6 Settembre 2023

Connessioni episodio 3 - Frammenti

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Connessioni - Frammenti

È il 2001 quando l'Occidente subisce una virata senza precedenti. Ed è il 2001 quando due poco più che diciottenni del New Jersey decidono di fondare una band musicale.

«Non c’è minaccia più grande per i critici, i cinici e i seminatori di paure di coloro fra noi che sono disposti a cadere perché hanno imparato a rialzarsi. Con le ginocchia escoriate e i cuori infranti, scegliamo di riconoscere i nostri vissuti difficili, invece di nasconderci e fingere. Siamo noi gli autori delle nostre vite. Siamo noi a deciderne i coraggiosi risultati. Traiamo amore dalla disperazione, compassione dalla vergogna, benevolenza dalla delusione, coraggio dal fallimento, forza dalla fragilità. Scoprirci è il nostro potere. La narrazione è la strada verso casa. La verità è la nostra canzone. Noi siamo i coraggiosi e affranti. Noi ci rialziamo più forti di prima.»

È la mattina dell’11 settembre 2001.  I voli American Airlines 11 e United Airlines 175 vengono dirottati sul quartiere di Lower Manhattan di New York. L’uno si schianta contro la Torre Nord, l’altro attraversa la Torre Sud, tagliandola in due. Bastano un’ora e 42 minuti perché le torri crollino, portandosi via la vita di 2.977 persone, lasciando un profondo cratere nel cuore di New York. Le Torri Gemelle, simbolo della forza economica degli Stati Uniti, vengono abbattute con due aerei di linea.  Interni, vulnerabili, privi di difesa.

Di quel giorno ricordo che stavo studiando seduta al tavolo della cucina, mentre avevo in sottofondo una puntata di Holly & Benji. E poi l’interruzione improvvisa del palinsesto, la cucina di casa vuota, le immagini dello schianto, le grida, la polvere, la telecronaca in diretta con mille ipotesi diverse, minuto dopo minuto. Ricordo lo squillo del telefono di casa, la mia amica Lucia concitata che, dall’altro capo, mi dice “Scoppierà la Terza Guerra Mondiale” e io a chiedermi cos’avrei fatto, con e dentro la guerra. Avevo diciott’anni e non sapevo di aver assistito all’evento che avrebbe cambiato per sempre la storia dell’Occidente degli ultimi vent’anni.

Inizia così la storia di un’intera generazione di diciottenni alle prese con la vita, con la prima sterzata brusca dell’Occidente verso l’ignoto.  Vulnerabili, privi di difese interne.  Come gli Stati Uniti d’America.

Immagino che in quei giorni ognuno di noi abbia dato una risposta diversa a quell’evento. Io ho scritto moltissimo. E ho letto molto, anche, per capire quell’Oriente che era un grande mare di nomi complessi e diversità culturali. Ho imparato le tradizioni, studiato la religione e il ruolo della donna. Ero convinta che per comprendere qualcosa, qualcuno, si dovessero studiare tre cose: il loro credo, il rispetto per gli altri esseri viventi, le radici ancorate al territorio. 

All’11 settembre, Gerard e Mikey Way, due poco più che diciottenni del New Jersey, danno una risposta diversa: decidono di fondare una band musicale, i My Chemical Romance. I fratelli Way sono appassionati di fumetti, letteratura, film horror, giochi di ruolo. Il risultato, è trasformare la musica in uno spazio per raccontare storie. Storie complesse, non della durata di una canzone.

Già il loro nome, ci fa capire che non siamo davanti a una band come tutte le altre. Mikey Way si ispira a una raccolta di racconti di Irvine Welsh, Ecstasy: Three Tales of Chemical Romance. E, per rimanere ancorati allo sconfinato amore per le storie, a una settimana dalla registrazione del primo album, si unisce al gruppo Frank Iero, chitarrista e cantante dei Pencey Prep. Il nome non ti dice nulla? È l’istituto frequentato dal giovane Holden, il protagonista-simbolo del romanzo di Salinger. I My Chemical Romance lavorano su concept album dallo storytelling molto forte, supportati da un’estetica coerente e molto evocativa. Fumettistica. Perché il destino - e il sogno - di Gerard Way non è quello di fare il cantante - o meglio, non solo - ma di diventare un fumettista famoso. E ci riesce.

