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Bloody Mary

Un racconto di Judy Blackmore.

Il primo rintocco è risate di giubilo.
Sospiri tornando a casa dopo una serata con gli amici. Le lanterne che illuminano a festa la via, spengono il loro fuoco a contatto con l’acqua che scroscia dal cielo.

Il secondo rintocco è sentirsi osservati.
La strada è piena di maschere dagli occhi indiscreti, che corrono cercando riparo da vento e freddo. Nei cimiteri decorati a festa dove prima c’erano rose e peonie: tombe e gatti neri ne fanno da padroni.

Il terzo rintocco è caramelle e dispetti.
La sicurezza di un portone chiuso, e il fuoco scricchiolante da compagnia per quando si è soli.

Il quarto rintocco è paura irrazionale.
Una doccia calda per sciacquare di dosso la stanchezza di una giornata a lavoro. Ma non aiuta quando hai il freddo nel cuore.

Il quinto rintocco sono ombre muoversi vicine.
L’odore pungente dello zenzero nella tisana calda.

Il sesto rintocco è un brivido lungo la schiena.
Con la coda dell’occhio osservi  un riflesso nello specchio del salone.

Il settimo rintocco è un sussurro all’orecchio.
Cerchi di non pensare al nome delle leggende, hai smesso di credere alle favole quando eri bambina. Non ti sei resa mai conto che sono gli incubi quelli di cui avere paura.

L’ottavo rintocco ricorda che non si è ma soli.
La sicurezza di chi non vede più con i propri occhi ma la razionalità offuscata di adulto. La tua camicia da notte bianca richiama il colore degli spettri.

Il nono rintocco è una risata di bambino alle tue spalle.
Tu il tuo lo hai perso da giovane. Non devi dimenticare mai.

Il decimo rintocco sono i battiti del cuore che si susseguono sempre più veloci.
Il respiro che manca quando si ha la consapevolezza che si è giunti al termine della propria corsa. Quando nemmeno l’istinto riesce a salvarti, tutto accade in un battito di ciglia tra un rintocco e l’altro.

L’undicesimo rintocco è la carezza di una mano fredda sulla guancia.
Il calore inconfondibile del sangue che ricopre il tuo vestito. Rosso intenso su bianco candido

Il dodicesimo rintocco apre la porta degli incubi e inizia a celebrare la notte delle streghe.
             Quando l’orologio segna la mezzanotte tutto ha fine.

Ragazza Mary Worth trovata morta all’alba del primo novembre, all’interno della propria casa, con allarme inserito e tutte le porte chiuse. Bloody Mary è stata rinominata dopo che alcune foto della scena del crimine sono state pubblicate su vari Social Network da fonti anonime. A destare l’attenzione degli inquirenti sono state le impronte di bambino insanguinate che aggiravano il corpo della vittima formando un cerchio completo.

3 comments

Nocturnia 1 novembre 2015 at 00:22

Incalzante. Palpitante.

Questo racconto ha una metrica che apprezzo moltissimo – spezzata, dura, che toglie il respiro – e mi è piaciuto molto.
Nella normalità di questa ragazza s’insinua qualcosa che non ha definizione, non ha confine, non ha regole precise (o forse le ha, ma abbiamo voluto dimenticarle) ed è proprio questo a inquietare – a far gelare il sangue.

Complimenti e complimenti! ♥♥♥♥

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Cristina Arnaboldi 3 novembre 2015 at 14:39

Questo racconto… rintocca. Scandisce i battiti del cuore che verso il sesto rintocco iniziano a sentirsi forti nelle orecchie, con l’ansia che sale.
Questo racconto mi ha dato allo stesso tempo la sensazione di un quadro impressionista, delineato con poche pennellate sapienti, e di un pendolo ossessivo, che rintocca per inseguirti. Mi ha ricordato molto certe atmosfere di Poe e mi ha tenuto con il fiato sospeso con poche parole.
Il finale con la freddezza del comunicato di agenzia è un tocco di genio. Complimenti.

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Seme Nero 4 novembre 2015 at 13:01

Un crescendo di ansia, la perdita della sicurezza, i nostri demoni che sorgono dal passato e un nome che non si deve pronunciare. Questa Bloody Mary ha un fascino terrificante!

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