Come diventare un autore indipendente

Primi passi nel mondo del self publishing. Cronache di Gaspare Burgio.

Mentre rileggo la cronaca dei panel dal Women Fiction Festival 2015 di Matera grazie a Babette, torno a riflettere su quello che sarà il futuro di Drove con un certo sconforto. O meglio: se da un lato guardo alle case editrici e sospiro rammaricata per quello che è il desolante panorama editoriale italiano, dall’altro la convinzione che la mia strada sia l’indie diventa sempre più radicata. Più o meno. Prima di Matera, però, e di continuare a riflettere su quello che mi attenderà con il nuovo anno, avevo chiesto a Gaspare come si trovava con l’utilizzo di Smashwords, dato che ero curiosa di saperne di più su questo strumento.
Il risultato è la cronaca di ciò che sta portando avanti in questo momento per creare il proprio bacino di lettori, un pezzetto alla volta.

Abbiamo deciso di pubblicarlo.
Trovo tutt’ora sprecato che questo bell’intervento resti nella mia casella e-mail, per cui ve ne facciamo dono.

A qualche autore potrebbe tornare utile.
A qualche lettore può far capire cosa ci sia dietro il lavoro di un emergente, di chi sceglie la strada dell’indipendenza.
Di questo, parlerò presto: promesso!

Autore è sinonimo di Imprenditore

Si dice spesso che chi vuole cimentarsi nel self publishing deve essere anche imprenditore.

Questo articolo nasce da una notte di discussioni con due imprenditori (che lascio anonimi) e alcuni infomarketer che ho interpellato perché mi sentivo smarrito. Vedevo risultati altrui francamente deludenti e non sapevo come orientarmi per fare meglio.
Soprattutto, accedevo alle informazioni o dal punto di vista del cliente o dal punto di vista del tecnico.

Non posso fornire un metodo matematico certo, perché dipende da mille fattori oltre il mio e nostro controllo, e si rientra nella logica tecnica. Si tratta molto più di un atteggiamento mentale.

Entriamo nella mente dell’imprenditore

Per uno scrittore puro la “mente imprenditoriale” è un mistero alieno. Per l’artista il prodotto viene prima di ogni altra cosa. Lo sappiamo benissimo tutti: potremmo uccidere un editor se ci cambia avverbi a tradimento.

L’imprenditore invece è colui che non si affeziona a un singolo prodotto, ma adora la creazione di canali di scambio e vendita sempre più progrediti e performanti. Teoricamente l’imprenditore non ha a cuore la forma di un prodotto, è orgoglioso se tale prodotto vende molto e in modo costante. Se sono libri horror, fantasy o narrativa alla mente imprenditoriale importa poco.
In fin dei conti non gli frega neppure quanto denaro fa, ma se l’impresa è solida e ha la prospettiva di diventare ancora più grande e perfezionata. È una sorta di architetto del mercato commerciale.

A questi due si aggiunge la figura del tecnico. Il tecnico è qualcuno che si affeziona agli strumenti. Davanti ai problemi della distribuzione, cerca il metodo tecnico, e non il modo strategico. Creerà un blog più complesso, cercherà di migliorare punto per punto la piattaforma con dati matematici già verificati e andrà sul web alla ricerca delle tecniche più elaborate. Cerca in sostanza di ottenere già un risultato perfetto: come lo faccio il miglior blog?
Di solito un autore che si affaccia al self publishing sembra dirigere tutti i propri sforzi nel tentativo di diventare un tecnico.
È giusto essere tecnici, gli strumenti affinati ci favoriscono. Ma un web designer non è un imprenditore, opera secondo logiche diverse.
Ad esempio possiamo passare mesi a perfezionare il blog e attirare più utenti possibili, perché abbiamo letto post tecnici rivolti a questo argomento. Ma non ci siamo mai posti il dilemma su quanto in effetti renda avere un blog di quel tipo. Non abbiamo una visione globale del progetto a monte come può avere un imprenditore. Ci innamoriamo dello strumento, cioè del blog, e non del fine ultimo, cioè spacciare i nostri bei libri.

Possiamo dire che lo scrittore ha un sogno, il tecnico ha una passione, e l’imprenditore tenta di realizzare con passione i sogni di tutti.

Il prodotto

Sappiamo di cosa si parla. Un libro. Abbiamo la nostra nicchia: lettori e lettori specifici di quel genere.
Nel self publishing il libro lo creiamo noi, lo formattiamo, lo dotiamo di copertina e lo carichiamo su piattaforme di distribuzione.

Più curato e bello il prodotto, sicuramente più successo avrà.
Direi che come inizio si deve avere un prodotto, altrimenti siamo ancora nella logica dell’autore o del tecnico e questo articolo non serve a nulla.
Potrebbe essere gratuito, potrebbe essere qualcosa di secondario, come una novella lunga rimessa a nuovo o una breve antologia. Comunque è il nostro prodotto e va trattato come tale.
Il distributore deve venire valutato secondo le proprie risorse e le opportunità che offre. Nel mio caso Amazon avrebbe imposto un costo minimo. Bookbaby mi costa un casino di base. Streetlib è come Amazon, ma più piccolo. Smashwords era perfetto: costo zero e distribuzione ampia.
Non ha molto senso hostare il testo sul proprio blog, perché avrebbe un solo sbocco, cioè chi entra nel blog stesso.
Quindi anche i testi free o minimi devono venire distribuiti da terzi, in modo che siano raggiungibili per altre vie (in soldoni: no i racconti in pdf sul blog. Raccolti e distribuiti si, è sexy).

