Tre parole per il 2015

Costanza + Tempo + Viaggiare.

Ci ho riflettuto a lungo e non so se sono arrivata a capire quali sono le tre parole che vorrei fossero determinanti per questo 2015. Le parole hanno significati precisi e sfumature pericolose, se non le sai usare. Possono essere carezze o schiaffi a seconda di come le muovi all’interno di una frase. Le parole ti sono amiche se le sai prendere per quello che sono: segni sulla carta, marchi a fuoco sulla retina. Ti sono nemiche quando riescono a farti sentire il tepore del sole sulla pelle, il profumo della lavanda tutt’attorno e mostrare un pezzo di cielo terso in una giornata grigio cenere in un inverno dalle tinte monotone.

Diventano problematiche quando non puoi farne a meno, perché generano dipendenza.

Affettiva, perché alcuni vocaboli hanno un suono, un sapore, un qualcosa che te le fa sentire subito tue.

Sensoriale, perché evocano qualcosa che credevi di aver dimenticato, di lontano eppure dannatamente vicino, fosse anche un sogno in un cassetto.

Concrete, perché ti conducono per mano dentro una storia. Che sia un ricordo rubato a una pagina di diario o una storia raccontata dalla nonna davanti al camino la notte di Natale. Quella che hai sentito mille volte e che ha sempre una sfumatura nuova, un sapore diverso. Forse sei tu che la percepisci in modo differente, forse sono le parole che cambiano e ti lasci trasportare da loro.

Le mie tre parole per il 2015 sono così: (in)consapevoli, affettive, sensoriali.
Sono quelle che voglio mi siano amiche, con cui poter riassumere questo 2015 il prossimo trentun dicembre.

Costanza

Non mi capitavano vacanze di Natale di questo genere da almeno dieci anni. Più o meno da quando ero all’ultimo anno delle scuole superiori. Casa, famiglia, scrittura, lettura. Mi sono concentrata sulla stesura di Drove through ghosts to get here arrivando al traguardo dell’epilogo (sì, ci sono quasi!) e ho capito che la costanza e la perseveranza sono determinanti, che se ti prefiggi un obiettivo e ce la metti tutta per raggiungerlo ce la puoi fare. Così ho deciso che la prima parola di questo 2015 sarà “Costanza“. Che è anche il nome di una certa dama, di un certo romanzo di un vecchio amico: Alexandre Dumas.

Constance Bonacieux è bella, giovane, innamorata e tendenzialmente portata al rapimento e alla fiducia cieca nel prossimo. Non sono mai riuscita a odiarla, lo ammetto. Quando scrissi le mie prime storie portandole alla fine, all’età di diciotto anni, i miei personaggi femminili erano molto simili a lei: giovani, innamorate, fiduciose e tendenzialmente votate al martirio. Mi guardo allo specchio: non mi vedo (così) giovane ma innamorata, fiduciosa e votata al martirio, sì. D’altra parte la scrittura è metodo e disciplina, una sorta di monastica clausura se ci riflettiamo un istante. Mi sono sudata questa lezione nell’ultimo mese e mezzo, sacrificando la scrittura di cose fuffose per concentrarmi su qualcosa di serio come il romanzo che sto concludendo.

Innamorata? Moltissimo. Della scrittura, di gente schiattata da tre secoli o mai esistita, della vita e di poche, preziose persone di cui non potrei mai fare a meno e per le quali ringrazio ogni giorno chi le ha messe sulla mia strada.

Fiduciosa? Sono un’ottimista di natura. Anche nel nero più abissale riesco a vedere (quasi sempre) il bicchiere mezzo pieno. Mi scoraggio, come tutti, ma è questione di poco, pochissimo, perché alla fine la mia buona stella (la seconda a destra e poi dritto, sino al mattino) mi illumina sempre il cammino. Le soluzioni sono più facili da trovare se sai che un problema lo puoi risolvere. Niente è insormontabile e, se è qualcosa di così grosso da non poter essere sistemato, allora è meglio che non ti struggi. D’altra parte, non è nelle tue capacità poterlo affrontare. Per Costanza, il mio proposito di quest’anno, è riuscire a scrivere almeno cento parole al giorno. 

