Come nasce una storia?

 A tu per tu con il momento creativo.


Una delle domande che mi viene rivolta più spesso è “come fai a scrivere? Ma come ti vengono le idee?” e io mi trovo sempre in difficoltà a rispondere, perché la verità è che non so come mi arrivano. Se dovessi prendere per buona la teoria di Elizabeth Gilbert – e in parte credo abbia ragione – dovrei dire che le idee arrivano a me e, pazienti, si mettono in un angolo ad attendere che le prenda in considerazione. Alcune si stancano e vanno altrove altre, decisamente più cocciute, finiscono con l’accompagnarmi per anni.

Oggi voglio raccontarvi come creo, come nascono le cose che scrivo e, più in generale, tutto ciò che mi aiuta in questa titanica impresa.
Il processo creativo è un viaggio in cui perdersi è molto facile, e altrettanto complesso è venirne a capo. Da ogni vacanza riporto sempre a casa qualcosa del luogo in cui mi fermo: conchiglie raccolte sulla spiaggia, sassolini, fiori da essiccare, foglie secche, il sottobicchiere di un pub. Mi ricordano un luogo, un profumo, un momento. E poi ci sono le fotografie. Tante, tantissime, spesso sfocate o scattate con il cellulare ma che afferrano al volo quell’istante che non voglio dimenticare. Allo stesso modo tengo costantemente sotto assedio il cervello perché non si assopisca.

I 6 sensi dello scrittore

Il processo creativo nasce da un po’ di sano brainstorming. So che sembra la risposta più banale del mondo, ma uno scrittore è un ricettivo per natura, un empatico per dotazione genetica. Io, ho anche una dannata vocazione alla catalogazione che deriva senza ombra di dubbio da una delle mie vite sognate da bambina: quella di archeologa. Strappo articoli di giornale, ritaglio immagini di moda o fotografie dalle riviste e dai quotidiani che leggio e che mi suscitano qualcosa. Mi appunto citazioni – senza mai sottolineare libri, una pratica che odio – guardo film e serie tv (seppur in minor numero nell’ultimo anno), leggo saggistica e mi lascio attraversare dalle notizie che leggo online ogni giorno. Sono una ficcanaso e una persona dalla curiosità (intellettuale) quasi molesta e questo mi aiuta moltissimo durante la scrittura. Se qualcosa mi colpisce, di certo verrà fuori al momento giusto. La scoperta di Kepler, per esempio, è stata il mio chido fisso per settimane, ma per quella storia sci-fi non è ancora tempo di uscire allo scoperto.

Per uno scrittore osservare è essenziale e, ancora di più, è trovare ciò che si nasconde nel non-verbale, nel non-detto. Io sono un’attenta osservatrice: i dettagli, i movimenti, le espressioni, i modi di fare e di dire. Molti dei miei personaggi possiedono vezzi e caratteristiche che ho visto in azione nella realtà quotidiana. Vedere, guardare, osservare non sono sinonimi. In Verso le Luci del Nord, un personaggio secondario avverte Tamara con queste parole “Avete guardato, ma non avete visto“. E poi ascolto: ascolto i gesti e i messaggi al loro interno; ascolto i suoni e le conversazioni degli altri sui mezzi pubblici. Sento, nel senso intraducibile che ne deriva dal verbo inglese feel, sentire/sentirsi. Che è un verbo bellissimo che racchiude una sensazione quasi tattile.
I sapori, i suoni, i profumi: fanno tutti parte di un corredo genetico che dobbiamo essere in grado di trascrivere e mettere sotto forma di parole. E il tatto? Come facciamo a scrivere se non sappiamo riconoscere la sensazione di un tocco, se non sappiamo sentire con il corpo?

La prima parte del mio processo creativo è vivere ogni giorno con consapeolezza, per tradurre in parole il verbo feelche è il sesto senso e la guida dell’autore. 

Come nasce una storia?

Creativity is intelligence having fun.

– Albert Eisten

Sono una di quelle autrici che scrivono partendo dall’ambientazione: mi piace l’idea di scrivere di un’America gettata nel caos dall’Apocalisse? Inizio con il tracciare le linee guida di quel mondo.

Mentre lavoro al world building si affacciano alla mia mente volti. Alcuni hanno già un nome e connotati ben definiti, altri hanno uno sguardo attento, a volte malinconico o mani delicate che sanno uccidere in modo più spietato di una lama. Iniziano a reclamare attenzione e a raccontarti la loro storia. Alcuni ci mettono un po’ a lasciarsi andare, altri proprio non hanno la minima intenzione di farlo, eppure continuano a girarti intorno e sei tu che devi capire come tirargli fuori quella maledetta storia.

Iniziano a balenarmi in testa flash di scene e un abbozzo di trama.

Così, passo alla stesura dei background dei personaggi che, in questo momento, sono già distinti tra protagonisti e personaggi secondari. Parto dall’analisi degli archetipi di Jung e poi inizio a scrivere e delineare quelli che sono gli aspetti visibili della personalità e quelle caratteristiche che, persino lo stesso personaggio, non conosce di sé stesso.

Da qui iniziano gli intrecci e ho già la trama in testa, ormai abbastanza delineata da poterne tirare fuori una bella timeline.

E le tematiche? Ci sono autori che scrivono pensando di voler sviscerare un argomento: con Verso le Luci del Nord non credevo di voler parlare della fede, ma è accaduto. A dire il vero, volevo solo raccontare di un mondo disgraziato, un ipotetico futuro dove vige solo la legge del più forte. Scrivere per me è un viaggio interiore ed è durante la creazione che escono i temi cardine su cui puntare. Penso che durante la scrittura ogni autore diventi un mezzo per raccontare qualcosa, per creare una magia particolare che gli permette di veicolare un messaggio che gli è affidato dai propri personaggi. 

Il momento della creazione, è quello che amo di più: è senza censure, senza dubbi o troppi problemi. Si scrive senza pensare al dopo, all’editing o a cosa penserà chi lo legge. Forse è la parte più intimista della scrittura: quella in cui scriviamo davvero solo per noi stessi. Se non conoscete questo slancio o faticate a (ri)trovarlo, ho preparato il corso gratuito Creatività Sfrenata. Che ve ne pare? Siete dei nostri?

E voi, mi raccontate come vivete e vi muovete all’interno del vostro processo creativo?

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