Scrittore, ricordi chi eri?

Da lettore a scrittore, il passo è breve. Come si impara a scrivere dalla lettura?

Ogni storia inizia con un incipit. Un inizio intrigante, ben costruito, pianificato, studiato e rivisto mille e una volta. Spesso, l’incipit si trasforma in un marchio di fabbrica di chi lo scrive e, sin dalle prime battute, il romanzo che teniamo tra le mani ci dice di chi parla, da chi è stato scritto e cosa ci troveremo dentro. Così mi sono chiesta quando è iniziato tutto questo amore per la scrittura, da dove nasce e come si sviluppa.

Agli inizi eri solo un lettore

Eri un lettore, ma non uno qualunque: uno attento ai dettagli. Mentre tutti giocavano a calcio o pallavolo, tu preferivi restare sugli spalti a leggere. Okay, sto mettendo troppo melodramma nella storia. Ti piaceva accomodarti sulla tua poltrona preferita, gambe a penzoloni e il vento caldo dell’estate che filtrava dalla finestra. Tra le mani, il tuo primo, vero romanzo. Quello da adulti. Il mio è stato “Desperation” di Stephen King, preso in prestito in biblioteca di nascosto da mia madre, che non voleva mi invischiassi in cose pericolose come l’horror. Purtroppo per lei, il tentativo di boicottaggio è miseramente fallito. Il primo libro che ho comprato con i miei risparmi fu invece un Giallo Junior, targato Mondadori: Lo stregone, di Robert Westall. Età: dodici anni. L’ho ripreso in mano qualche anno fa, e certe scene mi hanno messo i brividi, proprio come allora. Credo che l’amore per la lettura mi sia stato trasmesso da mia madre e da mia nonna, che con una terza elementare all’età di ottant’anni continua a leggere incessantemente.

La lettura ci ha tenuto compagnia, ci ha fatto crescere e riflettere. Ci ha fatto innamorare e arrabbiare. Soprattutto: ci ha fatto sentire più vivi che mai.
Così, ti sei chiesto come fosse provare a farlo, mettere quattro parole su un foglio di carta bianca e inchiostro blu (non utilizzo mai penne nere, mea culpa) e, perché no, farlo leggere a qualcuno.

Poi, un giorno, diventi scrittore

La prima cosa che ho scritto a tema horror, fu un tema di italiano.
Classe 3C (la mia, per altro), tanto per non cadere nei cliché della vita degli Anni Novanta.
Una baldanzosa classe di quattordicenni scapestrati si ritrova in gita scolastica in un non meglio specificato castello infestato da fantasmi. Tra orrori e incubi notturni, i prodi avrebbero dovuto uscire indenni dalla vicenda e tornare a casa con una lezione in tasca. Il risultato fu un racconto ad altissimo tasso comico, in cui la mia insegnante – che adoravo – si ruppe una gamba su una buccia di banana. Da quel tema nacque una storia. Sostituii il castello infestato con il castello del Conte Vlad, ma la classe era sempre la stessa. Credo di non averlo mai finito, anche se l’ultima volta che sono scesa nella cantina di mia nonna ho ritrovato quel quaderno in carta riciclata e quella scrittura rotonda, infantile, senza spigoli ancora.

Conobbi la Olivetti di mia madre a quell’età, e fu amore a prima vista. La prima cosa che ci scrissi su furono i miei pensieri sulla morte di Ayrton Senna, 1° maggio 1994. Avevo undici anni, ce ne vollero altri tre prima che riuscissi a capire che volevo scrivere. In quel giorno, però, compresi che c’era qualcosa, nel ritmo incerto con cui battevo sui tasti, che mi piaceva da impazzire. Dopo, iniziai a scrivere una storia sui Cavalieri dello zodiaco. All’epoca non sapevo cosa fossero le fanfictions, non avevo internet e tutto quello che facevo era guardare cartoni alla tv, studiare storia e prendere bei voti in italiano.
Iniziò tutto così: con una Olivetti e i miei eroi del cuore sulla punta delle dita.

