Il web non è l’Eldorado, è il Klondike

Del perché i piccoli business devono uscire fuori dalla rete.

Siamo abituati a vivere perennemente connessi e riempiamo ogni vuoto della giornata dando un’occhiata a Facebook o a Twitter. Cerchiamo l’anima gemella su Tinder o Badoo, ci lasciamo ispirare dal fiume di immagini di Pinterest, sbirciamo nella vita degli altri attraverso Instagram.

Quando mi fermo a riflettere sul poco tempo che mi rimane a disposizione alla fine della giornata, a cui arrivo sempre arrancando nemmeno avessi corso una maratona di trenta chilometri, capisco quanto ne impiego in cattivo modo, passando troppo tempo sui social network senza una reale utilità se non quella di tenermi in contatto con le persone che vivono lontane da me.

Resolution of the year: smetterla di guardare Facebook appena sveglia e perdere la bellezza di un’ora a leggermi gli aggiornamenti notturni, rispondere ai messaggi e districarmi nella selvaggia giungla dei tag quando potrei impiegarla per fare yoga e meditazione. Smetterla di scaricare le email di primo mattino e, perché no, smetterla anche di passare i minuti alla cassa del supermercato a pinnare immagini che si riveleranno ispirazioni che mi toglieranno il sonno perché, tanto, non ho il tempo di metterle nero su bianco (tanto per cambiare).

Per anni ho letto blog di settore che invitavano ad affrontare la propria attività online: si racconta sempre come costruire un blog, come curare la propria presenza online e gestire i propri canali social.
Il problema è che abbiamo smesso di essere social(i) al di fuori della rete.

Se consideriamo che la rete spesso non è meritocratica ma che ci offre una visibilità mondiale a livello teorico, nazionale a livello pratico, si moltiplica in modo esponenziale la lotta con i propri competitors.
Così, l’Eldorado di cui parlano gli influencer non è altro che il Klondike, dove devi spalare tanto, tantissimo fango sotto la pioggia, al freddo, a battere i denti mentre scavi e quelli che ti stanno vicino cadono qualche metro indietro, solo per poter trovare qualche pepita d’oro. Se non conoscete la storia potete leggere qualsiasi cosa di Jack London o guardarvi la mini serie diretta da Martin Scorsese con protagonista Richard (cuore) Madden: Klondike, appunto.

La presentazione di Verso le Luci del Nord mi ha riconfermato qualcosa che già sapevo: bisogna abbattere la barriera virtuale e tuffarsi nel reale. Dobbiamo guardare in faccia i nostri lettori, stringergli la mano e scambiare con loro qualche parola. Dobbiamo saperci raccontare al di là una pagina di carta stampata. Serve il contatto visivo, serve il mostrarci nella nostra interezza di persone con i nostri mezzi, la presenza fisica e la nostra voce, che non è mai come la sentiamo noi. Dobbiamo essere in grado di uscire dai social network, dal giro ristretto dei soliti blog in cui bazzichiamo. In rete spesso ci limitiamo ad avere a che fare con persone che fanno quello che facciamo noi: autori con autori, social media manager con altri strategist e via discorrendo, in un panorama che lascia davvero poco spazio al confronto. Non sto demonizzando la rete, ma è evidente che non è più il tempo delle Chiara Ferragni, nel senso che di Ferragni ce ne sono quattro ed è finito tutto lì, con loro che hanno iniziato e hanno spianato la strada ad altre fashion blogger, senza che nessuna sia mai riuscita a offuscarne la fama e il successo.

I blog che vanno per la maggiore sono senza dubbio quelli di lifestyle e fashion: cosa resta dunque ai business che cercano in ogni modo di farsi conoscere?
Sfruttiamo il tempo a disposizione per intavolare discussioni interessanti sui propri canali social, a scrivere articoli per il proprio blog e a dare consigli (richiesti) sui gruppi di cui facciamo parte. Risolviamo i piccoli problemi degli altri senza che questo diventi lavoro gratis, ma networking.. Dobbiamo fare in modo che le persone si ricordino di noi. Occorre essere fedeli a sé stessi e costanti nella propria produzione.

Possiamo metterci in gioco e collaborare di più, portare avanti progetti collaterali che ci permettano di farci conoscere in più ambienti e sotto diversi aspetti.

Per trasformare il Klondike in un bel viaggio di formazione, in un percorso che vale la pena di essere ricordato, dovremmo smetterla di guardare agli altri con invidia, con un po’ di astio e fastidio, e guardare invece al potenziale della collaborazione, imparare da chi ha fatto qulacosa meglio di noi e farlo meglio.

Siamo indipendenti e nell’era del web 2.0, per un paradosso temporale, dobbiamo tornare a ricercare l’intimità di un contatto vis à vis, dove una stretta di mano, gli abbracci, i sorrisi fanno la differenza e aggiungono un valore emotivo ai nostri prodotti e servizi.

Disseminate buoni ricordi di voi stessi ovunque andiate e uscite fuori, senza avere paura di gridare al mondo ciò che siete.

Vuoi iscriverti alla newsletter?

Sarà discreta (arriva una volta al mese); utile e riflessiva: è una promessa!

[yikes-mailchimp form=”2″]

Recommend
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIN
Share
Tagged in

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, scopri come fare nella cookie policy. Cliccando sul pulsante, acconsenti all'uso dei cookie. MAGGIORI INFORMAZIONI

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi