Questo non è un fallimento

Storie di decisioni che ti cambiano la vita.

Ho la tendenza a credere che le azioni si misurino in termini di coraggio speso. Probabilmente è un retaggio da lettrice  che ritrova in ogni romanzo protagonisti di indomita e implacabile eroicità. Oppure quella certezza granitica di chi vuole che, in ogni azione, sia dimostrato il valore di quel che si è e di quanto si vale.

Be’, in questi mesi ho capito che il coraggio non c’entra niente con tutto questo, è un’altra cosa. Che non è quanto coraggio ci metti, nelle cose che fai, ma semplicemente il scegliere di farle, cambiare le cose e passare dalla paura all’azione. Il coraggio spesso rende pavidi e sciocchi, è una leva che ti dà slancio ma spesso senza strategia. Il mio coraggio romantico è così: quello che fa fare un sacco di sciocchezze ai protagonisti dei miei romanzi (e non solo miei: Omero può confermare).

Quei mesi di apnea

Sono stati mesi in cui ho lavorato incessantemente 18/20 ore al giorno per far funzionare le cose o, quanto meno, cercare di dare un senso a ciò che stavo facendo. Settimane in cui le mie ferie sono state dedicate a lavoro non stop. Non ho visto il mare – che ho sognato spesso e mai in modo così ardente come quest’anno -, non ho avuto un momento per sedermi sul divano con una bella coppa di gelato e una serie tv da gustare, ho ridotto all’osso la mia vita sociale. In poche parole, da giugno – quando ho chiesto una riduzione di orario in ufficio – tornavo a casa, cenavo con qualcosa di davvero veloce da preparare e poi lavoravo. Di nuovo. A un qualcosa che mi dava energia, voglia di fare, sguardo lontano su ciò che sarebbe stato in futuro. Su ciò che sarebbe diventato. Ho scritto pagine e pagine di appunti in attesa che le cose potessero davvero prendere vita, ho lavorato a progetti che mi stanno dando grande soddisfazione e adesso è giunto il momento di entrare in azione. 

Quando sfiori il tuo sogno e ne assapori la sostanza poi non puoi più tornare indietro, stringere le palpebre come quando hai gli incubi e fingere di non aver visto nulla, come se non fosse mai esistito. Quando lo sfiori si trasforma in qualcosa di dannatamente palpabile e concreto. E quando un sogno si trasforma in qualcosa di più solido, che puoi toccare, diventa fattibile. Diventa un obiettivo.

Desideravo da anni – due lavori da dipendente fa – di avere un lavoro in cui identificarmi e con cui generare anche valore, non solo utili. Qualcosa che fosse solo mio e del quale essere fiera per ogni goccia di sudore e lacrima di commozione versata. Ringraziare con il cuore gonfio di orgoglio per ogni applauso e ogni caduta. Da quando questo sogno ha iniziato a essere vivido, ad avere un nome, legno solido sotto le dita, colori ben definiti e i primi clienti non è più stato un sogno: è diventato la mia nuova realtà.

Ho dimenticato la paura da qualche parte

Ho dimenticato la paura quando ho capito che è sempre uguale a sé stessa e che se le cose devono cambiare, devo essere la prima a fare in modo che ciò accada. Niente di più difficile: bisogna prendere decisioni. Decisioni che deluderanno tanti, che spaventeranno i pilastri della nostra esistenza, che ci faranno passare da stati alterni di delusione ad altri di euforia e soddisfazione piena.

Ho imparato che le persone che ti vogliono bene desiderano semplicemente che tu sia felice. Io ci ho provato, a sentire tutte le campane, tutte le persone più importanti della mia vita per sapere se ero pazza io o forse solo determinata nel portare avanti il mio sogno. Però, a un certo punto, era come se stessi delegando la mia scelta finale. Così ho spento le comunicazioni radio, mi sono chiusa in casa e ho cercato di capire cosa mi avevano lasciato quei mesi di stanchezza fisica, di sonni agitati, di entusiasmo part-time che si innescava quando pensavo al mio progetto.  Che era ora di crederci davvero.

Il coraggio mi ha fatto scegliere un lavoro da libera professionista a discapito di un lavoro che conosco da 17 anni.
La strategia mi ha fatto decidere di fare un passo indietro, mettere da parte l’orgoglio (e anche un po’ di ego) e accettare di avere due professioni, due vite lavorative da gestire, due vite che sono l’una retaggio di anni di specializzazione e l’altra la passione che coltivo da troppo tempo, come un giardino segreto che ho sempre voluto aprire al pubblico senza avere il coraggio di farlo.

Quel passo indietro, all’inizio, mi sembrava un terribile fallimento, ma era solo perché il mio personale Mito del Coraggio è così: tagli netti e decisi, grandi combattimenti e litri di sangue e lacrime versati. Altrimenti, l’impresa non è compiuta. D’altra parte, ho Saturno in Scorpione: cosa potevo pretendere? La verità è che mai, come in questi due anni, ho compreso come solo gli schiocchi non cambino mai idea, e di come puoi scegliere di dare una seconda possibilità a qualcosa. O qualcuno.

Ho imparato che lasciare e lasciarsi andare ti restituisce tanta abbondanza, tanta ricchezza umana. È come un’onda che si tuffa in mare aperto e abbandona a riva cose dimenticate, perdute, lasciate andare.

Oggi dunque festeggio Samahain con questa mia trasformazione: (ri)parto come consulente di comunicazione. 

Tu, cosa lascerai andare a Samahain?

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