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Loop

Un racconto di Nocturnia.

“I am the shadow on the moon at night

filling your dreams to the brim with fright.”
– Marilyn Manson

 

Il corpo è sempre lì, al suo posto, che oscilla.
Una sedia rovesciata, un letto disfatto, una lettera lasciata a metà.
Judy si sveglia, annota ogni particolare, torna a dormire. (e tutto ricomincia)
Alla mattina non c’è più niente; né carta né parola che possano confermare il suo incubo.
Fissa la zucca che Kirk le ha regalato per Halloween, un faccione arancione all’apparenza innocuo, ma che nella penombra della stanza assume sfumature grottesche.
Non puoi farmi del male pensa Sei solo nella mia testa.
La zucca sorride, sorniona.
Judy sospira, si porta l’indice sotto l’occhio e tira, notando una nuova ruga.
Beve l’ultimo sorso della sua tisana, camomilla e melissa, sobbalzando quando un tuono percuote il cielo.
La zucca di Kirk la fissa, silenziosa – impassibile.
Il cervello di Judy continua a fare click click click.

Il corpo è ancora lì, immutato.
Nella stanza c’è un nuovo odore adesso, quasi floreale.
Judy nota che il corpo ha piedi piccoli, unghie laccate di rosso – sbeccato sull’alluce.
La sedia è ancora rovesciata, il letto disfatto.
Sulla scrivania c’è sempre quella lettera lasciata a metà, la penna stilografica in bilico sul bordo, l’inchiostro sbavato.

E una mela candita. Adesso c’è anche una mela candita mezza mangiata.

Judy deglutisce, cerca di controllare la paura che prova (no, il terrore che prova, liquido e rovente come piombo fuso)
Qualcosa le sfiora la spalla e Judy si gira di scatto, incontrando occhi che non ha mai visto – rossastri e deliziati.
“Hai scritto la tua lettera, Judy?”
Apre la bocca, la richiude; percepisce l’intestino muoversi, gli sfinteri farsi deboli. .
“Io… No, io non ho…”
Uno scintillio nell’oscurità, una pupilla che si stringe, l’altra che si dilata.
“Peccato.” rispondono quegli occhi, e si avvicinano alla zucca di Kirk “Un vero peccato.”
Judy stringe i denti, si morde la lingua.
“È solo un sogno.” mormora, e un profilo pallido si volta a guardarla “Tu…”
“Non esisto?” la sbeffeggia l’ombra “Forse. O forse no. Ti va di scoprirlo, Judy?”

La corda si tende, la sedia cade.

No.

La trachea comincia a comprimersi, il dolore alla testa si fa sordo, pulsante.

Non è possibile.

L’ombra sorride, poco più che un taglio bianco nell’oscurità della sua mente.

Ti va di scoprirlo, Judy?

Judy cade, inerte.
Il corpo dondola nel vuoto, silenzioso – molle, come una bambola di stracci.
Sul tavolo una lettera lasciata a metà (quella per l’università) a terra una sedia rovesciata (quella che ha usato per uccidersi)
Il letto è disfatto, la mela candita mostra i primi segni di ossidazione.
L’ombra inclina il capo di lato, un movimento curioso – infantile.
Toglie la tazza dal comodino, arriccia il naso all’odore acre che comincia a spandersi per la stanza.
Si protende poi verso la zucca, spegnendola con una leggera torsione del polso.

Click: il cervello di Judy ha smesso di andare in loop.

Storna lo sguardo, lo posa sulla notte appena sorta.
Se tutte le anime hanno il suo sapore, non vede l’ora di poter cogliere le prossime.

 

 

4 comments

Cristina Arnaboldi 3 novembre 2015 at 14:19

Ho amato questo racconto dalla prima riga. Credo sia il mio preferito e per questo ho deciso di commentarlo per primo.
Premetto che io ho un debole per il tipo di scrittura: frasi brevi, incisive ed evocative. Mi trasmette sempre l’impressione che le parole siano state pensate, soppesate e scelte con cura per essere non scritte, ma incise nella pagina e nella memoria del lettore.
Trovo che questo racconto sia la perfetta rappresentazione dell’ossessione, di quel loop di pensieri in cui a volte cade il cervello e che può portare alla distruzione.
Interessante anche la figura ambigua e non meglio definita (con un certo richiamo a Nightmare) che è il carnefice/mietitore della ragazza e che fa scendere un brivido lungo la schiena.

Insomma, complimenti. Questo racconto mi è piaciuto davvero molto.

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Nocturnia 3 novembre 2015 at 23:03

*squittisce senza dignità* ♥♥♥

Sono lusingatissima dalle tue parole, sappilo.

Hai centrato in pieno il punto, ovvero l’ossessione.
La paura è un sentimento irrazionale sotto certi punti di vista; per quanto una persona si sforzi di studiarlo, scomporlo ed incasellarlo in uno schema, fornendo quindi una motivazione logica a tutto quanto, la paura rimane – radicata, come un’infezione, oppure un seme malevolo.

La paura è uno dei sentimenti più vecchi, conservati nell’uomo da generazioni – un pilastro di ogni personalità, alla fine.

Nel tempo le paure si sono evolute, come i nostri schemi mentali, e hanno raggiunto diverse diramazioni, ma ciò che a me è sempre angosciato è la capacità di una persona di andare in “loop”, di perdersi nella sua stessa testa e di non riuscire più a uscirne.

Puoi quasi sentire lo strappo “fisico” quando questo avviene, l’ossessione che ti divora, che ti rende impossibile vedere lucidamente il mondo, che ti fa dubitare.

La figura del mietitore è un riferimento a Nightmare, in effetti, uno dei film che ho trovato più angoscianti – muori nei sogni e muori nella realtà, il ribaltamento del ruolo della dimensione onirica laddove prima vi era il concetto di fuga, protezione dalla realtà – e sono contentissima che tu l’abbia colto!

*gongola*

Sei stata gentilissima a dedicare un po’ del tuo tempo a questo racconto, grazie mille e di cuore! ♥♥♥♥♥♥♥♥♥

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Seme Nero 4 novembre 2015 at 13:16

La morte si preannuncia inesorabile, tortura la sua preda per godere di ogni goccio di paura di cui riesce a spremerla! All’inizio pensavo sarebbe stata per Judy un continuo rivivere la sua stessa morte. E invece click!
Bravissima!

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Nocturnia 5 novembre 2015 at 12:17

Awwwww, grazie mille! ♥

Io credo che la paura si nutra dell’incertezza, del non sapere.
Se guardi il tuo nemico in faccia, se smette di essere solo un’ombra, una sensazione, la paura assume connotati diversi – rimane, ma non nella morsa gelida che ti scioglie le gambe e le budella.

Judy stava impazzendo proprio per questo loop, per la mancanza di una certezza – una sola – che le dicesse cosa fare – forse persino come morire.

Sono contentissima che il racconto ti sia piaciuto, davvero; è una delle prime volte che mi misuro con il genere, per cui grazie mille e di cuore! ♥♥♥♥♥

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