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Lettera alla me quasi-diciottenne.

Avete presente le capsule del tempo? Quelle che nei film americani seppelliscono in giardino e poi, quando si è adulti, si vanno a riesumare per vedere cos’avevamo da dirci quando avevamo sei, otto anni? Immaginate ora che possiate scrivere una lettera a voi stessi. Di poterla recapitare attraverso il mare della memoria, in una bottiglia di vetro con un tappo di sughero. Io attaccherei un’etichetta esterna, plastificata, così l’acqua salata non potrebbe cancellarne il mittente né, tanto meno, il destinatario.

Dalla Te del Futuro per migliorare la vita della Te di Oggi, che sei la Me di Ieri

Quando leggerai questa lettera avrò finito la maturità da un pezzo, anche se non si direbbe. Tu ne avrai sedici, diciotto, continuerai a farti un sacco di seghe mentali e problemi inutili. Dovresti iniziare con l’eliminare le persone cattive dalla tua vita. Sai benissimo chi sono. Le finte amicizie, quelle che cercano sempre di sminuirti o metterti in difficoltà. Tagliale fuori. Non resterai mai sola e, se anche dovesse accadere, imparerai che sai vivere bene la solitudine. Riuscirai a rialzarti dalle cadute più rovinose, anche quelle senza tacchi. Ginocchia sbucciate, un sacco di lacrime e poi torni come nuova. Lascia perdere tutti gli innamoramenti: scoprirai che per lo più saranno solo infatuazioni. Rileggi i tuoi diari: di ti amo, non ne hai scritto nemmeno uno sino a questo momento (infatti, il bello arriva proprio da qui in poi). Fatti qualche domanda, se vale davvero la pena portare avanti storie che, alla fine, non ti darebbero di più che quello che potrai dare a te stessa da sola e in compagnia delle tue amiche. Se qualcuno di rende debole, negativo o ti svuota di ogni energia, di ogni cosa che ti rende te stessa, allontanalo. Non si merita un minuto in più del tuo tempo. Smettila di nasconderti. Butta via tutti quei vestiti dai colori neutri: non la sei, non sei venti tonalità di grigio, per cui butta via tutto e ricostruisci il tuo armadio. Nostra madre sarà felice di aiutarti: non è poi così male la sua compagnia. Imparerai ad apprezzarla tra qualche anno e il tempo con lei ti sembrerà sempre troppo poco. Approfittane subito, non aspetta altro che poterti essere d’aiuto. Lo so, le amiche sono importanti, ma andrai cambiando e cambierai tipo di persone di cui circondarti. Ti lascerai alle spalle un sacco di persone che credevi indispensabili, essenziali come aria, cambierai tu, per cui ricordati: mamma è per sempre.

Coltiva le tue amicizie, quelle più vere e forti. Non credere a chi ti dice che la distanza e internet sono una fregatura. Lo saranno in amore, forse, ma non per le amicizie. Conoscerai persone fantastiche, persone che faranno con te un pezzo di percorso e poi se ne andranno. La rete è così, così è la vita: fattene una ragione. Non sei sempre tu che sbagli: a volte, il distacco è fisiologico. Prendi ogni addio come una pagina bianca: potrai scrivere altre storie, altri pensieri. Saranno avventure sempre nuove con protagonisti sempre diversi, problemi differenti, desideri opposti, bisogni e necessità mai uguali le une dalle altre.

Prima dei vent’anni inizia ad ascoltare buona musica, non aspettare la tua fase post-adolescenziale per vedere che il mondo non è solo orchestre sinfoniche. Vedrai molti più concerti spaziali di quelli che avrò visto io. Cerca di leggere più romanzi possibili: quando inizierai a lavorare, il numero calerà in modo vertiginoso. Quando vuoi scrivere, fallo. Ovunque tu sia, in qualsiasi modo possibile, scrivi. Non credere sia stupido, non convincerti sia inutile. Scrivere è l’unica cosa che hai continuato a fare con costanza da quando hai diciotto anni sino a oggi. Qualcosa vorrà pur dire. Supera la timidezza e, se riesci, smettila di leggere manga. Dopo i vent’anni puoi farne a meno. Deciderai comunque di vendere tutto, per cui fatti un favore ed evita di trasformarti in un’accumulatrice seriale. Non farai la bibliografa, se ti interessa saperlo.

