Scrivere meno è meglio

Quanti libri all’anno pubblicare per non essere fuori dal mercato?

Una delle dinamiche principali che muovono il mercato editoriale indipendente (ma potrei aggiungere dell’editoria nel suo insieme) è quella di avere un ritmo di pubblicazione serrato.
Si parla di un libro pubblicato ogni due tre mesi.
Questo vale principalmente per il mercato americano, ma è indubbio che abbia una logica anche per quello nostrano.

Qualche dato sull’editoria 2016

Alcuni numeri statistici presi dal Rapporto AIE (Associazione Italiana Editori) sullo stato dell’editoria 20165/2016

  1. In Italia ci sono 4.608 case editrici: il numero, rispetto al 2015, resta pressoché invariato.
  2. In formato cartaceo sono stati pubblicati 65.000 nuovi titoli a cui si aggiungono 63.000 ebook: aumentano le tirature, anche “digitali”. In particolare, è cresciuta la produzione di titoli del settore bambini e ragazzi e della manualistica.
  3. C’è un ritorno al cartaceo, ma il 37% dei lettori vuole scegliere su quale supporto leggere: digitale o cartaceo.

I dati sull’editoria italiana del 2016 parlano chiaro. Mentre il numero della popolazione è rimasto invariato negli ultimi 40 anni, abbiamo avuto un aumento delle pubblicazioni del 600% (i dati sono quelli pubblicati da La Stampa). Questo significa perdita della qualità dei lavori, sommarietà nella realizzazione di traduzioni e delle campagne di marketing. Copertine raffazzonate e sempre crescenti i casi di violazione di copyright da parte delle case editrici nostrane ai danni di artisti, di cui il caso Fazi è solo l’ultimo di una triste serie. Si ha aumento dei costi riproduzione (ma, soprattutto, di distribuzione, così come ha evidenziato Antonio Tombolini in un recente articolo per Simplicissimus), in un mercato in cui la domanda è rimasta invariata ma l’offerta è cresciuta in modo ipertrofico e malato.

Cosa accade con una pubblicazione regolare?

  1. Aumentiamo il numero di prodotti all’interno del nostro catalogo e, di conseguenza, anche gli introiti (forse).
  2. Il nostro nome circola di più online, tra campagne promozionali, blog tour, recensioni da parte dei lit-blog. Il tutto condito da un’intensa attività scrittoria.
  3. Il pubblico si affeziona allo scrittore e se sa di poter contare su un autore, ha la sicurezza di non essere abbandonato nel bel mezzo di una saga. In poche parole, si fidelizza il pubblico.
  4. La lunghezza media di un romanzo fatto e finito in tre mesi, non può superare le 50.000 parole e, con ogni probabilità, si punterà alla pubblicazione di novellette.
  5. Si corre il rischio che la pubblicazione prevalga sulla qualità del lavoro, presi dalla fragola di pubblicare dimenticando la qualità di ciò che stiamo facendo.

Cosa fare dunque?
La risposta è quella più sensata: scrivere meno per scrivere meglio, come ha scritto Davide Piacenza nella sua analisi del giornalismo 3.0.
Scrivere meno significa curare di più la documentazione e l’editing, le parti fondamentali nel processo creativo per la stesura di un romanzo.
Significa prendersi il tempo giusto avere un’opera finita di qualità senza lo spauracchio della pubblicazione o il desiderio ardente di vedere il proprio catalogo arricchirsi.
In ultima analisi, il pubblico sembra preferire romanzi lunghi a racconti brevi o raccolte. Sembra sia più semplice restare ancorati a una storia per lungo tempo anziché doversi calare in nuovi contesti ogni quindici, venti pagine.

 

Il mio business plan 2017 prevedeva la pubblicazione di tre romanzi per quest’anno, di cui attualmente solo uno è già stato scritto e in fase di editing. Gli altri due sono in fase di scrittura, che brutalmente si è arrestata a causa degli impegni lavorativi subito dopo le vacanze natalizie.
Ho bisogno di obiettivi da raggiungere ma non di gareggiare: per questo motivo so che sarà davvero arduo riuscire a mantenere fede a questo proposito, visto che sono terribilmente in ritardo sulla mia tabella di marcia e gli impegni trasversali (si fa per dire) impellenti. Ma la speranza è l’ultima a morire, dicono. Ricordate: gli obiettivi devono essere SMART, e io azzardo sempre a sparare in alto.
Ho bisogno di essere soddisfatta del mio lavoro e questo comporta tagliare a man bassa durante l’editing, anche quando gli altri mi dicono che no, non si fa quando un romanzo è già fatto e finito e i personaggi hanno già vissuto una loro vita, lì dentro. Ho bisogno di prendermi tempo per valutare le scelte narrative fatte in precedenza rispetto all’editing, fortificare una struttura che in prima bozza è sempre troppo debole.

In poche parole: non mi sentirete più (non è vero, ma ci proverò) chiedere a destra e a manca come si fa a pubblicare un romanzo ogni tre mesi.
Perché la verità è che ognuno ha i propri tempi, il proprio metodo lavorativo (magari un giorno vi racconto il mio, se vi va) e una vita con cui fare i conti.
E non sembra, ma senza quella cosa lì – la Vita – noi non sapremmo proprio cosa inventarci per raccontare Storie.

Voi quanti libri pubblicate – o vorreste veder pubblicati – all’anno? Come avete intenzione di lavorare nel 2017?

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