverno lo conserva e lo mostra al mondo, con fierezza.
In estate l’albero si rinvigorisce. Tende i rami al sole e li distende, allunga ogni fibra del proprio essere per trarne il massimo giovamento. Le radici scendono in profondità e si arrotolano attorno alla roccia. Le radici compattano il terreno, lo avvolgono e lo rendono sicuro.
In autunno le foglie iniziano a cadere dopo mesi di ricostruzione e di fortificazione in vista dell’inverno. Ed è in autunno che l’albero termina la propria ricostruzione in vista dell’inverno. Nella quiete delle prime nebbie del tutto simili a una crisalide, lentamente si addormenta. L’albero si avvolge su se stesso in un processo solitario di introspezione. Si ricostruisce per raccogliere l’energia e la forza per fiorire (di nuovo) in primavera.

Storia di Buck e il terremoto

I fatti che hanno colpito Amatrice hanno avuto un impatto mediatico fortissimo per poi spegnersi e scivolare nel dimenticatoio un paio di mesi più tardi. Con ogni probabilità a Natale vedremo sul nostro schermo l’evolversi della situazione, le tendopoli ancora occupate e tutti gli sfollati che passeranno un Natale lontani dalla propria casa e dai ricordi di una vita.
La solidarietà non ha scadenza.
È qualcosa che spinge a fare per qualcun altro, senza la pretesa di un pagamento o di un riconoscimento.
Lo fai perché solidarietà significa empatia. La solidarietà ti fa fare qualcosa in modo del tutto disinteressato per qualcuno che non conosci, perché è così che funziona: a volte devi dare e basta, senza aspettarti di ricevere qualcosa in cambio.
Quando Serena ha pubblicato la sua chiamata non ho esitato e sono subito accorsa.

Buck e io ne abbiamo parlato a lungo.
Lui diceva che non poteva restare indifferente a una cosa così triste accaduta in Centro Italia, dove vivono così tanti suoi parenti lupeschi.
Io ero assolutamente d’accordo.

Spesso dicono che gli autori indipendenti non sanno fare squadra e che, in generale, gli scrittori sono abituati a raccontare cose che non conoscono.Siamo 20 autori indipendenti con un obiettivo chiaro in mente: promuovere Buck e il terremoto e portarlo in vetta alle classifiche per donare tutto il ricavato alla Croce Rossa Italiana. Alcuni degli autori, come Serena, Gaspare o Paolo li conosco già da tempo altri, sono diventati presenze importanti in queste settimane di costante lavoro e coordinamento dietro le quinte.

Pur non conoscendoci, un obiettivo comune ci ha portato a creare in poco più di un mese qualcosa che per noi ha un forte valore simbolico.
Non siamo Stephen King, Fred Vargas o Elena Ferrante ma siamo scrittori con una coscienza collettiva e una spiccata individualità, che nutrono il desiderio di mettere la penna al servizio degli altri.
Abbiamo fatto quello che sappiamo fare meglio: scrivere.
Abbiamo portato sulla carta tutta la speranza e la voglia di vivere di cui eravamo capaci.

Perché proprio Buck?

Buck è il lupo protagonista del romanzo di Serena.
È stata sua l’idea aiutare Amatrice.
Come un richiamo tra i boschi, è arrivato a tutti noi che, fieri, abbiamo scelto di seguirlo.

Volete aiutarci?

Acquistate la vostra copia di Buck e il terremoto, recensitela su Amazon e aiutateci a tenerla ai primi posti della classifica, in modo da aumentare le vendite e quindi le donazioni agli abitanti di Amatrice.

La ricostruzione inizia sempre dal basso, dal volere di chi è disposto a scavare la terra e tra le fondamenta.
Amatrice ha scelto di ricostruire e noi la sosteniamo.
Perché dopo un lungo inverno possiamo vedere i primi frutti di questo coraggioso paese.

Il branco ulula.
E tutti sentono.

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There is 1 comment on this post
  1. Il richiamo del branco di Alessia Savi
    ottobre 27, 2016, 6:48 am

    […] Continua a leggere… […]

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