Le pause che fanno bene al business

7 cose che ti rendono più produttiva.

Ti ricordi quando è stata l’ultima volta che ti sei presa una vera pausa dal tuo business?

Viviamo in una società che ci impone ritmi di lavoro frenetici, uno stile di vita ben distate da quello che ho sfiorato in Nepal. Ce lo impongono gli orari di ufficio quando siamo dipendenti, ma la vita da freelance – per molti – non è così differente. Risposte alle email e ai messaggi su Whatsapp a qualsiasi ora del giorno, week-end all’insegna del lavoro non-stop, eventi di networking, fiere di settore, incontri con potenziali clienti dall’altra parte dello Stivale – perché Skype non basta -, corsi di formazione dal vivo e tutti i sogni di libertà, di ore passate a oziare su una spiaggia di Bali, si schiantano contro una realtà ben diversa.

Se mi hai seguita su Instagram, saprai che la prima settimana di novembre mi sono regalata un retreat a Fuerteventura con le mie Soulful Sister, il gruppo di business women nato grazie ai corsi per imprenditrici creati e condotti da Giada Carta. Quello che forse non sai, è che la settimana prima mi ero guadagnata la riscossione del mio regalo di compleanno, a Torino. Il risultato, sono state 3 settimane lontana dal lavoro in un periodo vicinissimo al Natale (quindi a un altro stop), denso di preventivi, pianificazione per il 2020, idee che ti travolgono, la frenesia dei regali, dei calendari dell’Avvento, di tutto quello che – dalla vita offline – viene proiettato e amplificato in rete.

Parto? Non parto?” me lo sono chiesta molte volte, poi mi sono detta che quella pausa non era una vacanza (per altro meritatissima), ma un investimento per il mio business.  In quei giorni – ma già da Torino – si sono definite le idee per la direzione da prendere nel 2020, di cose da lasciare andare e altre da creare, di obiettivi più ambiziosi e una ricerca sempre più consapevole di quegli spazi di silenzio e serenità che servono proprio a questo: ad avere idee geniali, a non cadere nel tranello dell’osservare all’esterno e dimenticarsi di quelli che sono i nostri desideri dentro.

Pause che fanno bene al business. E anche a te.

Da aprile sono diventata una freelance al 100% e ho dismesso gli abiti della slash-worker, ovvero di quei freelance a metà, che fanno diversi lavori e che, come nel mio caso, spesso hanno un part-time in aziende dove si occupano di cose molto differenti rispetto a quelle racchiuse all’interno della propria partita iva.

Non è presto per dire che le cose sono andate così bene da aver aumentato il fatturato dello scorso anno del +70% circa. Cosa mi ha permesso di lavorare con professionalità, etica e grande attenzione e cura per le mie clienti senza essere reperibile 24h su 24h?

Ho imparato, a discapito di quello che ci impone la nostra società, che le pause fanno bene al mio business, al mio umore, alla mia produttività. 

