29 Settembre 2017

Videogame: la potenza del linguaggio transmediale

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Lo stoytelling nei videogame.

Il mio primo approccio con i videogame è stato con il Game Boy di mio fratello. Non ci capivo molto, ci alternavamo ad allenare Pokémon e salvare il mondo con i Blues Brothers. Non avevo amici particolarmente attivi su questo fronte e per me, il mondo dei videogame restava il noioso sipario domenicale a cui si dedicavano gli amici al bar, in un'alternanza di partite a Street Fighter e Mortal Kombat. Poi arrivò lui, il mio Primo Amore (quello serio, quello di pseudo-lunga durata, anche se all'epoca pareva lunghissima). Lui amava i videogame da quando era un pupattolo in fasce. Uno di quelli che teneva il Commodore 64 come una reliquia, che cantava a squarciagola l'omonima canzone degli Articolo 31 e che divorava con una disinvoltura disarmante libri e videogiochi con la medesima passione.

La nostra storia finì, ovviamente, e io non riuscii mai a innamorarmi del mondo videoludico.
Però mi piacevano le storie, quelle sì.
Mi piaceva passare ore a guardarlo giocare per sapere come sarebbe proseguite le vicende dei protagonisti, tifavo senza remore per personaggi sfigatissimi (come da copione) e restavo imbrigliata per ore a mondi immaginifici di straordinaria magnificenza.

Il videogioco è un medium crossmediale

Il videogioco è un medium, come la letteratura, il teatro, il fumetto e il cinema.

La potenza della narrazione videoludica risiede nella sua possibilità di fondere insieme differenti linguaggi, con l'aggiunta dell'interattività.

In termini culturali, dal 1958 il videogioco rappresenta la nostra possibilità di sfogliare prodotti ipertestuali diventandone protagonisti. Se da un lato si perde la componente proiettiva e immaginifica tipica dei giochi di ruolo dall'altro il videogioco oggi ci permette oggi della sua transmedialità, ovvero la capacità di svilupparsi su differenti piattaforme multimediali e, dunque, rendendone il consumo attivo e collettivo e non più passivo e individuale.

Viviamo nell'epoca in cui la contaminazione dei linguaggi è alla base della narrazione contemporanea. Poteva davvero esserne escluso un prodotto che somiglia sempre di più alla realtà virtuale raccontata in decine di romanzi cyberpunk, dove la realtà aumentata e l'intelligenza artificiale sembrano essere non più temi fantascientifici ma orizzonti raggiungibili?

Le caratteristiche della narrazione transmediale

Henry Jenkis, nel 2006 nel suo testo Cultura Convergente, parla per la prima volta di narrazione transmediale è una forma narrativa che si muove attraverso diversi tipi di media, integrando l'esperienza dell'utente con nuove informazioni. Ogni medium contribuisce così allo sviluppo della storia e alla comprensione del mondo narrato.

Quali sono le caratteristiche della narrazione transmediale?

  1. Spalmabilità, ovvero la capacità del contenuto di diffondersi su differenti reti.
  2. Penetrabilità: la capacità del contenuto di invogliare il pubblico ad approfondire la storia su più livelli. Vi dice niente la saga X, il manga delle Clamp? Venne ideato come serie manga, poi fu prodotto un OAV e infine una serie animata. Le mangaka idearono tre finali differenti, uno per ogni contenuto.
  3. Continuità: è il principio di coerenza all'interno della narrazione.
  4. Molteplicità, raccoglie contenuti alternativi raccontati da differenti punti di vista.
  5. Immersione, dove si permette agli elementi narrativi di contaminare il mondo del pubblico.
  6. Estraibilità: la possibilità di estrarre elementi dal mondo immaginato e trasportarli nel mondo reale.
  7. World building, ovvero la capacità di costruire mondi narrativi credibili.
  8. Serialità.
  9. Soggettività, dunque la possibilità di narrare la storia attraverso differenti punti di vista.
  10. Performance, la possibilità che viene data ai fans di creare propri contenuti multimediali legati alla storia.

Parlare di storie e di come sono costruite, di cosa le rende forti e indimenticabili per noi, è ciò che esploriamo anche nei miei laboratori di libroterapia umanistica. Il medium, l'avrai capito, è quello della lettura. Tra horror, distopia e genere fantastico, la lettura ci permette di indagare noi stesse. Ti va di esplorare i miei laboratori e scoprire quello che fa per te?

 

Autore

Alessia Savi

Ciao, sono Alessia e sono una Digital Strategist. Tradotto in parole semplici creo strategie di posizionamento, comunicazione e di marketing con l'anima slow. Ho aperto la mia partita IVA nel 2017 e, da allora, ho seguito più di 400 freelance e solopreneur nella creazione di ecosistemi di marketing sostenibili. Ho iniziato a lavorare a 19 anni in azienda, passando dall'amministrazione al controllo di gestione in pochi anni. Da quel momento, mi sono occupata di gestione budget, business plan e analisi perché un business potesse sostenersi in un mercato sempre più competitivo e complesso. Nei miei anni in azienda ho lavorato anche sui sistemi organizzativi e informatici, in modo da far dialogare tra loro reparti ed esigenze diametralmente opposti. Così, quando ho lasciato senza rimpianti il mio contratto a tempo indeterminato, ho messo la mia esperienza al servizio delle donne che scelgono di fare impresa per mettere al loro servizio un sapere imprenditoriale che fosse etico, ecologico, sostenibile. Offrire ad altre donne la possibilità di avere una vita al proprio ritmo, più allineato e connesso alla realtà umana, distaccandosi dalla società della performance e dai sui dogmi. Ci sarà sempre "Un uomo che ci spiegherà le cose. Un uomo che..." ma ci saranno sempre più donne che potranno fare la differenza, a partire dalla propria indipendenza economica e di pensiero. Ed è questo il motivo per cui ho scelto di lavorare solo con business al femminile: portare ogni donna alla propria autorealizzazione e autonomia attraverso un business e un modo di fare marketing allineato alla propria personalità. Il marketing è la possibilità che abbiamo di avere un impatto sul mondo portando nuove idee e un nuovo sguardo nel nostro settore di mercato. Si può fare impresa restando umane e fedeli ai propri valori senza rinunciare al fatturato. Si può fare marketing senza utilizzare leve aggressive e manipolatorie ma portando ispirazioni, possibilità di cambiamento e ascolto profondo. Il mio è un approccio maieutico e profondamente umanistico che unisce analisi e intuito, strategia e creatività, ascolto attivo e le domande giuste al momento giusto.
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