Personal branding per piccoli business

Avete bisogno della vostra individualità per emergere.

Viviamo in un’epoca in cui i brand desiderano umanizzarsi e gli umani trasformarsi in brand.
Un bell’ossimoro, non trovate?
In tutta la rete non si parla d’altro: come rafforzare la vostra presenza online, come farvi riconoscere a chilometri di distanza agli eventi di settore (a essere onesti, come farvi riconoscere e basta, dato che l’importante è che se ne parli), come luccicare nella moltitudine di blog che nascono ogni giorno in Italia (e non solo).

Il risultato di tutto questo è un’omologazione di massa: dai consigli confezionati un po’ come i Quattro Salti in Padella sino ad arrivare al ben più triste appiattimento dello stile di scrittura di chi bazzica in rete. Non solo una clonazione dei contenuti, un po’ tutti uguali, ma una vera e propria pandemia al ribasso, dove la qualità diventa accessoria alla rincorsa all’aggiornamento compulsivo, alla condivisione martellante e al monitoraggio di statistiche. Chi è arrivato prima ha fatto scuola e chi approda ora cerca di tenere il passo lungo il sentiero tracciato da altri.
Così, decine e decine di autori aprono un blog e iniziano a scrivere di consigli di scrittura per altri autori, disinteressandosi dei propri lettori.
Quelli che dovrebbero essere interessati ai loro romanzi e, dunque, disinteressandosi dei propri clienti.

Un recente articolo di Weird ha posto l’attenzione sui numeri indispensabili agli autori esordienti per farsi notare dalle case editrici: si parlava di 15.000/20.000 copie vendute come autori indie; 20.000 fan sulla pagina Facebook e almeno 500 “mi piace” di media sui post pubblicati; 40.000 lettori su Wattpad, la piattaforma per la pubblicazione di fanfictions più in voga del momento. Numeri abbastanza fuorvianti: con un minimo investimento si raggiungono senza fatica i 20.000 fan sulla pagina Facebook, e poi?

La strategia deve essere mirata a raggiungere i lettori e convertirli in clienti, non deve essere la replica di ciò che fanno gli altri, verso i quali rivolgiamo uno sguardo ingenuo carichi di speranza e certi di ottenere i medesimi risultati comportandoci allo stesso modo.

A meno che non abbiate la forza di Apple, Ikea o di qualsiasi multinazionale che può permettersi un team di professionisti della comunicazione, il vostro cercare di trasformarvi in un marchio a ogni costo rischia di essere controproducente se non avete le abilità necessarie per farlo.

Per promuovervi https://www.alessiasavi.com/servizi/social-media-management-per-piccoli-business/: occorre una buona predisposizione al coinvolgimento e al networking e una forte personalità. Non importa se i vostri contenuti sono di qualità, se i vostri lavori sono eccezionali, se la vostra struttura ricettiva è stilosissima, se siete i nuovi Re del Brivido: se non avete un seguito, nessuno saprà mai quanto valete. 

Vi diranno di non essere stravaganti, eccentrici, bizzarri. Ci diciamo che è meglio essere mediocri e omologarci alla massa. Che è meglio perché sembriamo più affidabili. Lasciatemi dire che è una marea di fuffa. E non fuffa buona, fuffa balorda. Per me la fuffa è qualcosa di leggero, qualcosa che è un passatempo che ti fa stare bene. Una bagatella, insomma. Qui parliamo di fuffa che sporca, che macchia, che infetta. Muffa che attacca le fondamenta del vostro Io.

Una delle frasi di Seth Godin che più mi ha colpita, è questa:

Chi ti dice di volare in basso, è perché non vuole che tu arrivi in alto.

Proprio come un bell’abito che vi fa apparire belli anche con la febbre a trentanove e un raffreddore di quelli che vi riducono il naso a un rubinetto, indossate con fierezza la vostra pelle ogni mattina.
Perché la verità è che invece vi vorranno e cercheranno per ciò che siete. 

Se volete puntare sull’emotività e l’empatia non c’è niente di meglio che raccontare di voi stessi, di quello che fate e come lo fate.

Avete mai letto il blog di Alessandra Zengo? In uno dei suoi ultimi articoli racconta del lavoro di content editing e mentoring per il romanzo Nothing in the Face of Heaven di Francesca Petrizzo. Ecco, questo è uno degli articoli che chiunque dovrebbe scrivere. Trasmette passione, energia, amore per il progetto. Impossibile non farsi travolgere dall’entusiasmo.
Raccontate di come affrontate i problemi e li superate; di come avete fatto qualcosa che vi ha reso fieri e felici del risultato ottenuto.
Se siete voi stessi, del vostro marchio non importa proprio a nessuno.

Datevi una scrollata, ripulite dalle ragnatele il vostro blog e sponsorizzatevi mettendo in vetrina ciò che sapete fare al massimo delle vostre possibilità. Se questo significa cambiare radicalmente stile e ripartire ogni volta da zero, fatelo.

Il rinnovo dell’immagine è importante.

Il personal branding è dare un nome figo a una cosa molto scema: applicare le tecniche di inbound marketing e marketing tradizionale a voi stessi, come persona. Questo significa mettere al centro della vostra strategia di comunicazione il vostro cliente e i suoi bisogni.

Per cui provate, osate, ritentate e continuate a studiare e sperimentare!

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