Insegui la stella che hai dentro

C’è una stella dentro ognuno di noi. Per questo dovremmo farla brillare sempre.

Ho passato lo scorso week-end sul Lago Maggiore. Svegliarsi la mattina e non distinguere il blu del cielo da quello dell’acqua è straniante. Ti butta in un mondo a tinte d’azzurro e ti fa sorridere di primo mattino anche senza che l’odore del caffè ti penetri nelle narici. Da Stresa e le Isole Borromee sono passata sul lago d’Orta. Di fronte a Orta San Giulio, un paesino dagli edifici dipinti che si affaccia sul lago, si trova l’isola di San Giulio, un minuscolo pezzo di terra sormontato da un convento di clausura protetto da due vie: la via del Silenzio e la via della Meditazione.

Mentre vagavo con il naso all’insù, sono incappata in una frase: gli unici muri che non cadono sono quelli della nostra mente.

Avete presente quando siete colpiti da una folgorazione improvvisa e da un impulso malsano di raccontarlo a qualcuno?
Ci sono tanti piccoli pensieri che ruotano senza filo conduttore nella vostra testa come lucciole d’estate e poi, eccolo lì, che arriva quel qualcosa che li unisce: una lanterna entro cui racchiuderle tutte.

Nietzsche diceva che “bisogna avere un caos dentro di sé per generare una stella danzante“. Il concetto di Oltreuomo del filosofo tedesco non si limita alla sfera prettamente politica e antisemita. Alcuni studi ne danno un’interpretazione slegata dal contesto politico e sociale, contestualizzando il pensiero di Nietzsche assimilandolo a qualcosa di molto simile a ciò di cui parlavo prima:  la capacità di liberarsi dai pregiudizi e dalle gabbie mentali.

Una delle cose più difficili, quando si lavora su sé stessi, è quella di riuscire a distruggere ciò che noi stessi abbiamo creato. Per pigrizia, spesso, o per paura. In ogni caso, il nostro nemico principale è la mediocrità.
Guardatevi intorno: se lo standard medio è qualitativamente basso, perché cercare di fare meglio quando – nella mediocrità – tutti trovano il loro spazio?
Spesso ci illudiamo che la formula che funziona per chiunque vada bene anche per noi.
Non è vero.
Non è così e dovremmo sempre tenerlo a mente: è solo un’altra gabbia che si aggiunge a quelle in cui siamo già incastrati.

La mediocrità è il confine tra la nostra zona di sicurezza e quello che sta fuori. Oltre, non sappiamo cosa possa succedere. Siamo gli esploratori di quel territorio incontaminato dove nessuno si è spinto. Fa paura essere i primi, vero?

Ci ho messo un bel po’ di anni a distruggere le mie, di gabbie mentali. Qualche giorno fa, un’amica mi ha confidato di aver paura di finire con il fare ciò che gli altri si aspettano da lei. Questa è una gabbia. Non di mediocrità, ma ci finiamo dentro un po’ tutti. L’accumulo delle aspettative della società e della famiglia, degli amici, del compagno o la compagna. La gabbia che t’impone di avere figli se sei donna e, quando ci provi a spiegare perché non è tempo (e forse non lo sarà mai) la gente non t’ascolta e si mette a pestare i piedi, a indicarti che il tuo orologio biologico non si fermerà in attesa che ti decida ad essere madre. La gabbia che t’impone di essere scrittore vero solo se sei pubblicato da una casa editrice, altrimenti sei solo un egocentrico.

Le gabbie non si distruggono in un pomeriggio. Le gabbie le distruggiamo un passo alla volta. Quando non sapevo cosa fare nella mia vita mi illudevo che la strada della mediocrità fosse quella giusta. Era la più facile, non la più adatta per farmi sentire felice. Non vivo facendo la scrittrice e ancora devo decidere cosa farò quando Drove sarà davvero finito. Valuto ogni strada possibile, anche quelle che sento distanti dal mio modo di pensare, per non maledirmi come una stupida in un secondo momento. Lavoro sull’aspetto di promozione: in ogni caso, è una parte che non trascurerò affatto e che mi piace. Nonostante non sia J. K Rowling, ho una vita serena. Ho un lavoro che mi occupa l’intera giornata ma che tutto sommato mi piace, o non lo farei da tredici anni. Ho uno stipendio fisso: questo mi permette di non avere l’ansia di arrivare a fine mese, come ha fatto notare qualche settimana fa anche Serena. Mi dà sicurezza, mi concede il lusso di investire in formazione che non c’entra nulla con il mio lavoro, di comprarmi quel vestito carino che ho visto in una vetrina del centro senza sentirmi in colpa e di farmi un week-end fuori casa quando devo staccare la spina. Il mio lavoro è mediocre perché rientra nella fascia dei lavori ordinari: faccio la ragioniera, dopotutto, e resta radicata la mia traslazione nei film di Fantozzi. Non faccio l’astronauta ma i sogni sono sempre grandissimi. Non sono una star di You Tube e non fa figo come dire Community Manager, ma poco importa: a me piace quello che faccio. Ci ho messo tanto a capirlo. Tantissimo, ma quando l’ho fatto mi sono messa in pace con me stessa e ho potuto concentrarmi sulla cosa che mi fa sentire realizzata, appagata, completa: la scrittura.

A volte l’ordinario serve per produrre energia diversa, per lasciare a sedimentare qualcosa di profondo che non può ancora sbocciare. Così esplode ed emerge travolgendoci quando ci allontaniamo da quelle otto, dieci ore di vita forzosa fatta di soli doveri.

Quando Dorothea Brande sostiene di lasciare alla creatività spazi ben definiti mi trova d’accordo. Ci sono periodi di black out totale, in cui scrivo soltanto perché le idee nuove non arrivano e lavoro su quelle pregresse. Dalla fine del NaNoWriMo ho scritto pochissimo. Una storiella ancora incompleta (perché da storiella si è trasformata in qualcosa che va sotto il nome di romanzo fantasy, per cui mi sono fermata prima di fare danni), il racconto per il concorso Ispirare la Fantasia indetto da Il Piacere di Scrivere e la massima attenzione focalizzata su Drove.
Nessun lavoro creativo, tutta lima e cervello, poi l’altra sera mi è esplosa una luce in faccia e ho gettato le basi per tre storie differenti.

La creatività non è mai sinonimo di mediocrità, ma la mediocrità permette di cullarla e farla crescere.

Per essere creativi dobbiamo saperci staccare da quello che impongono gli standard della società e concentrarci su noi stessi. Vedere ciò che per noi funziona, che ci permette di esprimerci al massimo e dare il meglio.

Ci hanno inculcato l’idea che essere mediocri sia sufficiente.
E lo è, ma per risultati mediocri.
I risultati arrivano se si va oltre la media, oltre i dictat, perché il classico “modulo collaudato” funziona solo per chi è arrivato prima.

Ve l’ho detto: il cuore va messo in ogni cosa che si fa.

Costruite la vostra stella nel silenzio del caos che avete dentro.
Credete in voi stessi.
Scoprirete che quando non lo farete voi ci saranno altri che lo faranno al vostro posto senza chiedervi nulla in cambio.
Quando vi accorgerete di loro, quella stella inizierà a danzare.

Quella stella è ciò per cui vale la pena vivere.

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