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Ruba come un artista e  fai innamorare i tuoi fans.

Stranger Things potrebbe essere un film scritto da Stephen King, diretto da Steven Spielberg e musicato da John Carpenter.

Stranger Things torna su Netflix il 29 ottobre e io sono già super esaltata.

Avevo adocchiato questa serie sin dalla sua uscita ma, come spesso accade dalle mie parti, per il poco tempo a disposizione non sono mai riuscita a gustarmela. Almeno sino a un paio di mesi fa, complice la calura estiva e la scarsa voglia di dannarmi l’anima di solo, estenuante, lavoro.

Stranger things è il prodotto perfetto per i nostalgici, per la generazione dei figli degli Anni ’80 cresciuti a pellicole avventurose insieme a piccoli, grandi eroi. Io, che con quei grandiosi protagonisti ero coetanea, giubilo e torno bambina, con quell’immancabile punta di malinconia che mi coglie ogni volta che ritorno alle atmosfere di quando avevo otto o dieci anni, fatte di campi sconfinati, boschi misteriosi e segreti da svelare.

La serie televisiva ideata da Matt e Ross Duffer è un concentrato di cliché ma, più di tutto, è un onesto tributo alla produzione cinematografica degli Anni ’80.

I Goonies, Stand by me, Poltergeist, Grease, I ragazzi della 56a strada e, più in generale, un lunghissimo omaggio alla filmografia di Steven Spielberg. Questi elementi uniti all’atmosfera suggestiva dell’ambientazione, sono la miscela perfetta per una storia a metà tra lo sci-fi e l’horror.
Stranger things prendere l’immaginario degli Anni ’80 e lo ripropone attraverso l’indagine sulla scomparsa del piccolo Will. La storia si sviluppa su tre differenti piani narrativi e altrettante piste di indagine: quella seguita dai migliori amici di Will – Mike, Dustin e Lucas -; quella dagli adolescenti – Nancy, Jonathan e Steve – e quella degli adulti – Joyce e Jim. Tre età a confronto, tre modi di porsi e porre domande, tre mondi differenti che finiscono inesorabilmente con l’intrecciarsi e comprendere che il confine tra immaginazione e realtà, realtà e incubo, scienza e follia, è così labile da perdersi nell’infinito delle dimensioni e delle probabilità.
La struttura narrativa di Stranger Things è senza dubbio il suo punto di forza, grazie ai tre filoni che si intrecciano e conducono lo spettatore all’interno della vicenda potendone analizzare i diversi aspetti.

È così che l’elemento fantastico inizia a prendere il sopravvento anche nella vita degli adulti, che dalla magia delle avventure di Dungeons & Dragons a cui giocano Will e i suoi amici si trasforma nell’incredulità degli adolescenti, e in forma di pazzia e delirio negli adulti.
Stranger things è un prodotto innovativo nato all’utilizzo sapiente dei cliché, dalla commistione sapiente di diversi generi narrativi,  dall’utilizzo perfetto di un’intera categoria di personaggi stereotipati che tra loro funzionano benissimo e tematiche collaudate in un decennio abbondante di produzione cinematografica e letteraria: quello del passaggio dall’innocenza dell’infanzia alla brutalità della vita adulta.
Personaggi stereotipati eppure vivissimi, credibili, commoventi e nostalgici.
Il bullo innamorato, la studentessa perfetta, l’amica bruttina, l’introverso dal talento artistico, la madre divorziata e sola, e un gruppo di ragazzini nerd si stagliano indomiti pronti a svelare i segreti di una cittadina in cui ci si accontenta della scelta più facile.
Matrimoni infelici, matrimoni di interesse, divorzi e tradimenti fanno da sfondo a una vicenda che sfida le leggi della razionalità e della scienza.
Voi cosa avete amato di questa serie?
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