I sogni sono obiettivi

La La Land (non) è un film per Sognatori. O forse si?

Sono reduce dalla visione di La La Land e devo ammettere che non mi sono ancora ripresa emotivamente. E di settimane ormai ne sono passate quattro.

Il mio problema è senza dubbio quello di arrivare alla visione carica di aspettative e restarne delusa così, i film verso cui nutro aspettative ridicole si rivelano sempre pellicole godibili e, tutto sommato, apprezzabili.

La La Land racconta la storia di due Sognatori Romantici. Mia desidera fare l’attrice: per intraprendere la carriera dei suoi sogni di bambina sacrifica lo studio, la laurea in legge e si trasferisce a Los Angeles, dove lavora come cameriera nel bar degli studios. Almeno, sono vicina a quello che amo di più al mondo, dice. Lo vive di riflesso, da dietro il bancone, perché prima o poi il salto lo farà anche lei. Sogna di scrivere le proprie drammaturgie, di portarle in scena anche in piccoli teatri, ma farsi da sé: costruire la propria arte, un pezzo per volta, aggirando il Sogno prendendolo dai confini per poi avvicinarsi al suo cuore pulsante. Sebastian è un musicista jazz, è un fanboy ancorato al passato della sua musica, quando il jazz era musica nera, ribelle, indomita e bellissima. Il jazz non puoi capirlo, puoi solo viverlo. Sebastian suona nei piano bar. A nessuno interessa il jazz: l’importante è che lui suoni musica commerciale, che vende un sacco e che tutti possano conoscere, con cui battere il tempo con la punta del piede durante la cena. Sebastian sogna di aprire un locale dove si esibiscono le band di jazz locali, quelle che ancora ti fanno respirare il jazz vero, quello di Harlem, e poi via, a ballare sino a sfinirsi. Il piano bar è un ripiego: l’importante è guadagnare, risparmiare e trovare i soldi per aprire il proprio locale, mandare al diavolo quelli degli altri e realizzare il proprio Sogno.

Sebastian e Mia si accontentano di guardare i Sogni da lontano.
Insomma, non troppo lontano, dopo tutto si trovano ai margini dei loro Sogni: prima o poi, al centro ci arriveranno. Per farlo, hanno bisogno di una spinta: incontrarsi. Il Destino li mette nello stesso posto nello stesso momento un po’ troppo spesso. Non si sopportano, si detestano, Mia odia il jazz e Sebastian il cinema da Blockbuster. Però si piacciono, si piacciono un casino. E come nelle migliori commedie romantiche, chi si ama si odia. Si innamorano perdutamente, cantano, ballano, condividono i propri sogni e iniziano a sognare davvero, a lasciarsi andare all’avvicinarsi un po’ al centro. I due vanno a convivere e Sebastian accetta la proposta di entrare a far parte di una boy band come pianista. Il loro è un genere che unisce il pop al jazz ma funzionano e vendono. Mia lascia il lavoro e inizia a scrivere la sua prima drammaturgia.

Cosa sei disposto a sacrificare per realizzare il tuo sogno?

La La Land, più che un film per Sognatori è un film sui Sognatori. Quelli romantici, quelli che infarciscono il sogno di etica, morale e fronzoli romantici un po’ bohemienne. Il problema si innesca quando quel Sogno che stai realizzando non è più il tuo, o meglio: è cambiato, non è più quello genuino e passionale – un po’ innocente e infantile, anche – che hai inseguito per anni.

Ma davvero il Successo può farti perdere di vista il tuo Sogno?

Perché si tratta di scegliere se essere felice con il tuo Sogno non troppo grande, ma fedele a te stesso, all’immagine che ne avevi creato tu. Oppure puoi scegliere se essere meno felice, magari meno innamorato, ma con il Sogno persino più grande e brillante di come l’avevi agognato. Perché così in grande, non avresti mai osato immaginarlo.

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La pellicola si spinge oltre, offre quella visione tipica in cui il Successo rende necessariamente degli Infelici. E magari anche insoddisfatti. A pensarci bene, credo sia stata proprio questa la cosa che mi ha infastidita e amareggiata: perché il Successo deve cambiarti? Renderti meno felice di com’eri prima? Perché dovresti essere insoddisfatto di una bella casa e una famiglia che hai voluto costruire, nonostante la carriera?

La verità è che i Sogni non si devono avverare: ce lo dicono tutti. Se si avverano diventiamo degli stronzi, iniziamo a tirarcela. Se si avverano, perdiamo tutto quello che avevamo prima: anche noi stessi. Se si avverano poi, persino più in grande rispetto alle aspettative, la morale è dietro l’angolo:per arrivare lì, avrai calpestato i tuoi valori.

A ragionare così, finiamo tutti con lo smettere di provarci, di tentare tutte le strade possibili. Meglio il bohemienne povero, di certo più felice, che magari la sua Arte se la tiene nel tempo libero e tutto il resto della vita la passa a fare lavori, o lavori insoddisfacenti, o lavori che tutto sommato gli piacciono ma non sono certo il Sogno.

L’Arte si fa con la pancia piena, o non si fa l’Arte: perché la verità è che a pancia piena è più semplice fare tutto, anche creare.

Indie: e poi?

Sei un autore indipendente: più o meno, vendi.
Se scrivi rosa, vendi sicuramente di più rispetto a chi scrive horror.
Se scrivi novelette, vendi di certo meglio di chi scrive romanzi lunghi. Almeno in ebook.

Il mercato editoriale parla chiaro: e poi, c’è un problema enorme. Scriviamo in tanti, scriviamo tutti. Perché lo facciamo la sera, dopo il lavoro normale, quello che ci da uno stipendio sicuro mentre accarezziamo il Sogno – mai troppo esagerato – di pubblicare il nostro romanzo. Di farlo arrivare a qualcuno che lo legga, a cui piaccia, a cui trasmetta qualcosa, che gli faccia venire voglia di prendere in mano carta e penna, magari. Sarebbe bello, no?

Sì, ma con il self-publishing non ci vivi. In Italia non vivi nemmeno di editoria se sei pubblicato da Mondadori, ma arrivi a molte più persone.
Il tuo messaggio arriva dove tu finisci. 

E io, ora, voglio arrivare un po’ più in là. Perché non si tratta di successo che cambia, si tratta di voler scrivere, di pubblicare, di arrivare a un sacco di persone. Arrivare perché ho qualcosa da dire – un sacco di cose da dire – e più scrivo, più passano i giorni, più capisco cosa voglio raccontare, a chi voglio raccontarlo e perché voglio raccontarlo a quel modo.

Avete presente la Ruota della Fortuna, no? Nei tarocchi quella carta indica il movimento: se restate dove siete, morirete annegati. Quindi, prendete il vostro Sogno e, ogni tanto, dategli una revisione. Non fossilizzatevi sul Sogno ancestrale: nel frattempo siete cambiate anche voi, si spera. Prendetevi il vostro tempo e pensate, oggi, cosa volete dal vostro Sogno: spingetevi un po’ più in là, osate.

Osate sempre, quando sognate.
Per censurarvi, c’è sempre tempo.

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