Nel 2007 Gerard Way e Gabriel Ba pubblicano il primo volume di Umbrella Academy. Ma facciamo un passo indietro e riavvolgiamo il nastro di questa storia.

  • Nel 2004 i My Chemical Romance pubblicano Three cheers for sweet revenge. Il loro secondo album racconta di una città popolata di vampiri che ricorda la Salem’s Lot di Stephen King, dove i due innamorati - protagonisti della storia - cercano disperatamente una via di fuga. L’immagine punk-hardcore del primo album lascia spazio a uno stile dark e cupo, uno stile legato all’immaginario della figura del vampiro.
  • Nel 2006 arriva il loro terzo album, The Black Parade. La storia è quella del Paziente, che intraprende il suo viaggio oltre la soglia, oltre la vita e la morte. In un ciclo di vita-morte-rinascita. Lo stile gotico alla Tim Burton lascia il posto a un look militare e a una narrazione epica, che richiama il capolavoro dei Pink Floyd The Wall e le atmosfere oniriche di Ziggy Stardust and the Spiders from Mars.
  • Nel 2008 il ciclo si chiude con The Black Parade is dead! Un album celebrativo di chiusura di un periodo musicale intenso e molto ricco. La cover dell'album viene realizzata durante i Dia de Los Muertos. Gerard abbraccia pienamente la scuola di spettacolo di Freddie Mercury, con il funerale della Parata Nera.

«Il finale di Black Parade mi sembrava molto naturale. Andare oltre sarebbe stato come tradire un comandamento artistico che avevo dentro di me», ha detto Gerard.

  • Nel 2009 esce il singolo Desolation Row, ending theme del film The Watchmen e reinterpretazione della canzone di Bob Dylan. Un video che è un trionfo e un tributo al punk dei Sex Pistols.
  • Nel 2010 esce l’ultimo album della band, Danger Days: True lives of Fabolous Killjoys. È il loro album più legato al mondo dei comics, con sonorità che abbracciano e migliorano tutto ciò che è stato fatto sino a quel momento, superandolo. 

La storia di Danger Days è incentrata su una banda di quattro vigilantes che vive nel deserto della California intorno a Battery City, in uno scenario post-apocalittico. La trama che si sviluppa tra i testi è complessa e riguarda la lotta dei Killjoys contro la corporazione, e tratta problemi sociali, artistici e politici. La storia della creazione di Danger Days è interessante. Con un album pronto per l’uscita, tecnicamente perfetto, i My Chemical Romance si rendono conto che non è la storia che vogliono raccontare e buttano via tutto il lavoro fatto. Gerard Way si  ritira nel deserto della California a lavorare su un fumetto che parla di quattro vigilantes alle prese con vampiriche corporazioni e il salvataggio di una ragazzina che è la speranza per il futuro.  E così, Way ha un’epifania: quella è la storia che possono - che vogliono - raccontare, con il loro ultimo album.

Questa puntata parla della band che non ho mai smesso di amare.  Ma non è solo un tributo ad artisti con cui condivido visioni, immaginario, ideali.

È una puntata che parla del fare a modo tuo, sempre. Del trovare quel filo rosso che, da sempre, costella e rende la tua vita un po’ più magica, un po’ più vibrante e forte.
Nel mio caso, quel filo rosso è la scrittura. Sono le storie.
E il tuo, qual è? Quel filo rosso può avere molti nomi: dharma, daimon, vocazione. Scegli tu quello che preferisci, ma sappi che è quella cosa che ti appartiene da sempre e ti apparterrà sempre, quel qualcosa che nessuno potrà mai portarti via, anche quando l’hai messa all’angolo della tua vita.

È una puntata che ti parla di rinnovamento ed evoluzioni, restando fedele al tuo fuoco centrale. Come i My Chemical Romance, invariabilmente sé stessi nel cambiare pelle, mai sostanza. 

È una puntata che ti parla del sapere mettere la parola “fine”, quando non hai più nulla da raccontare. Di saper cambiare rotta, quando quello che hai fatto non aderisce a te, dove manca una parte importante di chi sei in ciò che fai. 

Dove, nella ricerca della perfezione, tradisci la tua anima.

È una puntata che ti ricorda di attingere a tutto il tuo immaginario per creare un brand forte, riconoscibile anche nella trasformazione che è evoluzione. 