La piattaforma iniziale potrebbe essere un blog, con aggiunta di profilo Twitter e Facebook. Una cosa semplicissima. Non sono sicuro sull’efficacia di una Pagina Facebook, almeno fino a che non si sia così tanto famosi che qualcun altro la apra su di noi!

Il blog serve a spacciare questo primo prodotto. Non a creare il blog più “utile” o carino. Alla gente non vendi ciò di cui ha bisogno, ma ciò che desidera. Quindi devi un attimo ingegnarti e fare in modo che questo prodotto sia in evidenza, attraente e desiderabile.
Nasconderlo dietro un menù di terzo livello, metterci la copertina grigia cupa, mettere il link con scritto “compralo” (nessuno vuole “comprare”, vuole un vantaggio) sono tutti modi di cassare l’impresa.
È come aprire un negozio di scarpe vuoto, cupissimo, dove c’è un labirinto per arrivare alla cassa e prima ancora che tu sappia cosa c’è in vendita, ti chiedono del denaro.

Non si deve sentire vergogna di proporre il testo in homepage e altrove, perché di fatto se è un bel libro noi facciamo un piacere a chi ci legge: gli doniamo il piacere di una lettura interessante!
Chi si nasconde è in genere chi vende servizi, deve andare in modo scalabile, perché sono cose costose e non può spararti subito il corso a 10.000 euro, comincia col bonus a 30 euro. O di nuovo si tratta di tecnici della bloggatura, gente che non siamo noi.

Secondo questa logica, ogni tanto bloggare sui progetti, i successi e i riscontri delle opere ha il suo perché. Invece di bloggare continuamente su “come sarà un giorno essere Dickens” o “nessuno mi legge, chissà perché“.
Se non mi rendi entusiasta tu sul tuo prodotto non so bene chi dovrebbe farlo!
Insomma, serve una certa fiducia sul proprio potenziale. Ricorda che non hanno bisogno di leggerti, ma possono sentire il desiderio di farlo.

Piano strategico in cash flow

Che titolaccio! Pare un articolo di quelli del Sole 24H o un blog da infomarketer. Ma garantisco che cambia le cose.

Ora diventiamo professionali.
Creare un piano strategico significa darsi degli obbiettivi a breve, medio e lungo termine.
La differenza fra chi ce la fa e chi non ce la fa sta tutta unicamente in questo piano.
Un imprenditore ha sempre un piano strategico e il piano strategico stabilisce che è in corso un’impresa.

Quindi avete obbligatoriamente bisogno di un piano strategico. È “strategico” nel senso che è rivolto a un fine, ma è modificabile in corso d’essere secondo gli stimoli esterni. Negli scacchi vuoi mettere in sacco il re avversario, ma le tue mosse reagiscono a quelle del tuo opponente.

Questi obbiettivi devono avere delle caratteristiche per funzionare e aiutarci.

  • Devono essere misurabili. Cioè devono riguardare dei numeri, delle quantità discrete. Voglio 10 iscritti il mese alla mailing list. Voglio vendere 300 copie ogni anno. Se non fai così non sai dove concentrare gli sforzi e soprattutto non sai se stai vincendo o fallendo. “Voglio vendere un casino di copie.” Quanto è “Un casino“? Inoltre non puoi fare un investimento con previsione di rientro, perché non ti sei dato un prospetto di incasso e rischi di buttarci più denaro o tempo di quanto serva. Certo che una copertina professionale a 300 dollari è bella, ma se hai il prospetto di vendere 20 copie in totale, forse non ti conviene fare quella spesa.
  • Devono essere razionali. Cioè bisogna giocare al leggero ribasso, per poi andare a crescere. È poco intelligente dirsi “venderò 10.000 copie il primo giorno“, perché non accadrà mai coi mezzi di cui disponi.
  • Devono essere costanti nel tempo. Cioè devono riguardare eventi lungo un arco di giorni prefissato. Non ha molto senso dire “voglio vendere 200 copie” perché vendute quelle poi cosa ti inventi? Magari ti bruci tanti lettori per via di uno spam selvatico. Porsi invece come obbiettivo “voglio vendere 10 copie al mese per 20 mesi” è più efficace e realistico.

Questo tipo di logica si chiama Cash Flow, opposta al Money Gain. Si adatta moltissimo all’editoria. Il Money Gain è sperare di fare il colpaccio, arraffare un grosso malloppo e scappare alle Caiman. Il Money Gain però non cresce, si basa sulla fortuna e una volta fatto sei un disgraziato come prima. È una logica da cliente, non da imprenditore. Il Cash Flow, all’opposto, è una sorta di rendita costante, uno stipendio che ti sei dato. Se abbastanza cospicua ci vai eccome alle Caiman, e alla fine dei conti guadagni di più, perché puoi sempre aggiustarlo e potenziarlo, o averne diversi contemporaneamente.

Quindi ci prendiamo un po’ di tempo libero, una bevanda rilassante, e si scrive il nostro piano strategico, composto dai diversi obbiettivi.
Meglio ancora sarebbe usare un calendario o uno schema mese per mese. Sarà molto molto semplice all’inizio. Qualcosa del tipo: distribuire 10 copie alla settimana di questo PDF, per un arco di tempo di tre mesi.
Questo piano è un contratto vincolante! Dal momento in cui lo sigli tu smetti di essere cliente e sei imprenditore. Quindi ciò che hai fatto fino ad oggi potrebbe dover cambiare.

Analisi di impresa

Anche questo un titolaccio.
Ad ogni tappa breve e ogni tappa media ci si ferma e si valutano i risultati. Se non è andata come previsto (sia nel bene che nel male!) si guardano i canali usati e si pensa cosa non ha funzionato e cosa invece va. Insomma, si studiano le statistiche!

