Scrivere essenziale

Less is more. Anche nella scrittura di meno è di più.

Per essere efficaci nella scrittura occorre abbandonare tutto ciò che appesantisce il testo e che rischia di annoiare il lettore o, peggio, di distogliere la sua attenzione dal focus su cui verte l’intera pagina. Il testo deve essere essenziale senza diventare asettico. Servono parole scelte con cura, ritmo e una revisione spietata nei confronti del testo su cui si sta lavorando.

Una scrittura barocca, densa, carica di subordinate e avverbi è noiosa sia in narrativa che nella comunicazione online.

Il segreto è imparare a scrivere in modo essenziale. Non si tratta di diventare asettici e privi di originalità, di scrivere testi uguali a decine d’altri: si tratta di amalgamare il tono di voce, la punteggiatura e la scelta delle parole.

Quando ho iniziato a scrivere narrativa, avevo circa quattordici anni. Ho ancora i quaderni scritti a mano dell’epoca, stralci battuti a macchina, carta riciclata (che ancora amo senza riserve), bic blu, scrittura da teeanger che si è trasformata – negli anni – in un melting pot di corsivo-minuscolo-stampatello-maiuscolo e che, a volte, non si capisce se quella che hai davanti sia una I o una l. Quando la creatività spinge perché tu ti metta al suo servizio e quell’idea proprio non ti lascia in pace sino a quando non interrompi la tua pausa, scrivi, e torni a bere un caffé ormai freddo, prendi appunti come puoi e dove capita.

Ma come si arriva a un testo essenziale, efficace per il web e che, al contempo, riesce a emozionare i lettori?

La mimesi stilistica: il tono di voce

A quattordici anni ero una fan di RL Stine, autore di romanzi horror per ragazzi (per intenderci, la collana Piccoli Brividi è dedicata interamente alla sua produzione letteraria). Poi è arrivata la fase barocca e gotica: a diciotto anni ero la degna erede di D’Annunzio, Huysmans, Mary Shelly, Emily Bronte, Jane Austen. Scrivevo di amori struggenti che finivano malissimo (anche oggi, se scrivo di storie d’amore, l’happy ending è una rarità). Dopo di che, ho imparato a conoscere autori dalla prosa secca, precisa, mai scontata, da cui ho imparato l’essenzialità della scrittura: Nicolai Lilin, Chuck Palahniuk, Eraldo Baldini, Margareth Atwood. E me ne sono innamorata.

Se rileggessi oggi i romanzi che scrivevo ieri, noterei l’incidenza degli autori letti sul mio stile di scrittura. Leggere è importante: ci permette di afferrare e cogliere ciò che ci colpisce per farlo nostro.

Leggere è un’ottima palestra per allenarsi alla mimesi stilistica, sintetizzarla e trovare il nostro tono di voce. 

Scrivere in modo essenziale: la punteggiatura

La punteggiatura permette a un testo di acquisire ritmo.

  • Il punto rappresenta la chiusura di un ciclo. Si fa un lungo respiro e ci si rituffa nella lettura.
  • Il punto e virgola si utilizza quando ci sono più frasi all’interno dello stesso periodo e ci permette di prendere fiato prima di proseguire sino al punto.
  • La virgola è un salto sul posto, uno slancio che serve per ripartire subito; una pausa breve, un delimitatore di incisi.
  • due punti sono un trampolino di lancio. Creano aspettativa, è lanciare il cuore oltre l’ostacolo e correre velocissimi a riprenderselo, con la spiegazione che li segue.
  • I puntini di sospensione generano attesa, aspettativa, agitazione. Abusati nella maggior parte dei casi, funzionano solo quando dall’altra parte, c’è davvero qualcosa di esplosivo ad aspettarci.

Per capire se i vostri testi hanno ritmo o devono essere rivisti, leggete ad alta voce ciò che avete scritto. Le pause che avete inserito sono funzionali alla lettura?

Scrivere in modo essenziale: la revisione del testo

Ci sono alcune regole che valgono, in generale, per qualsiasi tipo di documento si scriva: dall’articolo per il blog alla storia di Ginetta, che si avventurò nel bosco alla ricerca di Grisù, il Drago Verde. Questo perché in fase di prima stesura lavoriamo in balia della creatività e della passione ed è necessario passare per la revisione del testo per ripulirlo delll’impeto passionale da cui siamo stati colti.

Questi sono consigli di scrittura dati dai miei mentori letterari: Stephen King, Raymond Carver, Neil Gaiman, Virginia Wolf, solo per citarne alcuni.

  • Non utilizzate parole vuote. 
  • Siate sintetici ed evitate giri di parole inutili. Se potete dire una cosa con due parole anziché 5, fatelo.
  • Siate precisi nella scelta delle parole: vi faranno risparmiare tempo e aumenterà l’efficacia dei vostri testi.
  • Utilizzate frasi affermative e decise.
  • Evitate frasi a effetto indebolimento tipo In My Humble Opinion. Si dà per scontato che l’opinione sia la vostra.
  • Abbattete l’uso delle frasi subordinate e, dove potete, dividete il periodo in frasi principali collegate tra loro.
  • Le frasi principali non contengono virgole, le subordinate sì.
  • Sabotate l’uso degli avverbi (tutto ciò che finisce in -mente è male): appesantiscono la lettura e non servono al testo.
  • Evitate l’utilizzo della forma passiva dei verbi e preferite sempre la forma attiva.
  • Riducete l’uso degli aggettivi e dei pronomi relativi.
  • Non utilizzate una metafora o una similitudine diventata ormai un cliché.
  • Utilizzate ripetizioni solo se danno ritmo e hanno senso all’interno della frase.
  • Mostra e racconta sono due momenti differenti nel vostro testo.
  • Io ho un debole per la frammentazione delle frasi, ovvero spezzare la frase per aumentare il ritmo. Da usare con parsimonia e mai a caso.
  • Tagliate senza pietà tutto ciò che non aggiunge valore al vostro testo.

Il segreto per trovare errori all’interno del testo? Rileggete partendo dall’ultima parola!

Semplicità significa sottrarre l’ovvio e aggiungere il significativo.

– John Maeda

Scrivere è un atto di pancia e cuore in prima battuta, di logica e perizia chirurgica in fase di revisione.

Voi riuscite a essere essenziali nella scrittura o vi permette nella foresta dei suoni prodotti dalle parole?

 

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