  1. La delega. Ho scelto di affidare a Monica Spinazzola – la mia assistente virtuale – la start up di un nuovo canale di comunicazione che volevo attivare entro l’autunno. Monica è un valido aiuto per permettermi di sentirmi in crescita pur non occupandomi direttamente di certi aspetti, di osservare i risultati del nostro lavoro insieme con soddisfazione, di avere un sostegno a cui delegare attività di supervisione del mio lavoro, come per esempio il proof reading. Ho scelto di delegare parti della mia attività legate alla mia strategia di marketing e comunicazione, dove Monica ha ampio margine di movimento e può esprimere la sua creatività. Penso sia importante collaborare con persone di cui valorizziamo i talenti, che non releghiamo al ruolo di semplici esecutrici ma che – come nel suo caso – diventano parte del nostro team.
  2. Lo yoga al mattino. Dall’autunno, ho deciso di dare una seconda possibilità allo yoga, ma in fascia mattutina. In poche parole, quando vado in shala, non lavoro. Il lato positivo è che questa disciplina molto sfidante, mi permette di riconnettermi con il mio corpo, di ascoltarlo, di nutrirlo con ciò di cui ha bisogno. Parole, suggestioni, musiche, movimenti, fluidità, ascolto. Al rientro da yoga, ho scelto di condensare eventuali commissioni, in modo da limitare le uscite settimanali per incombenze domestiche. In poche parole, il batching applicato alla vita reale. La nostra organizzazione domestica ora è molto più fluida e io ho molto più tempo libero per me.
  3. Il mio retreat a Fuerteventura mi ha aperto gli occhi, in modo definitivo su quanto ci illudiamo che lavorare 15 ore al giorno ci renda più produttivi di chi ne lavora 6. Dal mio rientro, quindi, ho stravolto la mia routine quotidiana, spostando le attività lavorative al pomeriggio e lasciando le mie mattinate libere, per dedicarmi alla creatività senza uno scopo, alle pratiche spirituali o al self-care, alla lettura, allo studio. Al mattino faccio cose piacevoli, attività gustose che mi fanno sentire in pace con me stessa e mi danno gioia. Dopo pranzo, così, ho una voglia matta di lavorare e sono molto più produttiva di quando mi costringevo a lavorare al mattino perché l’avevo scritto in agenda. 
  4. Ho imparato il valore delle pause. Il mio agosto di stop dal lavoro per le mie clienti, i giorni di Torino e poi Fuerteventura, mi hanno fatto comprendere quanto sia importante staccare la spina, disconnettersi dallo smartphone, concedersi il lusso di non guardare le email per una settimana con la certezza che il nostro mondo può attendere.
  5. Continuare a lavorare sul mindset. Sembra scontato, ma lo ritengo l’unico modo davvero utile per evolvere, sia dal punto di vista umano che professionale. Continuare a lavorare su noi stesse, comprendere i nostri limiti, cercare di superarli, ci permette di avere una straordinaria lucidità anche nel lavoro. Il segreto del successo non è restare nella nostra zona di comfort, ma uscire in avanscoperta e ritornare con nuovi territori disegnati sulla nostra mappa.
  6. Ho tenuto un diario della gratitudine che mi ha aiutata ogni giorno a trovare qualcosa di bello nella mia vita. Non solo quella attuale, ma anche degli anni passati, spulciando tra i ricordi e le cose che amo e a cui non sono abituata a dare importanza. È un esercizio a cui ho sempre dato poco valore, pensando fosse una di quelle attività perdi-tempo che non portano a nulla. Invece, devo ammettere che è un eccellente esercizio per dedicarsi a sé stesse e ritrovarsi a sorridere alla fine di ogni giornata. Per farlo, seguo le liste di questo account su Instagram e i suggerimenti de L’arte delle liste, di Dominique Loreau.
  7. La creatività senza scopo. In questi mesi mi sono interrogata spesso sulla creatività, in particolare sulla scrittura creativa, che ho sempre vissuto con la tensione di quello che sarebbe venuto dopo. Devo finire il romanzo, cercare un agente che mi rappresenti, una buona casa editrice che sia in linea con i miei valori, un buon editor e…” Ho scelto di fermarmi a “finire il romanzo”, a cui ho sostituito il verbo di devo” con voglio”. In questi mesi mi sono presa anche mattinate intere in cui, anziché fare ricerca per rimettermi a scrivere, ho sperimentato la tecnica del collage e realizzato una inspiration board che mi permettesse di focalizzarmi sulle sensazioni di cui desideravo permeare il mese. Spostarmi da un linguaggio che padroneggio mi ha fatto capire come può limitarmi nel pensiero, a volte. E così, ho staccato il cervello e messo in campo le emozioni e le dita, sporcandomi di colla e colori, disegnando e ricamando.

Accendo ogni giornata salutando il mio intuito davanti alla fiamma una candela che permea l’aria di un buon profumo o un incenso particolare. La verità è che spesso ci perdiamo un sacco di cose – anche noi stesse – perché crediamo che la parte più importante del nostro lavoro sia essere sempre presenti agli altri – per gli altri – e mai a noi stesse. Per noi stesse.

L’obiettivo di queste attività non era migliorare il business, ma la qualità della mia vita. Eppure, ho migliorato entrambi. Ti auguro di sfidarti, di prendere le tue certezze e scuoterle un po’, vedere cosa accade se cambi qualcosa nella tua routine e scegli strade innovative per aiutare il tuo business a crescere.

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