Insoliti sospetti

Sette verità insospettabili sulla mia scrittura.

Ognuno ha qualche scheletro nell’armadio. Quello che si ha paura gli altri scoprano confondendo la porta del ripostiglio con quella del bagno. Quello che sta lì, e anziché smembrarsi e diventare polvere sembra quasi acquisire i primi toni di carne e muscolo addosso. Tutti abbiamo segreti che non vorremmo raccontare mai. Oppure che danno fastidio, come sassolini nella scarpa che non vediamo l’ora di levarci di torno.

Niente prefazioni, Miss! Quest’oggi vediamo di dare aria all’armadio, tirare fuori le brutte abitudini e darle in pasto al pubblico!
Sì, ma…
Niente ma! Alla gente piacciono i fenomeni! Che siano da baraccone, è tutt’altra questione! Le prefazioni rovinano la sorpresa! Vuol mettere, arrivare spedita in proscenio e gridare “Sono una scrittrice! Alessia la Creatrice di Mondi! Divoratrice di pizza, amante dei grandi drammi, bipolarmente divisa tra il romantico e l’orrorifico! La distruttrice degli stereotipi, signora delle Grandi Morti!”

Non è proprio così, ma lo lascio fare. Mica ci puoi ragionare, con i pazzi. Risata grassa, il panciuto dalla barba canuta mi fa cenno di mettermi al centro del palco. C’è un piccolo piedistallo a strisce rosa. Con una pacca sulla schiena mi dà una spintarella in modo che salga. Mi manca solo la palla da tenere in equilibrio sul naso e poi siamo davvero a posto. Un clown – un clown, capite? – mi si avvicina, mi infila un cappellino di cartone pieno di glitter che mi inondano la faccia e poi si eclissa. Grazie al Cielo.

Non fanno male a nessuno, Miss!
Sì, come no.
Sono solo frutto della sua fervida immaginazione. I miei clown sono gentiluomini tristi.
E ti pareva.

Raddrizzo la schiena e faccio un respiro profondo. Di pancia, così la voce arriva più lontano e non si strozza in gola. Penso a quando indossavamo i corsetti e rischiavamo di soffocare due volte su tre. Chissà quanti uomini pronti a salvare dame in difficoltà a quell’epoca. Una storia d’amore che inizia così dovrei scriverla. Forse sarebbe divertente.