Ah, un’ultima cosa: smettila di mangiare tutti quei biscotti al burro e, cosa importante, non ascoltare tua madre quando ti consiglierà di farti bionda. Starai da cani e, in un impeto di odio, rischierai di buttare via le fotografie di un anno e mezzo perché ti guarderai e non saprai riconoscerti. Evita anche di buttare via tutti i tuoi My Little Pony di quando eri bambina: finirai con il comprarne la metà su Ebay non appena avrai uno stipendio.

Ci sono un sacco di cose che potrei raccontarti. Di come ti sei rincoglionita per un paio di band musicali; di quando sei riuscita a ridurre il dramma che mettevi in ogni cosa; di come hai sofferto per le amicizie che ti hanno tradita e di come tu, hai fatto soffrire altri che non lo meritavano. Se ti raccontassi in ogni dettaglio la tua vita dei prossimi dieci anni, io non esisterei. Cancelleresti ogni errore, ogni dolore, ogni dubbio, ogni gioia inaspettata, ogni viaggio emotivo da montagne russe. Volevo solo dirti che hai fatto passi da gigante nonostante tu non abbia mai creduto in niente di quello che facevi. Sei stata brava: hai imparato a capire che come individuo vali più di un branco. L’hai imparato a tue spese. Bacia il tizio sbagliato, illuditi per quello di 2E, continua a collezionare i tuoi dieci in italiano e storia, leggi manga sino a notte fonda e sospira sul giorno del tuo matrimonio, sulla tua libertà conquistata a diciott’anni suonati. Illuditi che sarà sempre un grande amore, che sarà sempre un’amicizia che non finirà mai: le vivrai senza risparmiarti mai. Illuditi che il mondo possa essere un posto migliore, che possa offrirti tutto ciò che desideri. Indignati per le ingiustizie: non solo quelle che ti colpiscono, ma anche quelle inferte agli altri. Senti ogni lotta come fosse tua: difendi i tuoi ideali, anche se questo ti costringerà a fare i conti con chi non la pensa come te.

Non smettere di commuoverti davanti alla maestosità della vita: una donna è bella anche quando piange.

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There are 13 comments on this post
  1. Gas
    luglio 13, 2015, 8:38 pm

    Mi sono chiesto, talvolta, cosa direi al me stesso del passato avendone l’occasione. Un viaggio nel tempo per rimediare a qualcosa. Probabilmente non mi sarei ascoltato e avrei fatto lo stesso di testa mia. Anche perché non sono lezioni felici. Un decalogo cupo.
    Lo condivido.
    A) La tua famiglia non ti ama, litigaci a morte e te ne renderai conto.
    B) Smettila di credere che negli altri viva qualcosa di diverso dall’interesse.
    C) Sei un idiota, fattene una ragione (il che ti solleva da certe responsabilità).
    D) Non iniziare a fumare, oggi mi costa il triplo che a te.
    E) Lei non ti vuole, chiunque sia questa lei, non ci perdere tempo.
    F) Non prendere il cane. Sai poi come ci resti.
    G) Non chiedere mai denaro in prestito, non avrai modo di renderlo.
    H) Tutto nella vita si basa su tre cose: denaro, apparenza, morte. Fanne un mantra e smettila di comunicare col mondo: non hai soldi, apparenza o minacce da offrire loro.
    I) Non odiare nulla, non amare nulla, a nessuno importa cosa senti: stai su una panchina, bevi se devi e goditi il clima. Gli oggetti della natura non hanno costo morale.
    J) Se devi suicidarti fallo entro i 25 anni, dopo non ha alcun senso. Comunque non sarai una salma apprezzabile, non c’è nessuna epica in questa cosa. Morirai comunque e senza dover fare uno sforzo attivo in questo senso.

    Effettivamente non credo che mi sarei dato ascolto, il che crea il paradosso di trovarsi nella situazione di doverglielo scrivere. Noto che cerchiamo di insegnare il senso della rinuncia, quale che sia il caso.

  2. Sam.B
    luglio 13, 2015, 8:50 pm

    Mmm… Io, onestamente, con la me stessa di dieci anni fa non perderei un minuto di tempo. Tutto quello che le è successo mi ha resa come sono. Potrei essere di certo una persona migliore – e non di poco, ma almeno so che in qualsiasi momento io senta il bisogno di cambiare – adesso, domani, fra altri dieci anni – non sono così malaccio come punto da cui (ri)partire. Insomma, preferisco prendere tè e biscottini con la me stessa del presente, mentre siamo riunite in Consiglio d’Amministrazione per decidere come mandare andare avanti la baracca ^^;

  3. luglio 15, 2015, 8:56 pm

    Ma no, dai!
    Secondo me è bello guardarsi indietro e scriversi qualcosa. Insomma, bionda ero inguardabile! Non mi si poteva vedere proprio. Non si dovrebbero mai fare certi errori, ecco.
    E ogni donna dovrebbe avere un’amica che le dica quanto stia male bionda.
    Concordo sull’essere grata a tutto ciò che mi è accaduto, nel bene e nel male: spesso, è stato quello che più mi ha messa in crisi o dato da fare, che mi ha fortificata e reso meno frignona, meno (iper)sensibile e meno paranoica. A volte, siamo persino costretti a ringraziare i nostri detrattori. Buffo, no?