Questa analisi è una fase importantissima. Se chiedi a un imprenditore quando si diverte di più è proprio durante i resoconti.
Imprese gigantesche hanno esperti per farne e hanno migliaia di dati da valutare. Per fortuna il nostro business è molto più piccolo.

Torniamo al piano, guardiamo gli obbiettivi e valutiamo.
Potrebbe accadere che vada meglio del previsto! Ad esempio ti sei prefisso 10 copie vendute al mese. Beh, ne hai vendute 20 al mese!
Ottimo, a questo punto puoi valutare se sia il caso di passare a 40 copie al mese.
Può anche andare diversamente, come abbiamo stabilito. Ad esempio posso dire senza ombra di dubbio che io devo fare qualcosa per Twitter, che davvero non mi funziona e non so impiegare.
Potrebbe anche essere che un canale si dimostri proficuo solo per un certo lasso di tempo, ma che degradi o un altri siano migliori per noi.
Le statistiche ci dicono tutto questo. Stappiamo comunque lo spumante: abbiamo dei dati certi e un futuro possibile.

E se non ce la fai?
Se non hai un obbiettivo quantificabile e strategico l’ansia comincia dal primo istante. “Cosa ne sarà della mia opera?“, e penserai di essere uno scrittore fallito (o un genio, che è peggio). Il dubbio sul talento è insito nella mente come radici di quercia possono fare nella pietra.
Con gli obbiettivi ben formulati ti rilassi.
Perché se non riesci nell’obbiettivo sul medio termine, non hai fallito, hai guadagnato esperienza in quel settore. Magari ti sei posto l’obbiettivo di vendere almeno una copia al mese tramite Twitter. Questo non è accaduto. Come mai? Avrai scoperto che servono più tweet dilatati nel tempo, o che serve un automatismo, o che certi contenuti non sono considerati. Ti sei fatto esperienza sul campo e puoi piegare su altre strategie, perfezionare questa o stralciarla del tutto. In ogni caso sei diventato autorevole e questo ti favorisce più del 99% degli utenti che spammano i loro libri e non sanno cosa stanno facendo, perché non hanno termini di riferimento chiari.
Tu hai dei riferimenti chiari, stimabili. Puoi dire che una cosa non va in quel modo e ne hai le prove. Avendo fatto una scelta, sai benissimo come gestire le alternative!
Essendo sul medio termine, non hai ansia dell’ intervento quotidiano e ti focalizzi sui sistemi, più che sul singolo atto. Non devi pensare “quale è il migliore tweet che posso fare adesso?” (e starsene là a sbavare per i “Preferito” che non arrivano), ma “come posso piegare Twitter al mio servizio lungo questi sei mesi, e senza starci neanche troppo dietro?“.

Avere degli obbiettivi realistici, quantificabili e ordinati in senso “cash flow” ti mette sull’attenti, nello stesso modo col quale fai un conteggio delle battute del romanzo. Non puoi stare là fermo. Quindi pubblicare su Amazon/Streetlib, aprire il proprio blog, starsene là a postare articoli su articoli basati sul nulla è simpatico ma non è imprenditoriale. Non c’è piano, non c’è azione e si delega a editori, fortuna o un gratta&vinci immaginario il cambio di marcia.
Poi si finisce inevitabilmente per mollare, o nel novero dei lamentosi.

Potenziare l’impresa

Terminata la mia analisi vado a caccia di informazioni e risorse che mi spieghino come posso migliorare o rendere più sicuro tutto l’impianto.
Ogni risorsa che mi si prospetta presenta sempre questi interrogativi:

  1. Mi serve davvero o la trovo solo “carina“?
  2. Mi garantisce al 100% un minimo essenziale di rientri?
  3. Ho le risorse economiche per impiegarla, e la prospettiva che rientro nell’investimento?
  4. Esiste alternativa equivalente, ma più veloce ed economica?
  5. Sono in grado di usarla bene?
  6. Ho il tempo materiale di starci dietro quanto serve?
  7. Fa sinergia con le altre risorse o sarà un canale indipendente?

Se le risposte sono positive, posso inglobare quella risorsa nei flussi di smercio. Di fatto amplio la mia impresa.
Se non troviamo nulla, non ci stressiamo! A un certo punto si raggiunge un limite. Nessun imprenditore sano di mente si logora sul singolo prodotto sino alla nevrosi. Forse è il caso di scrivere un altro libro!

Aggiungere linee di produzione

Significa scrivere e pubblicare altri libri!
Non esiste alcuno scrittore che non beneficia di una produzione vasta. Di fatto è come una libreria con molte offerte possibili e se uno di questi elementi piace è possibile che se ne vendano altri allo stesso cliente.
In ogni caso, più prodotti diversificati, più possibilità di entrare in contatto con qualche cliente.

Va ammesso questo, con amarezza per il purista che è in noi: è meglio tirare fuori dal cassetto un’idea al 90%, che aspettare per anni di averne una al 100%.
Quindi, mentre si lavora al super romanzo della vita, scrivere altro per il mercato non è una cattiva idea.
Ho un romanzo che rielaboro da 4 anni. Probabilmente non uscirà mai bene quanto voglio. Se aspettavo questo, non avrei mai affrontato un pubblico.