Tempo

Più tempo per me, per le cose che amo e chi amo. Corriamo troppo appresso ai doveri, agli altri, alle aspettative altrui. Questo anno voglio che sia all’insegna del tempo ben speso. Per me, per crescere e vivere meglio. Da egoista, vorrei più tempo da dedicare a me stessa, sottrarlo ai doveri e convertirlo per i piaceri che poi diventano doveri, se si parla di romanzi da chiudere entro una certa data. Ma va bene così. Il sorriso che hai alla fine di quella storia, con un po’ di amarezza per dover lasciare personaggi che sono diventati degli amici, è la ricompensa più grande. Puoi dire a te stesso qualcosa di molto simile a “Ce l’ho fatta“.

Il Tempo mi riporta a Harry Potter, al Giratempo che Minerva McGrannitt diede a Hermione Granger.

Lei è uno dei personaggi femminili che ho amato di più nella mia fase di venticinquenne (e che tutt’ora rimane il mio personaggio preferito della saga insieme alla sua controparte, Pansy Parkinson). Combattiva, determinata, secchiona, discretamente fastidiosa e spocchiosa. Come lei voglio fare mille cose senza avere il tempo materiale per farle e, ovviamente, senza avere la minima intenzione di trascurarne alcuna. Il Tempo, quindi, dovrà essere ottimizzato e speso al meglio, per ciò che davvero conta. Voglio che il mio 2015 non sia una corsa contro il tempo, ma una corsa incontro al Tempo. Per Tempo, il mio proposito è quello di leggere almeno dieci pagine di un romanzo ogni giorno o, in alternativa, dieci articoli di rivista o di blog.

Viaggiare

Quest’anno voglio viaggiare, fisicamente e mentalmente. Voglio leggere tanto. Voglio scrivere il doppio. Voglio spostarmi e avere la valigia sempre pronta per andarmene via anche solo un week-end, una domenica, una manciata di giorni. Ogni città che ho visitato ha visto nascere una storia ambientata lungo le sue strade: Parigi, Londra, New York, Vienna, Praga. Perché respirare l’aria del luogo ti fa comprendere molto di lui e di chi vi abita. New York — vista dal vivo — non è come ve la spacciano nei film.

New York è un polmone possente, che fa girare la testa. Ha un caos tutto suo, che non ha nulla a che vedere con la frenesia arrogante di Milano. Ma questo non lo vedete né nei film, né nelle serie tv. Dovete andarci, viverla e gironzolare per la 5th Avenue per scoprire l’anima nascosta sotto l’arteria di traffico e grattacieli.

Il viaggio è sinonimo di due personaggi a me molto cari: Holden Cauldfield ed Elisewin di Carewall. Holden è uno di quei personaggi di cui accennavo prima, quelli di cui ti innamori restandoci fregato.

Con Holden ho vissuto New York, respirato la sua stessa aria, visto le stesse cose e provato le stesse emozioni. The Catcher in the Rye è l’unico romanzo che ho letto almeno dieci volte, senza che mi annoiasse mai.

Elisewin è il personaggio femminile che rispecchia la fragilità e la forza al contempo, un bruco che diventa farfalla. Quello che mi sono sentita io la prima volta che lessi Oceano Mare. Elisewin è il mare d’inverno, è la crescita, è la forza della storia e dell’amore. Incarna il mio ideale romantico, insomma. Ciò che li accomuna è il viaggio: segnano il passaggio all’età adulta in due fasi distinte della mia vita.

L’uno, Holden, a livello materiale, Elisewin a livello spirituale.

Per Viaggiare, il mio obiettivo è osservare, imparare, respirare e vivere la città (e la vita) di qualcun altro: crescendo.

Gin a body meet a body
Coming thro’ the rye,
Gin a body kiss a body
Need a body cry?

Questo post è nato dalla proposta di Daniele di Pennablu, come il solito una Musa che non sa di esserlo.
Le vostre tre parole, quali sono invece?
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