  4. Sam.B
    luglio 15, 2015, 11:41 pm

    Sono stata bionda anche io ^^ E rossa. Ho preferito di gran lunga la tinta “amarena”, ma anche biondina non stavo male. Non so per quale grazia, ma mi stanno bene anche i colori più assurdi.
    Però resto sempre della mia idea. Non guardo al passato.
    Invece mi piacerebbe poter mandare una capsula del tempo con dentro un bigliettino alla me stessa del futuro. Solo poche parole: “mi auguro che tu abbia fatto quello che avevi deciso di fare”. Accompagnate da una foto di come sono adesso. Una minaccia bella e buona ^^ Giusto nel caso non mi fossi rimboccata le maniche. Sono sicura che riuscirei a spronarmi.
    Ecco, in buona sostanza: il passato avrebbe qualche speranza di avere la mia attenzione solo se trovasse il modo di tormentarmi. Altrimenti può restarsene dov’è, lasciandomi libera di concentrarmi sul futuro.
    Quanto al ringraziare i detrattori: sì, certo. Ma mai con il mio cuore in mano. Il loro, volentieri 🙂

  5. luglio 19, 2015, 2:02 pm

    Anch’io: bionda, rossa, viola, verde (alpino, ovvio), nera. Nerissima. Adesso se dovessi rifarmi così tanto scura non mi ci vedrei proprio, maledetta me! Dici sia l’età che avanza e un po’ di giudizio in zucca?
    Senti, allora prendi una capsula e vedi di scrivere alla Te del Futuro, che poi passo dalle tue parti a vedere se l’hai fatto davvero.
    Bigliettino d’auguri con foto: basta quello, sai?
    I detrattori servono ma solo se sei in grado di capire (anche con il senno di poi, come la sottoscritta) che possono essere persino utili. Ti insegnano a non mollare, a tenere duro, a stringere i denti e a reagire alle calunnie della vita. Il loro cuore? Andrebbe bene anche un mignolo, ci si accontenta, no? Ricorda: la vita ti restituisce sempre indietro quello che hai seminato, basta saper attendere. E io ho scorte di pop corn caldi da preparare nell’attesa del Grande Spettacolo. Tu vuoi fantasmi a ogni costo, nella tua vita?
    Quella ghost story ti sta tormentando un po’ troppo, lo sai? =P

  6. luglio 23, 2015, 9:20 pm

    Tempo fa su youtube girava un videotag in cui gli youtuber parlavano ai sè stessi adolescenti. Erano tutti consigli tipo “non fare questo, non fare quello”… io ci ho pensato, e cosa avrei tirato fuori? Un abbraccio forte. Non avrei detto niente. Non ci sarebbe stata comprensione tra noi. Gli adolescenti sono una specie animale a parte. Avrei voluto essere lì per volermi bene in modo sano quando nessun altro poteva nè voleva. Tuttora non ho la sicurezza di essere migliore, rispetto a quella persona di una volta. Anzi, spesso ho il dubbio che su molte cose avesse ragione lei.

  7. luglio 25, 2015, 8:02 pm

    Che bel racconto, Alessia, e quante cose in comune! Prima di tutto, la rimozione delle persone negative, che non ti amano davvero, cercano di farsi grandi con le tue debolezze e non ti aiutano a crescere, ma si limitano a usarti come pubblico per dare voce ai loro limiti. Ma va bene, perché per quelle persone sei probabilmente stata uno stimolo, anche solo per il vago disagio che lasciavi loro addosso con la tua luce. Io ne ho incontrate poche, ma ci sono. Ti voglio bene. 🙂