  • Quale messaggio vuoi portare nel mondo? 
  • Qual è il modo migliore per veicolarlo?
  • Che atmosfera respira, il tuo pubblico, entrando in relazione con te?

Mettiti in ascolto del contesto sociale, politico, culturale e artistico in cui vivi. Cosa influenza il tuo brand, i tuoi valori, i tuoi ideali? 

  • Mettiti in ascolto del tuo pubblico.
  • Decidi cosa raccontare e domandati perché vuoi raccontarlo.
  • Seleziona le tematiche a te care e battiti per loro. Possono essere decine: consapevolezza, crescita personale, benessere psico-fisico, lentezza, creatività. 

Quando pensiamo al nostro brand abbiamo sempre la tendenza a focalizzarci sui bisogni e le necessità, ma viviamo in un mondo fatto di ideali, di valori. Un mondo complesso che ci invita a condividere una visione unica, dettata dalle nostre esperienze. La comunicazione è fatta di pieni e vuoti, di grande consapevolezza, di scelte.  Ed è fatta soprattutto di "voglio". 

La musica avvicina, basta pensare ai concerti e alle emozioni che proviamo sotto un palco. Ecco, la comunicazione e lo storytelling del tuo brand dovrebbero essere così: avvicinare le persone. Tra di loro, e a te.

Per rendere il tuo brand indimenticabile, specchio della tua personalità, ecco cosa puoi fare:

  • Crea l'albero genealogico della creatività. Rifletti su chi ha influenzato la tua visione creativa, chi sono le muse ispiratrici che guidano i tuoi ideali, l’atmosfera in cui cresce il tuo brand. Attingi all’arte, al cinema, alla musica, ai fumetti, a personaggi storici, mitologici e persino alla tua famiglia. Chi ha creato le radici del tuo brand, del tuo modo d’essere e di vedere il mondo?
  • Fai una lista delle tue passioni, dei tuoi hobby e dei tuoi guilty pleasure. Pensa a un modo per inserire quelli più significativi nella tua comunicazione, in modo che rafforzino e rendano distintiva la narrazione del tuo brand.
  • Non avere paura di cambiare. Allenati alla trasformazione, senza perderti. Per farlo, annota i punti fermi della tua vita, quelle caratteristiche che fanno parte di te da sempre. Che siano ideali, valori, passioni, non importa: ricrea la tua identità dando una definizione personale di ogni cosa che hai inserito in questo elenco.
  • Io ti ho raccontato la storia della mia band del cuore per portarti a riflettere sull’identità e la forza delle storie. Tu, prendi la tua band preferita e scrivi tutto ciò che ti ha trasmesso. Emozioni, riflessioni, lezioni di vita. E poi, una volta che hai finito, mettiti a cantare.

Approfondimenti

  • Per scrivere questa puntata di Connessioni, Frammenti, ringrazio i My Chemical Romance e i testi delle loro canzoni, che avete ascoltato all’interno dell’episodio. L’albero genealogico della creatività è tratto da Ruba come un artista di Austin Kleon, edito in Italia da Feltrinelli. La citazione iniziale è tratta da La forza della fragilità di Brené Brown, edito in Italia da Vallardi.
  • Puoi leggere Ecstasy di Irvine Welsh, l'autore di Trainspotting, anche in italiano. La raccolta di racconti è stata pubblicata da TEA. Oppure puoi fare un viaggio nell'America degli Anni Sessanta con Il giovane Holden di Salinger.
  • Se sei appassionata di graphic novel, o vuoi iniziare a leggerle, Umbrella Academy di Gerard Way e Gabriel Ba è un ottimo inizio. In Italia la serie è pubblicata da Bao Publishing ed è composta da 3 volumi.

Autore

Alessia Savi

Ciao, sono Alessia. Creo strategie di comunicazione e marketing sostenibili per business al femminile. Strategie piene di ispirazione e anima, perché al centro ci sei sempre tu, con la tua energia e personalità. Nel rispetto di te. Nel mio lavoro ascolto, faccio domande, scrivo storie digitali. E non solo. Il mio mantra è #essercimeglio. Quando non mi occupo di marketing scrivo romanzi, conduco laboratori di libroterapia, mi lascio travolgere dalla bellezza in qualche museo, corro tra i prati in compagnia di Argo. Ogni storia è basata su una Verità: la nostra verità. Le parole risuonano: facci caso.

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