  1. Scrivo con una documentazione compulsiva alle spalle. Anche per la più innocua delle bazzecole, ho attinto a qualcosa che ho letto e approfondito sia per quanto riguarda l’aspetto storico-culturale che geografico. In particolare presto molta attenzione al folklore e al misticismo nel senso più ampio del termine. Non mi preoccupo invece di botanica e zoologia. Le mie storie sovrannaturali hanno sempre un’attendibile e solida base (per cui, in effetti, dovreste preoccuparvi).
  2. Come ho già detto, ho l’abitudine di scrivere direttamente al pc, senza passare dalla scrittura a mano. Lo so, non si fa, ma al pc volo e mi sembra di non perdere le parole per strada. In realtà è solo tempo occupato da infodump, ne sono consapevole. Al pc siedo in punta di sedia, ovvero sul bordo, come fossi un passerotto su un trespolo in attesa di spiccare il volo. Sto messa così male che, prima o poi, mi troveranno seduta per terra.
  3. “Scrivo di gente che si ama troppo e muore peggio.” Sì, è un avviso che ho messo nella mia biografia perché penso incarni alla perfezione la mia scrittura. Non so scrivere senza raccontare anche di storie d’amore. Ci sono sempre, magari non come protagoniste indiscusse della vicenda, ma ci sono. Allo stesso tempo, il tema della morte (che sia poi effettiva o meno) è uno dei più ricorrenti nella mia produzione. Un aspetto importante, in quello che scrivo, è dato dal concetto di Mostro. Mi piace riuscire a confondere i confini, mischiarli e rendere più difficile distinguere la linea netta che separa il Bene dal Male. Sono certa che evolverò, che cambierò e mi fossilizzerò su altri temi, ossessionata come sono dalla Ricerca, del raccontare sempre qualcosa di differente. Per ora, quello che si trova dalle mie parti è proprio questo.
  4. Molti autori hanno la tendenza a immedesimarsi nei propri protagonisti, ma io non ci riesco. Per me è vedere la loro storia sfilarmi davanti e raccontarla. Sodalizzo con loro, mi arrabbio per le loro scelte sbagliate, li insulto, parteggio per quelli che poi – di solito – non hanno un lieto fine. Probabilmente per sentirmi meno in colpa. Avete presente Il gioiello del Nilo e la scena di apertura? Mostra una Katleen Turner che fugge su un destriero con un bellissimo uomo. La cinepresa si sposta e la vediamo chiusa nella sua camera in lacrime davanti alla parola “fine” del suo romanzo. Avevo sei anni, ma quella scena la ricordo ancora benissimo. Raccapricciante. Chissà, forse è stata una di quelle cose che mi hanno spinta a scrivere.
  5. A mano prendo solo pochi appunti, il necessario per gettare le basi dell’idea. Poi si parte dal punto 1 e si inizia la documentazione effettiva. I miei appunti sono attualmente archiviati in un raccoglitore. Tutti quanti. Scelgo solo fogli a quadretti formato A5 in carta riciclata e penne nere, dalla punta grossa. Sembra quasi che la parola si prenda il suo spazio per stare larga, sistemarsi a dovere tra quella prima e quella che verrà dopo. Come fossero spettatori al cinema. Adoro vedere il tratto deciso delinearsi sul foglio e creare il solco su quello sottostante. Scrivo sempre sulla parte destra del quaderno, di conseguenza spesso i miei taccuini – prima di essere archiviati – hanno le pagine di sinistra ancora intonse. Come ogni scrittore, sono una planner addicted, il che implica che ho un’insana propensione ad accumulare quaderni, taccuini, agende e qualsiasi altro articolo di cancelleria possa potenzialmente servirmi. Se non li avete mai provati, vi consiglio di comprarvi qualche rotolo di washi tape. Sono rotoli di scotch di carta che si trovano in qualsiasi fantasia e che vengono utilizzati nello scrapbooking e in Medio Oriente anche nell’home decor. Io, molto semplicemente, li utilizzo per abbellire i miei appunti ed evidenziarne parti importanti, come fossero box di focus su qualche concetto importante. In alternativa, anche gli sticker sono un’ottima idea per fissare qualcosa che non devo dimenticare.
  6. Quando scrivo mi piace avere accanto una delle bambole della mia collezione. Almeno vedo qualcosa di bello che mi rimprovera quando sto per aprire Facebook!
  7. Il mio più fedele alleato è Word. Scrivo direttamente sul foglio elettronico e non ho problemi. Ho scaricato Scrivener il mese scorso, ma ammetto che dopo aver sperimentato una sessione di prova ho optato per utilizzarlo nella fase più tecnica della scrittura: brainstorming per la raccolta informazioni e poi la parte di editing. Per quella creativa saremo solo io e la mia cara pagina bianca. Giro sempre con Evernote a portata di dito. Non è esattamente poetico, ma è più pratico prendere appunti su quella storia che potrebbe funzionare, così in questo modo. Quando sono in serie difficoltà, mi infilo in un bar, ordino un cappuccino e sfodero carta e penna. Mi aiutano a concentrarmi meglio nonostante il modo in cui li ho presi. Li vedo, faccio diagrammi, bozze di scalette e così riesco a sciogliere i nodi. Come mi hanno consigliato Serena e Sam, però, sono determinata a sfruttare il potenziale di Scrivener e dargli una possibilità comprensiva di ogni parte del lavoro, anche se il suo metodo di scrittura a scene e non consecutivo, come invece lo è il mio, mi lascia abbastanza perplessa.

Allora, com’è andata?
L’ometto sorride, il clown mi afferra la mano e con un balzello mi fa scendere dal proscenio, mentre le luci dietro di me si affievoliscono.
Non male, Miss.

Spesso si pensa che lo scrittore sia un mostro, un goblin uscito dalla soffitta dell’ultimo piano di una bettola di White Chapel. Si crede che si massacri nei vizi, che si infili nelle proprie storie e ne tragga una sorta di piacere personale. L’autore è un filtro e un mezzo. Quando lessi On Writing di Stephen King l’unica cosa che ne feci fu sbirciare nella sua storia personale, nei periodi che l’avevano spinto a scrivere questo o quel romanzo. Ho rimosso la maggior parte dei consigli di scrittura, lo ammetto, ma internet e i suoi meme me li ricordano spesso e volentieri. Quando non ci sono loro, c’è la mia fidata beta reader. Ricordo che cercai di capire cosa lo spinse a scrivere Misery, Ossessione (il suo miglior romanzo, pubblicato postumo anche se fu il primo in assoluto) e la saga de La Torre Nera. Cercai di capire come si fa a superare una stroncatura senza prendersela troppo e bloccarsi in un circolo vizioso di dubbi e autocommiserazione.
Cercai in lui le risposte a mille paure.
Le cercai attraverso la sua scrittura e il suo modo di affrontarla, i suoi vizi, i suoi dubbi.

Chi di voi vuole mettersi in proscenio e raccontarsi?

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