Nel mio personale progetto i testi sono in leggera sinergia e tutti collaborano al fine comune, però ciascuno rappresenta di fatto una singola “linea produttiva“.
Ad esempio, tre antologie di racconti in tema sono sinergici fra loro. Se noto che una vende di più posso interrogarmi su questo fattore per migliorare le altre, e al contempo tentare di migliorare l’intero impianto affinché tutte le linee ne siano beneficiate.
Quindi dovrò sempre e comunque ragionare sia in termini di singolo canale (“perché Il teatro vende 10 e Nuvole vende 15? La copertina? La promozione?“) sia in logiche complessive (“Se prendo un dominio di secondo livello, i volumi venderanno di più o è inutile?“)

In sostanza, esiste un piano strategico globale, suddiviso a sua volta in diverse linee di produzione. Così come esiste un progetto Fiat ed esistono piani per i vari modelli di auto.
Se hai un solo romanzo da divulgare la cosa si semplifica molto, ma il mio consiglio spassionato è spacciare tutto, anche quella novella chiusa nel cassetto, la raccolta di racconti stralciati, quelle 50 pagine di diario. Chiaramente in logiche di obbiettivi razionali, che si rifanno al potenziale del prodotto (quelle 10 pagine sperimentali non avranno milioni di lettori, fidati!).

Uno dei consigli più comuni che un autore si sente dare nella carriera è: scrivi altri libri.

Nel mio caso

Sono un caso di studio!
Ho cominciato adesso con questa impresa, quindi ci sono nel mezzo e posso parlare da navigatore in alto mare.
Mi sono prefisso di spacciare copie gratuite in digitale de Il teatro degli Anonimi, in numero di almeno 10 al mese, per 6 mesi. Ho deciso di mettere il volume gratuito per velocizzare, stimolare e rendere dinamico il processo. Avevo anche bisogno di testare le varie piattaforme. Non avendo un nome noto non potevo mettere la barriera di un prezzo. E non volevo troppi impicci economici per questo test.

La prima settimana di lancio sono state scaricate 25 copie, e 30 il lunedì della settimana successiva. Il martedì di quella settimana c’è stato un picco di altre 25 copie scaricate, perché avevo raggiungo il Kobo store e Feltrinelli.
Due promozioni azzeccate su gruppi Facebook hanno portato a un incredibile numero di 80 download nelle due settimane successive.
In totale ho avuto 160 download.

Analizzando le statistiche noto che il blog mi ha portato poche persone (3), il 90% dei contattati ha personalmente scaricato una media del 55% di chi visualizza un post in un gruppo Facebook preme il link, che da Smashwords non è andata così male, con 30 click.
Feltrinelli e Kobo sono oltre il mio controllo. Qui potrei solo migliorare la descrizione e la copertina ma allo stato attuale è in balia del caso (però vedo che mi danno una certa autorità).
Zero Twitter.
Posso dire che ho una buona capacità comunicativa diretta (a chi entra in contatto con me “piace” come gli parlo), mentre le cose automatiche e brevi devo farci assolutamente qualcosa perché non mi rendono giustizia.

Sono contento? Si e no.
Si, perché è veramente molto più di quanto immaginassi, avendo messo un link in soli tre posti. Se avessi usato la logica del blog, quanti mesi avrei dovuto attendere e quanti utenti in traffico? Almeno un anno, 1600 utenti di passaggio con una conversione del 10%. Figuriamoci.
No, non sono in realtà felice perché ancora non ho la verifica del mio obbiettivo. Cioè conterà se ci saranno 10 download ad ottobre, a novembre, a dicembre e via così, senza che io stia sempre là a rompere le scatole alla gente in modo diretto (se no sarebbero tanti piccoli “money gain“).
Certo, se scoprissi che ogni mese riesco a spacciarne almeno 50 rivedrei il piano strategico al rialzo.
È ancora presto per dirlo e questo fa intendere come bisogna andarci piano con gli entusiasmi.

Il mio piano strategico arriva fino a febbraio 2016 e prevede diverse tappe.
Ad ottobre esce la versione stampata di quel volume. Secondo il piano, vorrei venderne almeno 5 ogni mese.
Si tratta per me di un esperimento volto a guadagnare esperienza. A quel punto avrò affinato l’uso delle piattaforme, quindi potrò saltare diversi passaggi tecnici.
Uscirà un secondo volume affine per ottobre. Anche di questo conto di venderne 5 ogni mese.
Usciranno due volumi a Dicembre, per Natale. Per questi voglio ottenere di più al lancio (almeno 30 copie) e poco in seguito perché sono molto di genere. Direi 2 ciascuno ogni mese. Nota che non ho detto “spero di…“. Io voglio quel traguardo quindi studierò opzioni. Ad esempio potrei metterli in bundle, o fare un concorso, o qualcosa di simile. Ho un obbiettivo quantificato, so a cosa tendere!
Uscirà un volumetto a Gennaio e anche questo conto di venderlo in misura ridotta, ma la piattaforma avrebbe la sua completezza. Quindi diciamo due ogni mese.
All’inizio di febbraio farò il rendiconto dell’obbiettivo a lungo termine.
Teoricamente avrei dovuto spacciare a quel punto 60 copie free e un complessivo di circa 50 copie di volumi venduti.
Sembrano effettivamente poche. Ma la logica che anima un progetto imprenditoriale non è quello di fare il botto e scappare col gruzzolo! Conta se io riesco a creare un canale che sempre e per sempre vende quelle copie! Inoltre sto parlando di un minimo essenziale cui tendere.
Ci sono riuscito? Cosa posso fare di diverso e meglio? Avendo cifre di obbiettivo, non si tratta mai di fallimento,  ma di esperienza sul campo.
A questo punto il business può crescere. Come passo da 5 copie mese a 10 mese? Devo potenziare un singolo canale o le sinergie? Ho nuove risorse da investire e nel caso, come posso procurarmene?
Diventa davvero molto interessante e a mio dire divertente.

