Tre consigli per il tuo business

Di un libro mai pubblicato, di anime affini, flessibilità e critiche interiori.

Oggi è una di quelle giornate in cui guardi fuori dalla finestra e, a differenza dell’ultima settimana, gennaio ce l’hai proprio davanti, in tutto il suo rigido splendore di primo mese dell’anno, il freddo dei giorni della Merla, il sole timido che si nasconde dietro una coltre di nebbia che rende tutto più denso e lento, anche i movimenti.

L’obiettivo imprevisto di questo mese (e del prossimo) è quello di dare una nuova struttura al sito: nuovo layout (più snello e veloce, sempre pulitissimo) e nuove foto. Proprio sabato Giui si è occupata del mio servizio di personal branding. Del perché ho scelto lei potrei parlarne un’altra volta ma non è del tutto scollegato da ciò che sto per raccontarvi oggi.

Ma facciamo qualche passo indietro.

5 giorni prima | Le affinità elettive

Negli anni sono diventata un asso nella pianificazione, nel concedermi spunti creativi, nell’essere sempre sul pezzo. Se fossi un Acquario puro, sarei spacciata, per questo devo ringraziare il mio ascendente in Toro. Ma non c’entra l’astrologia, almeno, non completamente.

C’entra l’attitudine personale e il rielaborare le visioni, le tecniche, i consigli dei massimi esperti di questo o quell’argomento. Se dovessi fare esattamente ciò che si dice, non potrei mai più scrivere articoli come questo, dove parlo di tutto un po’, di come va, di come vorrei andasse, di come voglio che vada nei prossimi mesi.

Non potrei farlo perché non sto vendendo niente (o forse sì?).

Eppure, e qui torno a parlare di Giui, se non fosse stato per questi articoli all’apparenza estemporanei, che sembrano fuori luogo in un sito dove si parla di comunicazione nel mio caso, di fotografia nel suo, non l’avrei scelta.

Giui parla del suo mondo che a me ricorda il piccolo mondo antico dove sono cresciuta anche io.

Case di campagne, mattoni rossi sul pavimento talmente lucido che scivolavi sempre. Le pozioni di tarassaco e i desideri bisbigliati ai soffioni; le primule e i crochi in primavera da scovare sotto i castagni ancora addormentati; le raganelle sulle rive dei fossi a cantare melodie pazzesche durante l’estate, unite al coro di cicale in fermento. Erano giorni così, di lentezza e odore di frumento, di erba appena tagliata e di balloni di fieno su cui ti arrampicavi e il mondo appariva immenso e senza confini. Erano giorni di ginocchia sbucciate, di cicatrici e sogni immensi.

Dicevo: Giui ha trasformato la fotografia in arte, nella cosa più simile alla pittura che ci possa essere. E si vede. Ama le parole, la poesia, la natura, la bellezza delicata dei pensieri sospesi. Io l’ho scelta perché, da come si racconta, mi sembrava un’anima a me affine. 

Morale? Non esistono regole auree per raccontarsi, ma solo quelle che funzionano per noi. Un buon consulente di comunicazione fa proprio questo: consiglia il meglio. Inutile stare su Instagram se vi fa schifo fare foto; inutile fare Stories se avete il terrore dell’obiettivo e non sapete cosa raccontare. Tanto si vede. Soprattutto, i clienti cercano professionisti nei quali riconoscono una parte del proprio vissuto. Fateci caso.

1 anno prima | The Wander Society

Il 2016 è stato l’anno della mia crescita personale, il 2017 lo battezzerei come l’anno della mia crescita professionale, costellato di scelte importanti, all’apparenza ardite, fallimentari, felicemente vincenti.

Obiettivi prefissati: scrivere tre romanzi, pubblicarli ed editarli.
Raggiunti: zero.
Cose fatte: ho scelto di trasformare la mia attività lavorativa da dipendente a libera professionista, ho collaborato alla sceneggiatura del videogame di Albedon Wars sino alla fine dell’anno.

Morale di questo secondo passo indietro? Un buon piano è abbastanza flessibile da accettare e accogliere le sfide, da poter valutare nuove collaborazioni e cambi di rotta e farci cadere sempre in piedi. Un piano rigido non asseconda il movimento, si frantuma. Trovare l’equilibrio nel proprio piano di business è difficile: servono anni di prove sul campo. La flessibilità, tuttavia, è il requisito indispensabile per farcela al meglio, senza sentirsi insoddisfatti e disperati. Se, come me, state cercando di finire un romanzo da due anni, non disperate: la vita in fondo è andata avanti e voi avete creato altro, siete cresciuti, avete imparato, vi siete goduti famiglia, vacanze e lavoro. La vita non è solo obiettivi raggiunti, ma anche qualche fallimento e tanti, tantissimi contrattempi e cambi di rotta. Dopotutto, questo è il nostro viaggio e i venti non sempre soffiano della direzione sperata.

2 anni prima | Il mestiere di scrivere

Anno 2015: finisco di scrivere Perduti. Gioia e tripudio.

Sono due anni che questo romanzo è abbandonato nella mia libreria in mezzo a decine di corsi da terminare. Non ce la faccio. Sarà il tempo che manca, le cose da fare che sono sempre prioritarie mentre la scrittura continua a essere per me la fucina della creazione libera (ma lo è anche ora, mentre scrivo queste righe, quando lavoro, lo è sempre ora). Sarà che soffro del blocco dello scrittore a cicli alterni (da sempre) e a me, fare l’editing, proprio non va giù? O che in questa storia non ci credo poi molto? Sarà che creo continuamente e quindi non mi limito più a una sola forma di espressione? Sarà che ho smesso di credere nelle potenzialità del self publishing?

Morale di questo terzo passo indietro: mai fissare obiettivi che non siano quantificabili. L’anno scorso avevo inserito nella mia pianificazione scrivere tre romanzi. Non ne ho scritto mezzo e Perduti non l’ho quasi toccato. Però ho lavorato, giorno e notte, ininterrottamente (quasi). Vale? Sì, perché la mia priorità era diventata un’altra: quella di costruirmi un lavoro che mi rappresenti al 100%.

Il problema è che vorrei fare ancora di più, come se dovessi continuare a riempire un vaso già colmo per timore che l’acqua evapori e non resti più nulla. Ho imparato a gestire le critiche interiori, ma ogni tanto ci casco ancora.

Voi siete eternamente insoddisfatti e vi bacchettate quando i piani sballano, o avete deciso di assecondare il movimento?

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