Imparare a scrivere dalla lettura

In quel primo periodo, in cui ho sfiorato la scrittura, ho scritto molti pseudo-gialli e pseudo-horror.
Leggevo così tanti Gialli e Gaia Junior che non avrei potuto fare diversamente. Ora che un giallo vorrei scriverlo davvero, non so da che parte iniziare perché non ne leggo più da anni.
Fregata.
È innegabile che ciò che leggiamo influenzi ciò che scriviamo: dai contenuti allo stile.
Per questo è importante focalizzare e incanalare un certo tipo di letture durante la stesura dei nostri romanzi. Funzionano per farci immergere totalmente nelle atmosfere che stiamo ricreando. Sono una lettrice che ama leggere (lo so, sembra un paradosso), per questo per me è difficile riuscire a sondare un romanzo analizzandolo come uno psicanalista. Semmai, se mi balzano all’occhio castronerie pazzesche, chiudo il libro e passo oltre.

Dorothea Brande, nel suo libro “Diventare scrittori” propone invece alcuni interessanti esercizi per fare emergere il proprio stile grazie alla lettura. Occorre imparare a leggere con l’occhio dello scrittore. Prendete un romanzo: leggetelo come avete sempre fatto. Dopodiché, rileggetelo prestando attenzione alla parte più tecnica della storia che avete già letto. In questo modo, lascerete da parte la vostra sete da lettori e punterete tutto sull’apprendimento da scrittori.

  • Dopo la prima lettura, scrivete una sinossi di ciò che avete letto. Cercate di carpire quali siano i punti forti e quali i punti deboli della storia, focalizzate l’attenzione su dialoghi e personaggi, sulle caratterizzazioni, su quando l’autore è riuscito a riprendere la vostra attenzione. Fatevi domande nidificate sino a quando non avrete sviscerato l’opera. Più sarà interessante e l’autore abile, più materiale su cui lavorare avrete trovato.
  • Dalla seconda lettura, invece, recuperate la congruenza della storia. Andate a caccia degli indizi che portano alla conclusione del romanzo, evidenziando la prima volta in cui sono comparsi, i tratti emergenti dei personaggi che generano conflitti, se esistono falsi indizi che depistano il lettore o che interferiscono con la chiusura naturale della storia.

Imparare dalla lettura critica è importante per apprendere le dinamiche della scrittura. Prestare attenzione al ritmo, ai manierismi dello stile, ad alcune parole che possono arricchire il vostro vocabolario. Controllare come avvengono le transizioni delle scene, come viene indicato lo scorrere del tempo, se il lessico di ogni personaggio ha una marcatura differente rispetto agli altri, o se invece il loro tone of voice risulti piatto e uguale per ognuno. Scandagliate la storia, rispolveratela e iniziate a studiare per rubare i segreti dei grandi e riuscire a trovare uno stile che vi contraddistingua.

Imitare è rischioso. Fare proprie le filosofie, la concezione o le idee di un altro scrittore funziona solo se risaliamo alle fonti da cui apprenderle, senza filtri, per avere una visione critica e personale di ciò che andremo a sviluppare.

Ci sono cose che possiamo imparare attraverso l’imitazione come, per esempio, riuscire a narrare il trascorrere del tempo senza che questo occupi troppo spazio all’interno della storia. Un bravo scrittore conosce il senso della proporzione, trovando il giusto equilibrio per passare da una scena all’altra senza cadere nei tranelli dell’infodump. Il segreto, in questo caso, è trovare parole che indichino un’azione, che muovano il personaggio senza lasciarlo fermo. Se invece il nostro scritto ha un ritmo monotono, l’imitazione stilistica e l’analisi del testo possono aiutarci. La struttura di una frase parte dal conteggio delle sue parole, dalla sua struttura e dal conteggio delle sillabe. Se le parole stridono, il segreto risiede nella loro fonetica. Riscrivete alcune vostre frasi prendendo come riferimento la struttura che sta sfruttando l’autore del romanzo che avete tra le mani: come suonano? Vi risultano strane o più armoniose della versione precedente?

Non si capisce mai perché si inizi a scrivere. Abbiamo forse qualcosa da dire, ci sembra sia persino interessante, ci pare che nessuno l’abbia fatto mai come lo faremmo noi, o come vorremmo farlo. Ci si prova per curiosità, si prende il vizio per passione e perché poi, proprio non se ne fa più a meno.
Scrivere è una forma differente di dipendenza, di assuefazione.
Solo che delle parole non ti stanchi proprio mai.

Ora sono curiosa di conoscere i vostri esordi da scrittori: come vi siete trasformati da lettori a scrittori?
Quali autori hanno influenzato maggiormente il vostro percorso?

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