Come ho detto sono in piena navigazione e quindi mi piacerà fornire aggiornamenti a chi vuole seguire l’impresa.

Idee per la promozione di un romanzo

Ecco alcune idee che potrei vagliare in questi mesi per potenziare i canali di smercio. Tutte queste pratiche sono costanti nel tempo, allo stesso modo col quale lo sono gli obbiettivi. È chiaro che una spammata ben fatta potrebbe darmi 10 download in un minuto. Ma poi finisce là. Se invece creo tanti piccoli canali lungo il tempo, questi mi possono favorire nel complesso a raggiungere gli obbiettivi che mi sono prefisso.
Se qualcosa vi stuzzica potete fare una ricerca e approfondire.

  • Statistiche migliori
    Più statistiche abbiamo, migliore le analisi che possiamo fare. Ci sono moltissimi siti che consentono di analizzare la nostra presenza online.
    Può essere che debba, in seguito, monitorare meglio i flussi. Inizialmente non credo se ne abbia bisogno, e poi non siamo così tecnici!
  • Coinvolgere Influencer
    Un influencer è una persona che ha un blog o un sito o altro media e potrebbe essere interessata al nostro intervento. Si tratta di una persona la cui opinione conta e viene molto condivisa. Non è importante che sia necessariamente nella nostra nicchia. Ci si ingegna per capire cosa dare a questa persona, come le possiamo essere utili, come interagire con essa così che sia proficuo per entrambi e magari siglare una bella amicizia! Seguirla mettendo i like non è la stessa cosa: è necessario interagire davvero. Se l’influencer non è collaborativo non ce la prendiamo, magari è subissato o non è interessato alle nostre idee. Un guest post sul blog è un esempio, ma ci sono moltissimi modi (ad esempio scrivere qualcosa e chiedere la loro opinione autorevole). Gli influencer dovrebbero ricevere copie gratuite dei nostri testi. Vi lascio il piacere di scoprire i vostri influencer: alcuni potrebbero essere insospettabili!
  • MavSocial e Twitter
    MavSocial è un sistema di automatizzazione sociale. Si mettono “in attesa” un certo numero di contenuti e lui si “spara” a ritmi regolari sui social networks, senza che tu sia collegato tutto il giorno. È simile ad altre piattaforme come Hootsuite, ma lo trovo molto più interessante (c’è anche un editor per crearli, i maledetti contenuti!).
    In effetti Twitter funziona solo se gli utenti sono collegati in quel momento. Quindi distribuire vari contenuti lungo il tempo è una tattica efficiente.
    Il limite è la quantità di contenuti che abbiamo e che possiamo creare. Postare ancora e ancora la solita infografica non rende molto. Quindi o ci si ingegna per creare contenuti nuovi per questa piattaforma in modo costante, o si aspetta di avere molti contenuti da ripostare.
    Alcuni esperimenti stabiliscono che 4 tweet al giorno sono la cifra ottimale. Fra questi contenuti, i nuovi articoli del blog, un tweet coi “colleghi” e un retweet di qualcosa di interessante, Twitter dovrebbe rubarmi 5 minuti il giorno.
  • Scrivere per una rivista
    Si tratta di uno dei modi ancora migliori per avere una dose di visibilità e autorevolezza. Chi gestisce un magazine o rivista fa selezione sulla qualità dei contenuti e in modo molto più veloce di un editore. Non è detto che si debba scrivere racconti per riviste di racconti. Una competenza accessoria potrebbe farci scrivere in qualunque contesto: noi siamo quelli che scrivono bene, e scrivono bene di tutto. Quindi, se mi piacciono i vampiri, potrei scrivere dei pezzi su un rivista goth. Nell’ipotesi più positiva ottengo una colonna fissa e questo qualifica molto.
    In ogni caso chiedere le linee guida di invio dei pezzi non costa nulla.
  • Riedizioni con grafica migliorata
    È inutile negarlo: alle persone piacciono i coriandoli! Una copertina professionale può costare poco, ci sono artisti giovanissimi che fanno illustrazioni di livello epico per 30 dollari (DeviantArt è una risorsa eccellente per questo).
    Si possono anche creare nuove edizioni con contenuti aggiornati, ad esempio nuovi racconti in una antologia, o finalmente pagare un editor e dare luogo a un prodotto molto più curato. Rivedere le descrizioni, le sinossi e i riassunti. In sostanza, fare la versione turbo del solito prodotto aiuta, soprattutto se si nota che quella linea di produzione sta inesorabilmente calando.
  • Presentazioni
    Uscire di casa è sempre cosa piacevole. Inoltre crea un sentore di autorità in chi vede i report. Andare a caccia di chi ci offre spazio è divertente!
    Si inizia dal piccolo e si va verso traguardi più alti. Il mio consiglio è comunque di non spenderci un solo euro, perché affittare un locale, mandare inviti, allestire il tutto può essere molto costoso senza eventuali rientri. Accodarsi e magari chiedere aiuto agli influencer mi pare meno rischioso agli inizi.
  • Il post epico della morte
    Scrivere un post epico significa creare qualcosa nella blogosfera che faccia rimbombare quella nicchia. Dare di più, dare tanto, fornire dati utili, linkare a risorse autorevoli, quindi inviare mail a chi possa essere interessato a quel contenuto. Non basta infatti solo scriverlo, se l’articolo è davvero perfetto si mandano mail a chiunque argomenti di quel tema nella speranza che linki a tale risorsa o ci commenti.
    Parliamo di eccellenza, cose che riescono dopo studio di settimane e contenuti al top. Articoli che si possono anche aggiornare col tempo. Potete trovare questa tecnica approfondita sul web come Skyscraper link building.
  • Audiolibri
    Si tratta di un mercato ancora poco esplorato. Ho amici non vedenti e poter dare loro un prodotto subito fruibile mi pare gentile ed etico.
    Qua si valutano molto i fondi a disposizione. Una voce professionale costa denaro, un programma text-to-speech è molto artificiale. Resta comunque qualcosa che posso vagliare in seguito.
  • Dominio e piattaforme performanti
    Ovvero affinare gli strumenti web. Mi conviene prendere un dominio di secondo livello? E soprattutto, devo per forza restare legato a WordPress? Molto interessante in questo periodo è The Grid, una piattaforma di contenuti con tecnologie innovative.
    Grazie a bit.ly il problema della “bruttezza del link” non sussiste, però potrei vagliare appunto delle piattaforme più moderne e personalizzate.
  • Mediakit
    Il mediakit è un assieme di risorse precompilate che utilizziamo a fantasia per promuoverci. Alcuni lo confondono con la pagina “Media” di un blog! Invece si tratta di un assieme di documenti che si usano per la promozione e la presentazione. Quando ci chiedono informazioni su cosa siamo o cosa facciamo, prendiamo il documento dal mediakit e lo spediamo, o lo facciamo noi se dobbiamo proporci. Un tempo lo si chiamava Presskit, ma essendo anche web si è mutato il prefisso in Media-.
    Include: biografie brevi e lunghe, sinossi del libro (una per libro!), una presentazione grafica del blog, eventualmente un documento in cui offriamo competenza e proponiamo il nostro intervento (quel che viene chiamata una lecture). Include anche i materiali reali, come biglietti da visita e volantini, che chiaramente useremo nelle presentazioni, se possibile in altri modi.
    Il mediakit è dinamico, vale a dire che mano a mano che ottengo risultati o mi impiego in qualcosa, posso modificarlo (un tecnico non comprende queste logiche e si chiede come fare subito il miglior mediakit… risparmiatevi l’inutile fatica).
    Attualmente non ne ho bisogno, ma è implicito che prima o poi questi materiali dovrò crearli, perché riscrivere ogni dannata volta chi sono e cosa faccio è deleterio.

