Perché (non) leggere i libri di Chuck Palahniuk

Dall’anti-capitalismo al consumismo: Chuck Palahniuk ed io.
Una storia d’amore e odio.

Lo scorso week-end mi trovavo a Perugia dalla mia partner in crime, Judy. Abbiamo lavorato sodo e sono tornata a casa con il quaderno pieno zeppo di appunti sul restyling del sito e il mio piano editoriale dei prossimi sette mesi. Durante il viaggio in treno ho messo la parola fine a “Perduti“: non ho ovviamente vinto il NaNoWriMo ma il mio personale traguardo l’ho raggiunto senza difficoltà. E ne sono felice.
La seconda cosa che ho fatto è stata riprendere in mano un libro.
Riflettevo sul fatto che quando scrivo non leggo altro che manuali, poi arrivo alla fine stanca e spossata. Allora prendo in mano un libro, mi appassiono – o lo odio – e ritorna la voglia di leggere. Magari anche due, tre libri in un mese. Giusto il tempo per far sedimentare qualche idea e ritornare a scrivere.
Anche a voi capita questo circolo vizioso?
Quando sono in crisi e nessuna storia mi coinvolge, recupero vecchi romanzi dei miei autori di fiducia: questa volta è toccato a Chuck Palahniuk e il suo “Cavie“.

Perché odio Chuck Palahniuk

Tutti quanti moriamo.
L’obiettivo non è quello di vivere in eterno, ma di creare qualcosa che lo faccia al posto nostro.

− “Diary”, Chuck Palahniuk.

Ho deciso di confessarlo: io odio Chuck Palahniuk.

Non ho letto tutti i suoi romanzi, ma è innegabile la forte morale di cui li infarcisce. Sapete che è una componente che mi allontana da un romanzo. Il suo problema principale è che – dall’essere un anti-capitalista, una specie di no global, un anti-consumista – si è trasformato in un autore commerciale, ridicolo nell’essersi adattato al mercato editoriale.
A modo suo, ovviamente.

Esaminiamo i suoi romanzi.

  • Fight Club è l’inno alla distruzione della società capitalista: con la violenza. Diciamo che la struttura del romanzo funziona, forse è uno dei suoi migliori lavori a livello tecnico. L’esagerazione estrema del finale, mi ha lasciata abbastanza perplessa.
  • Invisible Monsters condanna il mondo della moda. È una critica spietata contro il culto della bellezza e della superficialità della nostra società. A mio avviso il suo romanzo più delicato e struggente. Prosa eccellente, niente è lasciato al caso, climax e colpo di scena piazzati al punto giusto.
  • Ninna Nanna affronta attraverso il tema della stregoneria la trasformazione e la rinascita dei protagonisti. Una sottospecie di urban fantasy dalla forte satira nei confronti del movimento Wicca. Anche qui, un finale esagerato, da anime giapponese.
  • Diary è una condanna aperta all’edificazione urbana incontrollata e selvaggia. Un diario da vero Ambientalista. Mi è piaciuto tutto. L’ho amato: dalla prosa alla storia, è riuscito a piacermi al 90%. Come sempre, perde sul finale.
  • Cavie denuncia il meccanismo dello star system, dei reality e del prezzo della notorietà. Sono a metà narrazione e lo trovo ridicolo, volgare, assolutamente fuori da ogni logica. Nemmeno la prosa lo salva. Personalmente trovo bella l’idea di una raccolta di racconti. Peccato che siano filtrati dalla voce narrante del protagonista – la stessa di Palahniuk – e che quindi risultino del tutto piatti e senza emozione, privi della personalità dei singoli autori-protagonisti.
  • Dannazione è un altro fantasy (young adult) che ripercorre il viaggio all’inferno di una teeanger. Plateale l’associazione – e relativa denuncia – alla vita sotto i riflettori delle coppie di Hollywood, oltre le quali si nasconde il vuoto. Il romanzo è un crescendo di avventure sempre più assurde, a tratti disgustose, ma mai davvero divertenti. Nemmeno la voce della giovane protagonista la è. Carina l’idea di riprendere i protagonisti di Breakfast Club, deprecabile quella di avermi fatto associare ai genitori della protagonista Angelina Jolie e Brad Pitt.

Nei romanzi di Chuck Palahniuk trovo una forte componente grottesca e nichilista.
Dopotutto, sono convinta che sia il motivo per cui ha iniziato a scrivere: denunciare.
L’escalation dei romanzi che ha scritto negli ultimi anni, però, si è spostata radicalmente dalla denuncia sociale per passare a una satira sottile, guidata dai trend letterari.
Ehi, Chuck, ma non eri anti-consumista?
Allora perché il tuo ultimo romanzo, Beautiful You, è un romanzo erotico? Calma, non è solo un romanzo erotico: anche Senza Veli lo era. Beautiful You racconta la storia di una mediocre impiegata che diventa l’amante di un miliardario. Vi dice nulla? Lui decide di usarla come cavia per testare prodotti per l’autoerotismo femminile. Non vi ricorda davvero nulla? A me sembra la parodia di 50 sfumature di grigio.

Chuck Palahniuk si è trasformato da paladino della giustizia a macchina consumista da milioni di copie.
Questo non glielo perdonerò mai.

Perché posso passare sulla morale a ogni costo; sulle volgarità per fare scalpore, più che per necessità narrativa.
Posso passare sul suo essere provocatorio, spesso senza alcun motivo.
Posso passare anche sulla sua capacità innata di rovinare ogni romanzo con finali mai in linea con il resto della narrazione.
Posso passare sul suo maschilismo a fatica, sulla sua totale incapacità di scrivere dal punto di vista di una donna in modo credibile.
Ma no, non passerò sul fatto che faccia moralismo sfruttando i trend letterari; facendo un mucchio di soldi piazzandosi nelle classifiche giuste nel momento giusto.

Vi starete chiedendo dov’è l’amore in questa storia, vero?
Nel suo stile asciutto, secco, deciso; privo di avverbi ma ricco di verbi e pochi aggettivi.
Nell’utilizzo di quelle frasi-mantra che ricordano i cori della tragedia greca, di Aristofane, che scandiscono il ritmo di un pensiero ossessivo, un tarlo che non offre tregua.

A quello che non capisci puoi dare qualsiasi significato.

− “Diary”, Chuck Palahniuk.

(L’immagine del post è la copertina ufficiale della graphic novelFight Club 2“, di Chuck Palanhiuk e Cameron Stewart.)

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