Le paure dello scrittore

Le paura dello scrittore sono racchiuse in ciò che scrive.

“Dottore, ho un problema..”
“Che tipo di problema?”
“Ho paura.”
“Tutti l’abbiamo, ma non deve bloccarci e inibirci la vita.”
“Sì, ma le mie sono paure diverse. Paura di ciò che scrivo. Di come lo scrivo. Di scrivere, a volte.”
“Solo questo?”
“Solo questo? Mi sembra lei, il pazzo.”
“Mi dica: cosa le fa più paura?”
“Non c’è un più o un meno, non le ho mai misurate in grandezza. E, mi creda, è stato meglio così.”
“Vuole parlarne?”
“Certo che voglio! O non sarei qui, le pare?”
“Me le può elencare?”
“Panico da pagina bianca, pubblicazione e date di consegna. Ansia da prestazione e dipendenza da commenti. Paura del giudizio.”
“Patologie congenite.”
“Soffro del blocco dello scrittore?”
“Tranquilla, è in buona compagnia.”
“Mi dà la ragione che si dà ai pazzi, vero?”

Ancora blogtour. Una settimana e poi l’avventura sarà finita. Mi mancherà scrivere post per altri blog, cercare di mettere quel qualcosa che mi renda complementare al blog che mi ha ospitato, non un manifesto ostentato di autoreferenzialità. Una delle cose più belle credo me le abbia dette Grazia Gironella (e come poteva essere diversamente, da una donna che ti dice che per scrivere devi sporcarti le mani?), di cui sono ospite quest’oggi:

“L’articolo si colloca in armonia con il resto del blog, senza andare fuori tema o apparire fuori luogo.”

Credo questo sia l’aspetto più importante, come ho già ripetuto più volte in questo mese, come fosse la base per mostrarci per ciò che siamo, non ciò che vorremmo essere.
Per lei e il suo blog Scrivere è vivere ho dato voce alle mie paure di scribacchina, che però potrebbero essere anche le vostre, ed è stato come distendermi sul lettino di uno psicologo parecchio bravo.
Oltre alle mie paure, ho parlato anche di quello che scrivo e di come lo scrivo, del mio rapporto con i personaggi dotati di vita propria, di happy ending mancati e forzati, di incipit che sono diventati un po’ il mio marchio di fabbrica.
Ho deciso di farmi conoscere attraverso le mie debolezze, lo ammetto.
Messe sul piatto quelle, un po’ come i difetti, di solito resta solo la parte migliore di noi, no?

E se volete sapere qualcosa di più sulla mia (di)sconnessa scrittura, non dovete fare altro che farmi domande qui, nello spazio commenti: mi annoterò tutto e cercherò di rendervi onore con uno o più post dedicati al mio approccio alla scrittura.
E voi, avete paura di ciò che scrivete?

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