Cosa non fare

Sono certo di una cosa. Una sola cosa. Mai e poi mai deviare dal business, cioè partire romanzieri e inventarsi scemenze come le accademie di scrittura, le università del romanzo o come si vive col self publishing. Ne ho visti morire a decine così.
I tecnici fanno corsi, e li fanno bene, per attirare clienti in tema alla loro reale attività e monetizzare. Tu che sei un romanziere non ti puoi inventare insegnante: sono due mestieri completamente distinti. Spenderesti risorse per clienti che non sai gestire.
Puoi fare degli articoli o degli interventi tecnici come questo che ho scritto, sempre nell’ottica che si tratta di una tantum e non del tuo business principale.

Conclusione

È chiaro che questo articolo non completa il panorama, ma lo giudico un ottimo materiale dal quale partire, andando ad approfondire i singoli elementi che possono servirci.
Non è infatti possibile per nessun imprenditore calcare gli stessi passi di chi lo precede o affianca. Non ha le stesse risorse, idee, obbiettivi e talenti.

Si chiama impresa proprio perché si deve tentare questa impresa, la si svolge, la si compie.

Chi ha domande le può fare, specifiche o meno che siano, cercherò di rispondere meglio che posso.

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There are 9 comments on this post
  1. Ottobre 05, 2015, 3:27 pm

    wow. Un post Epico della Morte è proprio questo!
    L’analisi d’Impresa e il definire obiettivi è sempre stato un problema per me.

