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Shinigami

Un racconto di Annarita Faggioni.

Brucia l’aria coagulata dallo scroscio di sangue bianco: un telaio incantevole per decorare a intarsio il prossimo cadavere. Non sussiste maestria più infame e più soave dello scortare gli esseri umani a spirare, pur mantenendo le distanze. Esseri rozzi usano le falci, oppure i moderni romanzieri e hanno la spina dorsale di definirsi colleghi: a me basta intervenire dove serve. Seguire il piano, oppure stravolgerlo, lasciare che le circostanze mi sorprendano, agire dal buio inghiottito da dove sono nato. Se scorticato in un brivido rappreso, oppure livido di Natura, il cadavere è un piacere fugace e lento. La prospettiva del prossimo piano mi eccita: il futuro degli attimi è degli déi, gli uomini si accontentano di contarlo in anni, con la sciocca presunzione di essere certi di averli. Eccola, la scacchiera è pronta. L’auto procede spedita lungo la strada bagnata, incauta. Non fermarti, piccola, non fermarti al casello, sorprendimi. Anzi, rispetta il segnale, voglio vedere la tua pioggia confondersi con l’intenso del tuo cadavere. La pedina è pronta ad aspettarti: ha perso il lavoro, è un disperato, tra poco lo verrò a prendere e resterà impunito, ma tu, tu resterai la mia opera d’arte. Diventare una mia creatura è privilegio di pochi. Non tutti si è eccellenza, per molti devi solo firmare il foglio di via. Odio firmare. Preferisco congegnare. I cadaveri mi scatenano, i morti mi lasciano del tutto freddo. Hai deciso di fare una sosta e prendere qualcosa di caldo. Peccato. O forse meglio così. La pedina si avvicina, ti chiede un’indicazione. Sconcertami, scappa, mio dolce cadavere non ancora in putrefazione. No, sei gentile. Decidi di accompagnarlo dove deve andare. Non ha dove stare, dove vuoi che vada… Ti sta osservando, piccola, lo ha notato quanto sei fortunata al posto suo: regala un calcio negli stinchi e lascialo ai lampi, poi ci penserò io. Fai finta di niente, allora te la vuoi, meravigliosa porcellana. Spero almeno che tu sia stata tanto demoniaca da lavorare qui, dal tuo Whiter, ma con questo atteggiamento andrai solo nella tomba. Mangiata. Il piano ha funzionato senza troppe sorprese: sono un po’ deluso. Il mio dolce cadavere ha deciso di infrangere quel respiro violato, ora c’è solo qualche brandello di carne che si confonde al miele nero delle intemperie. La pedina ha preso il controllo dell’auto: uno schianto senza testimoni e il mio intarsio sarà perfetto… Ero convinto di aver mangiato anche questa pedina, ma è in piedi. Riprovo. Il morto è ancora vivo, qualcosa deve essersi inceppato sulla scacchiera. Blasfemo! Blasfemo, si è attaccato alla vita! Blasfemo, ma geniale. Dopotutto, la volontà degli esseri umani può spuntare anche dalle pedine. La chiamano “Speranza”, altre volte “Volontà di vivere”. Certe volte funziona anche contro di noi. Userò le primitive e buone maniere falcidiarie, sperando che non riesca a muoversi. Potrebbe sempre svignarsela altrimenti, lo avevo sottovalutato. Stupiscimi, nuovo cadavere non ancora inerte.

9 comments

Nocturnia 1 novembre 2015 at 00:43

Inquietante. Bellissima.

La Morte vista da uno Shinigami – pedine e nulla più.
La Morte che è un gioco, un divertimento; un lavoro tremendamente serio.
Storia d’impatto, in cui le parole sono riuscite a farmi vivere la scena – a scolpirmela negli occhi.

Un lavoro davvero ben fatto, complimenti! ♥♥♥♥

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Annarita 1 novembre 2015 at 11:48

Ciao Nocturnia, ti ringrazio infinitamente, anche perché per la prima volta mi ritrovo a scrivere un horror “pieno” per quanto possibile <3. Ho letto il tuo "Loop" e mi è piaciuto molto sulla questione alla "Nightmare". Buona Domenica <3

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Nocturnia 3 novembre 2015 at 23:06

Ma grazie a te!

“Shinigami” è un racconto originale e che usa molto bene la figura del dio della morte giapponese; mi è proprio piaciuto leggerlo!

Yep, ci sono dei riferimenti a Nightmare nel mio racconto, film che ho visto con profonda angoscia (non ho chiuso occhio, ecco) e sono davvero lusingata dalle tue parole; grazie mille, gentilissima! ♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥

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Renato Mite 2 novembre 2015 at 14:34

Un plauso ad Annarita. In un racconto all’apparenza intricato ritrae non la violenza impetuosa ma la violenza lucida che fa ancor più paura, applicata con rigore dalla forza omicida per eccellenza, fino all’ineluttabile destinazione finale.

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Annarita 2 novembre 2015 at 15:18

Grazie Renato 😉

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Cristina Arnaboldi 3 novembre 2015 at 14:23

Adoro il tuo stile, davvero, lo amo: è elaborato quanto basta ma secco, lineare e mai scontato.
Riesce davvero a rapirmi.
E questo flusso di coscienza di uno Shinigami è davvero magistrale: il suo “tifare” per questa o quella pedina, il suo divertimento e il suo gusto ritraggono la morte con un sorriso che è tanto più inquietante quanto più largo e distaccato si delinea.
Ricorda al lettore quanto è piccolo e pure quanto fondamentali possono essere le sue scelte nel quadro delle cose.
Bellissimo.

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Annarita 3 novembre 2015 at 15:26

Non so cosa dire: io a Whiter ringraziamo <3.

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Seme Nero 4 novembre 2015 at 13:11

Geniale prospettiva! Il mio pensiero è andato subito a Ryuk, che similmente gioca con gli umani come se tenesse in mano una lente e stesse bruciando delle formiche, una ad una. Ma questo shinigami è quasi poetico, ammaliato dalla figura della giovane per la quale parteggia ma per cui non dà cenno di empatia. Esaltante il suo disappunto, la sua ricerca di sorpresa. Complimenti!

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Annarita 4 novembre 2015 at 15:30

Ryuk (= lo shinigami di Death Note) è un po’ diverso: ha la forma di un demone e si diverte lasciando carta bianca a tutti gli umani (tant’è che più volte dice a Light Yagami che non è dalla sua parte, ma nemmeno contro di lui). Il mio Whiter, invece, agisce più da Dio, inteso come “Kami” giapponese, come padrone del Destino se vuoi, tanto è vero che il “poveraccio” lo prepara a dovere proprio per quell’incontro e va considerato in forma umana comunque (= il mio riferimento fisico è Undertaker di Kuroshitsuji se può servire a dare l’idea delle fattezze del personaggio, ma è per dire che non mi sono inoltrata in esseri demoniaci). Sono condannata a fare comunque personaggi esteticamente belli e, forse anche per questo, più tremendi rispetto al “mostro” classico. Grazie Paolo.

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