Il cuore va messo in ogni cosa che si fa

Natale 2015, tra presente e passato.

Il Natale per me non è la nascita di Gesù, il presepe che occupa l’intero mobile del salotto, le luci colorate, i mercatini, i regali (quasi, dato che preferisco farne che riceverne). Per me, il simbolo del Natale, è l’albero. Ricco di balocchi colorati, luci, regali che poco a poco finiscono ad adornarne la base è sempre stato il fulcro di questa festa. Da bambina mio padre, ogni anno, portava a casa in dono a me e mio fratello alcuni addobbi da appendere. Abbiamo iniziato a unirli ai suoi di quando era ragazzo e così, a poco a poco, quell’albero è cresciuto.
Ogni anno un balocco.
A mano a mano che diventavamo grandi, anche l’albero si arricchiva. E non c’erano più solo gli addobbi comprati da mio padre, ma anche quelli presi da me e mio fratello in altre città, durante i nostri viaggi, mentre la giocattoleria del paese aveva chiuso già da tempo.
Ogni balocco una storia.
Mi piace fare l’albero con mia madre, è una tradizione a cui non so rinunciare. Posso evitare qualsiasi altra cosa, ma per me, l’otto dicembre, è il Giorno dell’Albero di Natale. Ho lo stesso entusiasmo di quando avevo sette anni nell’estrarre da rotoli di carta colorata quelle palle, cercare la mia – un pesce rosa in vetro di Murano che ricorda Cleo, il pesciolino rosso di Pinocchio, il film della Walt Disney – e appenderla. Fiera, come quando avevo sette anni. Così, senza un motivo.

E oggi, mentre rimuginavo a quanti articoli autocelebrativi e autopromozionali ho spulciato in giro, mi sono ritrovata a chiedermi: che auguri farò quest’anno? Non ho preparato un’illustrazione o qualche ebook da scaricare né, tanto meno, una storia, come è tradizione per chi mi conosce (e mi spiace, ma la stesura di Drove mi sta occupando ogni scampolo di libertà). Così, oltre a essermi sentita un verme, mi sono anche sentita autorizzata a fare spazio ai ricordi.

“Che ci trovi di tanto speciale nel Natale?”
Io ci trovo il tempo per riflettere, il tempo per me stessa e per darmi un po’ di priorità, che durante la frenesia del quotidiano è facile mettere da parte persino chi ami.
Ci trovo i colori e i sorrisi che si spengono a poco a poco durante l’anno, il calore delle persone più importanti della mia vita.
Ci (ri)trovo i ricordi della me bambina che si riflette sulla superficie di addobbi vecchi di trent’anni e più.
Che mi sorride, che mi (si) chiede se è diventata quella che desiderava, se – quanto meno –  qualche aspettativa sono riuscita a renderla vagamente simile all’orgoglio.
Che mi lancia uno sguardo complice e poi scompare, lascia spazio all’adulta di adesso che ancora si perde tra le pagine di romanzi circondata da vecchi peluche (sempre gli stessi) e bambole.
Sono certa le piacerebbero un sacco, loro.
Vorrei non averti deluso“, mi piacerebbe risponderle, ma non so se ci sono sempre riuscita.
Ci provo, continuo a dare il massimo, ma a volte è un po’ difficile: il mondo corre troppo e io vorrei solo fermarmi e aspettare il prossimo bus.
Solo che quelli mica passano due volte: le possibilità che ti danno sono poche, e in genere uniche.
“Perdonami, ma gli adulti sono più incasinati di quanto si creda da bambini, sai?”

Guardo quell’albero immenso e ricco di luci e colori, e penso che la vita sia proprio così, come lui. Un albero che cresce, anno dopo anno e che si arricchisce di nuovi balocchi, di nuove storie e persone. Qualcuna se ne va, qualcuna è destinata a restare per molto tempo, forse una vita intera. Mi piace crederlo, ma so che sarà così per qualcuno. Oggi quest’alberello sta crescendo con i suoi balocchi, le sue storie da raccontare, anno dopo anno.
Ricorderò ogni volto, ogni racconto, ogni voce, ogni sguardo, anche quelli che fanno più male che la memoria, poi, stempera sempre il dolore.
Mi prenderò cura di te“, dico.
E so che lo farò.

Detesto le promesse non mantenute, gli appuntamenti mancati, i regali non pensati ma fatti perché si deve.
Detesto i positivi a ogni costo, quelli che ti dicono che devi vedere il bicchiere sempre pieno e mai mezzo vuoto.
Amo quelli che hanno storie belle da raccontare.
Amo quelli che mi fanno emozionare.
Amo quelli sbagliati, spesso, per simpatia ed empatia.
So che il cuore va messo in ogni cosa che si fa, o non la si deve fare affatto.

Per questo vi auguro un Natale di dolcezze ed emozioni, di tepore che v’avvolga come una coperta.
Giorni dal sapore dolce, di zenzero e cannella, di biscotti appena tolti dal forno.
Vi auguro giorni di silenzio e quiete per permettervi di mettere a tacere il mondo e ascoltare voi stessi.
Vi auguro di possedere in questo giorno tutta la forza per affrontare i successivi e più duri, quando le luci si saranno spente.
Vi auguro una mano calda e forte che stringa la vostra nei giorni di tempesta e un sorriso amico che si porti via le vostre lacrime.
Vi auguro il meglio perché sono certa che, ovunque siate, ve lo siate meritato.

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