  8. luglio 26, 2015, 9:25 am

    Mi torna in mente, questo tuo post! Forse ancora più importante mi sembra capire che i rapporti non devono essere eterni per avere valore. Si fa un tratto di strada insieme, e se quel tratto è bello e interessante, allora ne valeva la pena. Che il rapporto cambi o finisca è nella natura delle cose. Io per tanto tempo mi sono sentita inadeguata nelle amicizie, perché mi si diceva che un vero amico non si tira mai indietro: rinuncia a studiare per l’interrogazione perché tu hai litigato con la morosa, si fa svegliare nel cuore della notte e litigare con i genitori per venire con te a bere una birra… io non ero così, quindi mi ero convinta di non essere capace di vera amicizia. Non ti dico quanto tempo mi è servito per capire che un amico non ti chiede prove di questo tipo, se non in caso di emergenza, e che inadeguata non ero. D’altra parte io sono semper fidelis: l’amicizia può perdere i suoi gesti abituali, ci si può allontanare del tutto, ma quella persona, se siamo state vicine, non sarà mai un nessuno per me. E’ come se il canale scavato da quel tratto di cammino compiuto insieme restasse sempre aperto, anche se inattivo. L’amicizia ora la vivo così. A diciott’anni, ma anche a trenta… lasciamo stare.

  9. luglio 29, 2015, 8:06 pm

    Sai, anch’io abbraccerei la me ragazzina.
    Scrivere, a più di dieci anni di distanza una storia di adolescenti con problemi esistenziali decisamente più pesanti dei miei (le mie erano solo le turbe di un’insicura cronica che non è ancora guarita del tutto) mi ha fatto capire moltissimo di com’ero, di cosa non capivo e di cosa non accettavo di me. Per assurdo, non volevo essere strana, non volevo essere quella diversa. A più di vent’anni ho cercato di tirare fuori tutto quello che avevo dentro. Quando ora mi dicono “sei una donna sui generis, sei proprio strana tu“, io sorrido.
    Non esiste un complimento migliore.
    Significa che ho trovato la mia identità, il modo di stare al mondo facendo pace con quella parte che non si accettava proprio, che passava troppe ore a leggere e nemmeno una in palestra o farsi bella.
    Non so se sono migliore, di certo sono cambiata e ho capito molte cose, tra cui accettarmi e sapermi guardare dentro senza avere paura di trovare qualcosa che non mi piaceva.
    E se so accettarmi, ora, è grazie a tutti i rospi che ha ingoiato la piccoletta.
    Le devo tutto. Sì, forse ora che ci penso un abbraccio è troppo poco, sai?

  10. luglio 29, 2015, 8:10 pm

    Grazie ♥
    Io ci ho messo un sacco di anni per rimuoverle, così tanti che mi hanno causato un sacco di problemi e crisi esistenziali. Essere quelli che si addossano la colpa di tutto prima di fare esami critici anche agli altri è controproducente da adulti, figuriamoci da adolescenti.
    A volte credo esistano persone così piccole che… non so, a me sembra che la voce grossa, l’umiliazione, siano cose che non dovrebbero appartenere al genere umano. Eppure sono sentimenti immensi e pericolosi, che spesso guidano persino la vita di chi prova l’istinto di prevaricare gli altri in questo modo.
    Non credo che il piccolo indifeso della questione sia qualcuno in cui vedono la luce, quanto piuttosto la vittima sacrificale per mezzo della quale brillare di più.
    Sai, la cosa bella è sapere di aver raggiunto tanti piccoli traguardi da allora, senza di loro.
    E chiedersi se, nel loro piccolo mondo, possono vantarsi della stessa cosa.
    Sei unica e magica, tu ♥

  11. luglio 29, 2015, 8:13 pm

    Credo che i rapporti vadano coltivati per mantenersi vivi, per essere comunque inossidabili al tempo.
    Ma credo anche che l’essere umano sia in continuo mutamento e che la strada fatta insieme a volte si apra in una biforcazione e si scelgano due direzioni differenti.
    Anni fa ci soffrivo – e ci ho sofferto moltissimo, anche per amicizie che per me erano importantissime – poi ho capito che è qualcosa di fisiologico, chiudere un rapporto quando questo non ti offre più nulla. Mi sono chiesta se fosse un atteggiamento egoistico, ma poi ho pensato che il tempo è così poco, che forse vale la pena spenderlo per chi ha qualcosa da offrirci, qualcosa con cui possiamo ricambiare con la stessa moneta.
    Un rapporto sterile, che non ti offre stimoli, perché dovrebbe essere portato avanti?

  12. luglio 30, 2015, 9:42 am

    😀
    Eppure io sono convinta che spesso la vittima lasci nel colpevole un disagio profondo, di cui può non essere consapevole, ma comunque esiste. Molte cose lavorano sottopelle. 🙂

  13. agosto 01, 2015, 8:44 am

    Magari hai ragione (anzi, lo spero): io alcuni li sogno ancora di notte, nei miei incubi peggiori!

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