  2. Linnea
    Ottobre 05, 2015, 3:58 pm

    Complimenti vivissimi a Gaspare Brugio. Ha una bella testolina e mi ritrovo in pieno in tante cose che ha scritto, soprattutto sul lato imprenditoriale dello scrivere. Il lato imprenditoriale è spesso sottovalutato, si guarda all’arte, ma è forse la cosa più importante dopo lo scrivere. Tempo addietro avevo fatto un post in un gruppo spiegando che la classifica non è tutto, dal punto di vista delle vendite; post rimasto inascoltato o frainteso. Partivo dai numeri e dicevo, cari ragazzi, a 99 centesimi dovete vendere 2000 libri per avere gli stessi introiti di un libro a 2.99 che ne vende 400. E venderne 400 è più semplice che venderne 2000. Altre volte ho pure mostrato il foglietto Excel sulle revenue per pagina di Kindle Unlimited mostrando che, dalle 250 pagine risultava molto conveniente. Tanto starnazzare e pochi che hanno letto veramente.
    Tanti partono con lo scrivere un libro e sono arcicontenti di vederlo su Amazon, magari anche in classifica. Ma il gioco non è ancora fatto. Allora ci si improvvisa marketer, si fanno amicizie su FB, si fa spam, magari anche twitter, si cercano i blogger senza saper bene come raggiungere il fine di diventare imprenditori della scrittura. Si è imprenditori anche vendendo 2 libri al mese, non fraintendetemi. Se volete fare della scrittura un mestiere, quanto scritto da Gaspare non va trascurato. Le case editrici fanno un bilancio a fine anno. Se avete un banchetto di verdura al mercato sapete a quanto acquistate, quanto spendete di benzina etc, e quindi quanto e a quanto vendere per non andare in rovina. Coi libri è lo stesso. Le ore che vengono spese per scrivere sembrano gratuite ma non lo sono. E’ la nostra vita. Io quando scrivo so che un certo romanzo mi è costato x ore di lavoro. Mi do una paga virtuale (diciamo 8 euro l’ora) e so quanto mi è costato produrlo. E quindi anche quando andrò in pari. Chiunque è in grado di passare tre anni a scrivere un libro, spendere 200 euro per un copertina e mille per il copy edit. E’ rientrare nei costi e guadagnarci che è difficile (non parlo, ovviamente della qualità dello scritto).
    Ignorando queste cose lo scrivere è un hobby. Tornando alle CE, anche queste guardano il mercato. Cosa vende? Cosa non vende? E allora scoprire dove sta un mercato è anche parte del mestiere di un autore. Certo l’ideale è avere un proprio settore. Chi vince alla grande lo fa con prodotti innovativi (C’è stato il boom dei thriller legali, gli harry potter etc) ma anche a seguire la corrente a volte aiuta a capire il mercato. Ci si affina e ci si prepara per quel gran romanzo che tutti sogniamo. Il post di Gaspare capita a fagiolo perché sono a quel punto dove devo iniziare a muovermi con un mio sito e allargare la parte imprenditoriale.
    Gaspare ha toccato tanti punti che non ripeto perché già esposti molto bene. Quello che mi preoccupa è che tanti si lasciano prendere dal lato “romantico” dello scrivere e così facendo si stanno tirando una pistolettata nei piedi. I 99cent per libri di 3/400 pagine, la ricerca di un posto in classifica per vanità, lo spam che non è più un modo per promuoversi (più o meno efficace) ma quasi diventa un’autocelebrazione, invece che un modo per veicolare lettori sulle proprie opere.
    Accetto una scommessa: che Gaspare sarà ancora in giro a scrivere tra 10 anni e con (spero) successo.

  3. Ottobre 05, 2015, 8:24 pm

    Ciao Mala Spina!
    Sì, sono convinta anche io che Gaspare si sia superato. E sono felice l’abbia fatto per me e per voi (^^)
    Secondo me occorre impegnarsi e farlo staccando la spina e l’affetto che ci legano alla nostra opera.
    Dobbiamo vederla come qualcosa con un potenziale enorme che deve essere fatto fruttare.
    Non è facile, ma finché avremo il legame affettivo non parleremo mai di soldi e marketing per i nostri romanzi.

  4. Ottobre 05, 2015, 9:32 pm

    Comunque apprezzo questo approccio professionale. Mi da un che di serio, ragionato, di qualcuno che non ha la semplice fregola di pubblicare a caso ma che ha un progetto in testa.
    Seguirò senz’altro il consiglio sul diversificare e pubblicare di più!

  5. Ottobre 06, 2015, 8:39 am

    Non sono d’accordo sugli influencer. Perché dovrebbero avere copie gratuite, poi? Ma al di là di questo a me non piace elemosinare recensioni e altro né sbavare appresso ai cosiddetti influencer.
    Contenuti automatici: sono il male. Specialmente se intendi sparare lo stesso contenuto a giorni diversi. Io lo reputo fastidioso.
    Riguardo al dominio, la scelta migliore resta sempre quella di averne uno proprio.

  6. Ottobre 06, 2015, 8:05 pm

    Nonostante anche io abbia storto il naso sugli influencer, credo sia importante invece quello che Gaspare ha aggiunto dopo: potrebbe stupirvi chi può essere un inrfluencer per voi.
    Se ci pensi, perché non regalare copie del tuo romanzo alle persone che stimi se, oltre tutto, sono interessate a quello che fai?
    Io lo trovo un gesto carino, senza contare che, se resteranno entusiasti, parleranno bene di te e di quello che fai in giro. Se, per esempio, regalassi un mio romanzo a Serena, che scrive romance, probabilmente si fermerebbe lì. Se lo regalassi a Gas (che ha appena aperto il suo blog, per altro), che ama l’horror ed è un dark dentro come me, probabilmente – se ne resterà entusiasta – ne parlerà in giro e mi scriverà mail interessanti come questa. In sintesi: Gas per me potrebbe essere un influencer e Serena no.
    E’ solo un esempio, ovviamente.
    Interagire con gli influencer condividendo sui social i loro contenuti o commentando i loro blog è solo una forma differente del “Ti andrebbe di leggere quello che ho fatto?
    Sto leggendo in questi giorni una guida al blogging americana.
    Una delle cose che l’autrice sostiene, per farsi ricordare dai brand e avviare collaborazioni, è proprio quella di interagire con loro, diventando una presenza costante sui loro spazi online.
    Alla fine, si tratta di due modi differenti per arrivare al medesimo risultato: farsi leggere.
    Almeno, dal mio punto di vista.
    Sui contenuti automatici, dopo attenta analisi con la mia web-amica di fiducia, confermo che sono il male, e non li utilizzo, nonostante mi abbiano quasi convinta.
    Sul dominio, sempre e solo dominio personale (meglio con nome e cognome) e un Worpdress installato personalmente.

  7. Ottobre 07, 2015, 12:13 am

    Ciao Daniele.
    Sei un tecnico, questo tipo di logiche non ti competono. Non è l’articolo “come si blogga meglio”.
    Ovvio che:
    A: tu sbavi per la recensione perché devi attirare traffico sul blog o non monetizzi. Io ho spedito due copie e ho una presentazione e un incontro scopo sinergia. Non so cosa farmene di una recensione con 4 stelline su Goodreads. Sono due mercati diversi. Te ne accorgerai quando sulla landing page del romanzo non ti ci andrà comunque nessuno perché competi alla pari con qualunque ragazzina di Wattpad. Il web è democratico, questo è un punto di forza ma anche una grande fregatura. A quel punto la differenza la fai tu come individuo, rispetto alla ragazzina di Wattpad.

