Le stelle stanno in cielo, i sogni non lo so

Di stelle cadenti, desideri e tempo.

Le stelle stanno in cielo, i sogni non lo so.
So solo che sono pochi quelli che si avverano.

Diceva così, Giulia Carcasi, nel suo romanzo d’esordio Ma le stelle quante sono. Notte magica, quella di San Lorenzo. Notte, di lacrime e preghiere, di invocazioni per sogni da realizzare. Ci appelliamo a queste meteore morte già da chissà quanto, ci affidiamo a loro con lo sguardo speranzoso del pellegrino e un desiderio sussurrato. Decine di migliaia di persone stese tra l’erba della campagna a indicare il cielo, a fare a gara a chi prima la vede, la stella cadente.

Quella che realizzerà per magia i tuoi desideri. Forse.

Una delle cose che ho capito, è che l’unico nemico-amico che abbiamo è il tempo. Paradossalmente, possiamo dire di poter vivere in un solo istante centinaia di vite. Difficile confutarlo, facile comprenderlo. Il tempo ci è amico quando è speso bene, speso per rendere la Vita… vita. Il tempo è quella cosa che, se sei donna, ti fa scattare l’orologio biologico intorno ai vent’anni e ancora non ti molla a quaranta. Almeno sino a quando non ti decidi a procreare. Il tempo corre veloce, è l’orologio che un attimo prima suona per darti il buongiorno e un istante dopo ti ricorda che sei già in ritardo per andare a dormire. Parliamo di tempo di qualità come fosse facile averlo, il tempo. Eppure, chissenefrega del tempo che scorre, purché sia speso bene.

Penso a cosa voglio fare da grande e mi immagino nei panni di decine di ruoli di cui mi vedo l’interprete per un periodo limitato e forse è questo il mio destino: ricoprire decine di parti senza mai raggiungere quella che mi farà vincere l’Oscar. Mentre penso, mi arrovello e cerco la mia strada, rifletto su quanto poco tempo io abbia in realtà. Mi sembra ieri quando avevo diciotto anni e oggi ne ho trentaquattro. Trenta-quattro, capite? L’anno prossimo ne avrò uno in più e ho scelto – per buona pace di chi mi conosce – che li festeggerò con tutte le persone che amo. Tutte quante. Per la prima volta in trentacinque anni di vita deciderò di festeggiarmi come si deve. Penso di meritarmelo, dopo tutto.

Facendo un calcolo agghiacciante, se prendiamo le nostre ore giornaliere e togliamo le attività “obbligatorie” (compreso: dormire, mangiare, faccende domestiche e compagnia bella) quello che resta per fare ciò che ci piace davvero e per prenderci cura di noi stessi è di… 16 ore a settimana? Su sette giorni, sono due ore scarse al giorno. Questo significa che solo il 12% del nostro tempo (mediamente) è finalizzato a nostro libero uso e consumo. Il risultato è evidente: il tempo a nostra disposizione è limitato. Possiamo scegliere di renderlo qualitativamente valido o uno strumento qualsiasi che scandisce il ritmo della nostra esistenza. Come lo impieghiamo ci differenzia gli uni dagli altri: non esiste un modo sbagliato di farlo, semplicemente va fatto. Scegliere, intendo, di capire che i sogni sono obiettivi e non qualcosa che deve essere realizzata da qualcun altro al nostro posto.

Riusciremmo a vivere e smetterla di esistere. Credo che la chiave sia il comprendere quale sia lo scopo del nostro passaggio su questa Terra e fare ogni sforzo possibile per arrivare a raggiungerlo. Pensate alle stelle: quando la loro luce arriva qui, da noi, molte di loro sono già morte. Eppure, continuiamo a vederle brillare per altri milioni di anni. Il tempo è relativo, forse, se sappiamo utilizzarlo a nostro vantaggio.

Allora mi chiedo se, ipoteticamente, anziché utilizzare il 12% del mio tempo per fare qualcosa che mi piace questo non possa essere un 60%? 70%? Tendere al 100%, magari riuscire ad apprezzare anche i momenti di ozio e riuscire a essere soddisfatta di tutto quello che faccio da sveglia. 

Un bel sogno, no? Magari stasera punto lo sguardo al cielo e provo a esprimere un desiderio che sia fatto di energia buona, di spinta verso il futuro, di slancio.

Vi auguro di passare una serata piena di sogni e desideri, di ispirazioni per il futuro e voglia di fare. In queste torride giornate d’agosto, è difficile anche pensare.

 

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