    B:Dominio di terzo livello si e no. Qua dipende tantissimo dal target che ci si prefigge.
    Alcuni autori noti hanno blog su Altervista, Blogger o miodio su Wix.
    Alcuni non hanno nemmeno il blog, e vendono un casino di libri.
    Questo non è l’articolo “come si blogga alla grande”, perché se mi continua così io fra qualche mese il blog lo chiudo e spendo energie in altro. Posso valutare come ho detto una piattaforma quale The Grid, che trovo spettacolare, poi ci penso e mi chiedo perché dato che comunque bloggherei di eventi e tanto vale usare i social. Mentre può essere che per il progetto di Alessia, e la valutazione delle sue risorse e talenti, le serva un secondo livello.
    Questi assoluti valgono per la tua linea di azione tecnica, in cui per creare un content marketing efficace ci sono formule testate più performanti. Io che keywords vuoi che studio, se il post riguarda il report di una intervista? “17 modi coi quali mi hanno disturbato a cena (li amerai anche tu)”?

    C:Hai voluto leggerla come volevi ;).
    Con piattaforme quali MavSocial crei in una volta i contenuti (quotes, infografiche, link a vecchi e nuovi post), e il signor MavSocial spara questi contenuti sul web. Senza che tu stia là a premere il tasto invia, su Facebook e Twitter, magari alle 13 dove c’è maggiore traffico ma tu sei in officina a lavorare.
    Non è che riposti trecento volte la solita promo, questo credevo fosse implicito. Ho parlato di automatizzazione dei contenuti. Peraltro con roba tipo BuzzSumo trovi i tweet più in voga e li retwitti al volo, così manco stai a impazzire…
    Anzi, la promo su Twitter non so nemmeno a cosa serva, se non a notificare su eventi che avranno luogo. Forse forse la sola cosa che serve oggi è riuscire ad entrare nelle grazie di @CasaLettori. Se mi fai un articolo con statistiche serie su come si usa Twitter (non “come io penso funzioni”, ma “come funziona davvero”) avrò piacere di leggerlo. Sono proprio ignorante in quell’ambito.

    Auguri per il tuo manuale di blogging!

  8. Ottobre 26, 2015, 2:41 pm

    Chiedo venia, tu e Linnea mi siete finiti nello spam e me ne sono accorta solo oggi quando ho fatto un po’ di pulizia (T.T)

    A: Secondo me l’uscire fuori dalla rete e andare a zonzo a farsi conoscere è una prassi che nessuno può permettersi di ignorare. La gente vuole parlarti di persona, sapere chi sei, che fai, che vuoi fare nella tua vita e quali progetti hai in mente. Il tuo blog è un raccoglitore, il resto lo devi gestire tu oltre il web.

    B: un dominio, e si convoglia tutto lì. Troppe energie spese per due siti web che, alla fine, hanno uno scopo comune. Joanna Penn è Joanna Penn, per citarne una che ha splittato le sue attività. Ma Joanna Penn è partita come infomarketer e poi si è convertita alla narrativa, non il contrario. La cosa interessante che ha evidenziato è che, comunque, al suo target di creativi non importa nulla di ciò che scrive in quanto a narrativa. In poche parole la conferma che il 90% dei blog degli autori italiani è tempo sprecato.
    E mi metto nel mucchio.

    C: Questo MavSocial mi sembra interessante. Devo documentarmi. Sei una fonte inesauribile, Gas (^^)
    Su Twitter puoi fare quello che hai detto tu, Gas: RT contenuti interessanti per il tuo seguito e utilizzi gli hashtag efficaci per farti trovare. Dicono sia un ottimo mezzo per le offerte promo dei libri. Quando lo provo prometto di farti sapere se è funzionale oppure no. Il social migliore per gli autori resta senza dubbio Facebook.

    Grazie di nuovo per questo tuo prezioso articolo: me lo sto ancora studiando!

  9. Ottobre 26, 2015, 2:47 pm

    Scusami Linnea, non avevo visto che il tuo commento era finito nello spam (T.T)
    Quoto tutto ciò che hai detto: i tuoi articoli con statistiche alla mano li ricordo molto molto bene, sono sempre ultra interessata ai tuoi interventi.
    Se ti va, questo spazio è aperto per ospitare le tue ricerche (^^)
    Ne sarei felice.
    Credo che ci sia tanta superficialità e che si creda, in Italia, che il low cost funziona e vende di più.
    Che le cose raffazzonate vadano sempre bene. E’ un giocare al ribasso che non giova a nessuno.
    Sono a poco più di metà dell’editing del mio primo romanzo e già sto pensando all’aspetto di promozione.
    Non so se ne sarò in grado, se riuscirò a coinvolgere i lettori, se saprò far risuonare per un po’ il suo titolo in giro.
    Ma so che non posso lasciare nulla al caso e che è vitale saper prendere decisioni, anche importanti, riguardo alla propria produzione.
    L’editoria italiana sta iniziando a seguire le orme dell’editoria americana: libri brevi, in serie, da pubblicare a cadenza regolare.
    Una tecnica che già moltissimi autori indie americani portano avanti con enorme successo.
    In questo modo la gente non si dimentica di te.
    Sbaglio o le tue storie brevi avevano avuto maggiori vendite rispetto a quelle più lunghe, anche se in serie?
    O confondo i dati in modo clamoroso?

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